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di Massimo Turconi

Come mettere un bambino goloso nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Oppure come mettere Rocco Siffredi in una stanza piena di fanciulle procaci e disponibili.

Insomma, come fai a resistere? Così, esauriti i saluti e in convenevoli di rito, puoi immaginare che Rolando Howell non dica tutta la verità quando spiega che lui, quest’estate, a Las Vegas, è andato “solo” per visitare la famiglia.

Che egli, nelle sale da gioco, non ci ha nemmeno messo piede.

Storiella difficile da credere se si pensa che, a Las Vegas, se cadi dal letto, atterri in uno dei mille casinò sparsi per la città.

Ad ogni modo, qualunque attività abbia svolto negli ultimi tre mesi, il Rolando, che si ripresenta a Varese, offre di sé una versione decisamente meno timida e impacciata rispetto a quella di dodici mesi fa.

Pacche sulle spalle e abbracci ad addetti e custodi del palazzetto, saluti con tutto lo staff e compagni.

Poi, in un angolo, a fine trasmissione (intendendo l’allenamento), come prima cosa, Howell ci chiede che fine abbia fatto Dalibor Bagaric, il gigantesco centro della Climamio Bologna.

Avute ampie rassicurazioni sul fatto che, ben difficilmente, nel prossimo campionato, le loro strade si incrocieranno di nuovo (Bagaric è finito in Spagna, a Girona ndr), Rolando tira un profondo sospiro di sollievo.

«Quell’uomo - osserva - è troppo grosso. Un vero incubo per il sottoscritto. E’ enorme o, come diciamo noi in America è “larger than life”…».

- Tenuto presente che, in USA, l’altro personaggio “larger” è nientemeno che Shaquille O’Neal, tirate un po’ voi le conseguenze. Rolando, però, esaurita questa disquisizione, tira un altro sospiro...

«In ogni caso, il lungo della Fortitudo, in questo giro, lo avrebbe marcato Giacomo Galanda»,

- L’americano sottintende dunque l’importanza che l’azzurro avrà nei meccanismi difensivi e offensivi della nuova Whirlpool Varese.

«Sono molto contento che Galanda faccia parte della squadra - continua “Big Ro” -. Lo conosco come ottimo giocatore, vincente e di grande esperienza, oltre che come simpatico ragazzo. Ma, di più, sono convinto che Giacomo potrà darci una mano consistente sui due lati del campo. In difesa, lavorando forte sui centri avversari. In attacco, creando quegli spazi e quelle aperture che costituiscono la base del gioco di coach Magnano. Credo che sia un acquisto azzeccato, che mi permetterà di rendere al meglio in difesa, marcando i “4” avversari ma pure, in attacco, laddove grazie a Galanda, De Pol e Fernandez dovrei poter usufruire di maggior libertà vicino a canestro».

- Una libertà che, diciamola tutta, lei lo scorso anno, non sempre sfruttò a dovere… «La prossima stagione non sarà più così perché - assicura il lungo di South Carolina -, durante l’estate ho lavorato parecchio per incrementare le qualità atletiche e limare i miei difetti tecnici. Tante ore spese con esercizi adatti a migliorare tempismo, coordinazione e capacità di salto e molte altre cose ancora. Poi, fondamentali “a pioggia” allo scopo di perfezionare i movimenti vicino a canestro e in allontanamento: nello scorso campionato mi sono reso conto che, se voglio diventare un giocatore più forte e considerato, ho bisogno di aggiungere un’altra dimensione al mio bagaglio tecnico. Intendo almeno l’uno contro uno, partendo da fuori area, e un tiro dalle tacche più efficace».

- Estate di lavoro, uguale stagione di buoni propositi: quali, in particolare?

«Semplice: spingere Varese più in alto possibile e, per quanto mi riguarda, diventare uno dei “top player” del campionato italiano. Potete scommetterci».

Massimo Turconi

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