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Il procuratore: «Delonte è molto dispiaciuto, tutto si risolverà»


Lucaweb

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di Massimo Turconi

Delonte non c'è, è andato via...

Delonte, almeno per un giorno, non è a casa sua.

Via, chissà dove, con la fidanzata. Via, con la testa piena di chissà quali foschi pensieri.

Il cellulare del talentuoso giocatore di Green-belt resta muto tutto il giorno, ma tutti sanno che in spogliatoio, nel dopo partita, Delonte Holland ha parlato. Eccome, Parole pesanti come sentenze: "A Varese, non gioco più... ".

Me ne vado, avrebbe aggiunto con voce meno languida della favolosa Mina Martini.

Ma qui, purtroppo, non si scherza.

La città che ama il basket è già in fibrillazione. Figuratevi la società, alle prese con la prima patata bollente della stagione... Roba da ustionarsi le dita che, comunque, frettolosamente digitano il numero di Luigi Bergamaschi, procuratore del giocatore, convocato in fretta e furia presso la sede della Pallacanestro Varese in via Sanvito.

Al termine di una riunione fiume, il buon Luigino, un ex allenatore di serie A che in carriera ha "bruciato" qualche decina di giocatori americani - ivi compreso un fenomeno come l'ex stella NBA Adrian Dantley - si mette la tuta d'amianto e sfoggia qualità insospettate qualità da "pompiere".

«Prima di tutto - dice Bergamaschi - a nome di Delonte Holland, col quale sono riuscito a parlare, dico che è, anzi siamo molto dispiaciuti per ciò che è accaduto domenica sera nel corso del match, tra l'altro da lui ben giocato, contro Roma. Delonte, che non

è un ragazzo cattivo, né tantomeno maleducato, si scusa per le parole che sono uscite dalla sua bocca. A livello del tutto personale aggiungo che ho molto apprezzato il comportamento tenuto da coach Magnano. Ruben, nella consueta conferenza stampa del dopo partita, stando a quello che letto sui quotidiani, e al contrario di come usano fare molti suoi colleghi, ha minimizzato l'accaduto, circoscrivendolo nella esclusiva sfera tecnica. Queste due premesse, oltre che doverose, mi sembrano quelle adatte per svelenire subito i toni e, soprattutto, smontare sul nascere un "caso" che, a mio giudizio, non c'è. Certo, Holland, ha avuto un brutto,

scatto d'ira che, moltiplicato per i 4000 spettatori presenti sulle tribune di Masnago, è diventata una sorta di valanga gigantesca. Ma, dal mio punto di vista, la situazione si è già in parte chiarita e l'episodio in sé è già rientrato nell'alveo di ciò che veramente è stato: una reazione incontrollata da parte di un ragazzo giovane e, forse, ancora ingenuo nei suoi comportamenti».

- Qual è, dunque, la vostra posizione?

«E' chiaro che dietro alla reazione di Holland si nasconde un piccolo malessere che, però, non è indirizzato a Ruben Magnano come persona. Il disappunto di cui si parla - continua Bergamaschi -è solamente di natura tecnica perché Delonte si sente penalizzato dal sistema di gioco adottato dai varesini. Holland non è contento della situazione che sta vivendo, ma credo che lo sforzo che sta compiendo per adattarsi al gioco voluto dall'allenatore sia comunque sotto gli occhi di tutto il pubblico. Questo aspetto credo gli vada riconosciuto e, in parte, serva a comprendere anche lo stato d'animo non sempre tranquillo col quale Delonte entra in campo».

- Che sviluppi prevede per tutta la vicenda?

«Come dicevo prima, non credo che esista un "caso" Magnano-Holland. Penso, spero e sono convinto che alla fine prevarranno ragionevolezza, spirito di collaborazione e serenità di giudizio da entrambe le parti: con la società pronta ad esercitare un ruolo importante perché Holland è felice di stare a Varese, in una società seria e in una città che lo ama e lo segue con grande affetto. Auspico. anzi confido in una sorta di "compromesso tecnico" che possa soddisfare le esigenze di tutti perché, l'ho imparato a mie spese, le "guerre" tecniche solitamente lasciano sul campo solo dolore, sangue e situazioni irrisolte. Quindi, da un lato si darà un occhio alla sofferenza tecnica di Holland, dall'altro si cercherà di lavorare ancora di più e meglio a favore della squadra. Personalmente - conclude Bergamaschi - credo ci siano gli spazi, e le coscienze, per raggiungere il massimo risultato senza bisogno di rompere un "giocattolo" che, mi sembra, stia regalando belle soddisfazioni ai tifosi di Varese...».

Ma. Tu.

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