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di Francesco Caielli

Faccia pulita e modi educati. Sguardo vispo e un entusiasmo che

contagia e coinvolge. Keith Carter è sbarcato ieri a Varese:

un´occhiata veloce agli spogliatoi, e poi subito in campo a provare i

canestri di quella che, per un po´ di tempo, sarà casa sua. "Contento

di essere qui" le prime parole della guardia di Morrilton, dietro

alla cui apparente banalità si nasconde una sincera gioia per essere

finalmente arrivato in una squadra importante. "Ed è proprio questo

che mi ha convinto a venire qui. Varese è una società dal passato

glorioso e dalla storia illustre. Mi hanno parlato tutti benissimo

dell´ambiente particolare che si respira da queste parti, di quanto

la gente sia attaccata a questa squadra. Sono felice, anzi orgoglioso

di essere qui".

Lo scorso anno una stagione da ricordare a Capo d´Orlando (18 punti

di media a partita). Ora cosa si aspetta da Varese?

In Sicilia sono stato benissimo, e credo anche che la mia stagione, a

livello personale, sia stata soddisfacente. Solo a livello personale,

però. Perché la squadra ha vinto poche partite. Ora sono qui per

vincere, per far felice la gente di Varese: voglio i playoff.

Ha già le idee piuttosto chiare. La qualificazione agli spareggi

scudetto è il suo obiettivo minimo?

Diciamo che se non dovessimo raggiungere i playoff, con questa

squadra, sarebbe un fallimento.

Crede che questa Varese abbia la possibilità di fare un gran

campionato, dunque?

Siamo forti e competitivi, mi sembra che la società abbia fatto degli

acquisti mirati, mettendo il tassello giusto al posto giusto. Mi pare

davvero un gruppo equilibrato, possiamo far bene.

Conosce già i suoi nuovi compagni?

Alcuni no, ma farò in fretta ad integrarmi con loro. Con altri ci ho

giocato contro: Galanda, De Pol, Hafnar, tutti giocatori di ottimo

livello. Conosco un po´ meglio Rolando Howell, perché siamo

rappresentati dallo stesso agente e abbiamo giocato qualche partita

insieme, negli USA.

E coach Magnano? Cosa sa di lui?

So che è un vincente: ha conquistato la medaglia d´oro ai giochi

olimpici, ha sconfitto la nazionale statunitense e oltreoceano è

molto conosciuto e stimato. E´ un onore giocare per lui, sono

eccitato all´idea di lavorare con un coach del quale si dice così bene.

Sbarcato da poche ore a Malpensa, con un volo proveniente da Miami,

non ha ancora avuto modo di conoscere un po´ la città...

No davvero, ma da quel poco che ho visto mi pare carina e tranquilla.

Credo sarà il posto ideale per me e la mia famiglia. Poi me ne hanno

parlato tutti bene: vicina a Milano e alla Svizzera, ma soprattutto

appassionata di pallacanestro e competente.

Ecco, appunto: alcuni suoi illustri predecessori si sono lamentati

dell´eccessiva pressione che si vive a Varese. Teme il giudizio della

piazza?

Assolutamente no, anzi. Credo sia una cosa positiva il fatto che la

gente voglia vincere il più possibile. Mi troverei malissimo in una

città di perdenti.

Francesco Caielli

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