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Castiglioni:"Hafnar è già in cassaforte"


Lucaweb

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Scritto da:Giancarlo Pigionatti

La verità? E' sempre interessante quando arrivi ad essa. Qual è la verità di Varese sotto i canestri? Sarà la stessa, pur con un risultato finale meno premiante, se la squadra sarà esclusa dai play off. rimanendo in quella quinta fila nella quale, personalmente, la collocammo alla vigilia del campionato.

Claudio Maria Castiglioni uno degli artefici del nuovo ciclo, scende dal ponte dei sospiri tenendosi ben stretto il progetto iniziale per isolarsi da grida o sussurri di coloro che s'abbandonano alle onde degli eventi. Non gli interessano quei consensi o dissensi a getto continuo, anzi discontinuo, per dire di variabili frequenze d'umore sugli spalti, nel parterre e nei bar sport della città.

«Capisco la potente passione dei tifosi, a volte ripagati, a volte delusi ma chi dirige un club non può salire in paradiso o scendere all'inferno, spinto da esaltazioni o depressioni da particolari momenti o risultati. Non si può credere di poter vincere il tricolore oggi e di invitare tecnico e giocatori ad andare a lavorare domani, sicuramente sto esagerando nella provocazione per dire innanzitutto, che la mia famiglia non giudica 'carta straccia" il suo progetto».

Il giovane vicepresidente prosegue nelle sue riflessioni dopo un campionato, sin qui, più agro che dolce, se tiene conto della classifica come unico punto riferimento ma, all'opposto, se ripensa alle stagioni scorse, quindi alle premesse di partenza.

«All'inizio di campionato - ricorda Castiglioni junior - scelsi dichiarazioni di basso profilo, pur sperando ovviamente nei play off come l'ideale passaporto del tifo per giuste aspirazioni e rivendicazioni. Ero, soprattutto, curioso di sperimentare scelte maturate in casa, cioè con Mario Oioli e il tecnico Ruben Magnano e qualche consigliere disinteressato ma, per noi, credibile. Si

volle voltare pagina rispetto a un passato, nel quale, a "fare la squadra" erano altre persone, seppur di fiducia ma di passaggio. In realtà la mia famiglia sopporta enormi sacrifici finanziari per divertire Varese e la sua gente, ma anche per trovarvi quelle soddisfazioni, se non pari almeno vicine ai propri pesanti impegni. Sarebbe ben altro caso se guadagnassimo, anche un solo centesimo, pur con una squadra perdente. Quest'anno, sicuramente e paradossalmente, per tornare al cuore di ogni argomento, il risultato finale, pur inondato da disappunti e rimpianti (che rodono il fegato), non ci costringerà a mettere in discussione la linea-guida del nostro operato né, peggio, a tentare nuove rivoluzioni».

Il vicepresidente, più avveduto e capace di quanto possa credere chi usa le solite figurine ed etichette di un ambiente, nel quale, in verità, il giovane Castiglioni è poco più che agli esordi, più di una volta, durante la stagione, ammise i limiti di Varese, "non ancora pronta a sfruttare le grandi occasioni".

«Le trasferte hanno vieppiù rivelato - ricorda Claudio Maria Castiglioni - le nostre mancanze tecniche in attacco, quindi evidenziato risorse individuali risicate. Se si tira belli liberi e non si fa canestro, non si può imputare a Magnano errori di strategia né alla squadra scarso carattere o poca appartenenza ai colori, mentre, al contrario, la nostra difesa brilla come la seconda migliore del campionato. E, per fare qualche esempio, con 50 punti in meno della Climamio, con 200 in meno di Napoli e 140 rispetto a

Udine. Potrei continuare».

Quando attaccano la carovana, Varese sa mettere i suoi carri in cerchio... E' questo che vuoi dire?

«Un'attenta retroguardia s'incentra su un rigoroso equilibrio e, in particolare, sulla profusione di un impegno votato al sacrificio, da parte di ognuno nell'interesse del collettivo. E' nella difesa che s'esalta quel "tutti per uno e quell'uno per tutti" che da una forza di identità a un gruppo».

Ma v'è pur sempre il rovescio della medaglia: quello di Varese, per esempio, è il quarto peggior attacco della stagione...

«E qui affiorano i nostri autentici limiti. Per i quali non puoi tirare le orecchie a nessuno, al di là di una situazione particolare. La squadra rispecchia un preciso budget di spesa entro il quale -spiega il giovane dirigente - la mia famiglia ha

operato e, rispetto ad essa, si può parlare, più o meno convenientemente, di un rapporto tra qualità e prezzo. Sotto questo profilo è mancato un po' alle attese Garnett dalle cui mani ci saremmo aspettati 15/20 punti di media a gara o, comunque, un'indiscutibile leadership, mentre Collins si è rivelato un elemento di indubbia personalità, con punti sicuri nelle mani ma, bisogna ammetterlo, con con ritmi lenti che hanno, talvolta, condizionato Varese in transizione e in contropiede: su questo punto s'incentra la nostra profonda riflessione per la prossima stagione».

Se la coppia Collins-Garnett scoppia, nel senso che uno dei due sembra di troppo o incompatibile, vuol dire che l'escluso sarà il play?

«Ora come ora non si possono azzardare mosse al riguardo, non avendo sott'occhio alcuna indicazione di mercato attraverso possibili alternative. De Juan ha per contratto un "uno più uno" e Marlon un biennale, staremo a vedere. Oggi, più

semplicemente, sono due grandi atleti di Varese».

Castiglioni, in ogni caso, continua nella su i analisi sulle "punte": «Ricordo che , come lunghi, avevamo ben altre mire di mercato, diventate poi all'atto pratico, troppo costose, sicché scegliemmo Albano, cioè un gregario di lusso, in attesa di riconsiderare questa scelta a dicembre, allorquando, un mercato senza prospettive considerevoli, in fatto di comunitari, ci impedì ogni tentativo di potenziamento».

In merito alla prossima stagione il vicepresidente ritiene di avere idee molto ciliare all'interno del club (con una tavola rotonda più ampia cui siederà, per collaborare, Gianni Chiapparo) e, soprattutto, sul mercato alla ricerca di due elementi di valore nel reparto degli esterni e dei lunghi.

E gli altri? Più volte abbiamo parlato di ineccepibili conferme per Hafnar e Farabello, il cui contratto scadrà a fine stagione e di Howell e Fernandez i quali vantano un anno ancora garantito. Ma sentiamo il vicepresidente...

«Hafnar è già in cassaforte, Farabello è un nostro uomo e Howell esploderà in bianeorosso. Ecco tre uomini che avvalorano le nostre scelte della scorsa estate, per dire di Fernandez che ha già in tasca un biennale».

Resta l'interrogativo su Magnano, confermatissimo (dalla società) ma, ancora, tentennante sui suoi passi futuri per ragioni familiari.

«A volte è bravo chi capisce Ruben ma un tecnico, come lui, puoi discutere ma non mettere in discussione. Credo che egli deciderà di continuare con noi per far avanzare il nostro progetto». Giancarlo Pigionatti

Edited by Lucaweb
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