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di Francesco Caielli

VARESE Dire che Ruben Magnano avrebbe voluto festeggiare il suo compleanno con una vittoria a Bologna può sembrare banale, ma è maledettamente vero. Per l'entrenador argentino, nato a Cordoba 53 anni fa («II 9 ottobre, come John Lennon») non avrebbe potuto esserci regalo più bello. Invece un'invenzione di Edney ha rovinato l'esordio di una Varese che comunque è uscita da Bologna a testa altissima (da quanti anni non succedeva?). Il buon Ruben non si da pace per una vittoria che avrebbe avuto un peso specifico altissimo: «Come sarebbe stato bello tornare dal PalaDozza con due punti - scuote la testa Magnano - e invece guardo la classifica e vedo quello zero accanto al nome di Varese che, diciamolo, un po' di malinconia la mette».

Si può essere contenti dopo una sconfìtta del genere?

Si può, e da un certo punto di vista si deve. Ho visto delle cose che mi hanno fatto piacere, così come mi hanno commosso gli applausi che ci hanno dedicato i nostri tifosi dopo la partita. Loro sono stati stupendi: ci hanno aspettato in autogrill, sulla via del ritorno, e abbiamo cenato insieme. Quando siamo scesi dal pullman ci hanno accolto come degli eroi: la loro passione è la molla che ci spingerà ad andare avanti.

Torniamo alla sfida beffarda del PalaDozza. Cosa le è piaciuto di meno?

Siamo incappati in qualche alto e basso di troppo, in alcuni momenti importanti della partita abbiamo perso un po' la concentrazione, e noi non ce lo possiamo permettere. Per otto minuti, tra il primo e il secondo quarto, abbiamo lasciato fare alla Fortitudo ciò che voleva: loro ci hanno ringraziato e sono scappati via.

E le note positive?

Loro sono scappati via, e noi li abbiamo ripresi: questo significa che la squadra ha carattere da vendere. Non era facile restare in partita in un ambiente caldo come il palazzo di Bologna, e noi lo abbiamo fatto. Il lavoro da fare è tantissimo, ma le basi sono buone. Il campionato è iniziato, e non c'è più tempo per fermarsi a provare e a pensare: bisogna vincere, incominciando da domenica prossima.

CHIAPPARO "NERO"

A un Magnano battagliero fa eco un Gianni Chiapparo avvelenato. «Dopo la partita avevo detto che ero contento. A distanza di ventiquattro ore, dopo aver visto e rivisto nella mente quel maledetto canestro di Edney, dico che sono arrabbiato, perché questa sconfitta brucia parecchio».

Cosa non riesce proprio a digerire?

Ci sono stati un sacco di episodi, e tutti contro di noi. Penso al terzo fallo fischiato a Holland, all'antisportivo chiamato ad Hafnar, alla stoppata di Ress su Gregor lanciato a canestro. E poi quei due tiri sui falli subiti da Keys e Holland che hanno ballato sul ferro prima di uscire, a quell'incredibile bomba di Cavaliero in faccia a Galanda. Sfortuna? No, la fortuna devi andare a cercartela, non ti arriva addosso da sola.

Sconfitta da dimenticare o da tenere sempre a mente?

Ora dobbiamo guardare avanti e pensare a muovere la classifica già da domenica prossima. Abbiamo le carte in regola per farlo, ripartendo da ciò che di buono abbiamo fatto a Bologna. Ovvero?

Su quel canestro di Belinelli allo scadere dei ventiquattro secondi eravamo morti: invece siamo riusciti a tornare in partita, contro una grande, come una grande.

Francesco Caielli

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