Lucaweb Posted July 12, 2008 Posted July 12, 2008 di Giancarlo Pigionatti Come fili staccati. O meglio come lampadine fulminate. Già, lampadine perché mai i biancorossi ci sono sembrati dei fari, basti ricordare la loro pallida luce in tante trasferte possibili ma perse... Varese si ritrova in una crisi nera, di risultati ma soprattutto di personalità, anzi di identità. Hai voglia a puntare sul blasone quando esso fa il solo effetto d'angosciare la squadra in aspettative che, alla resa dei conti, non sta sopportando più. Per limiti propri, innanzitutto del tecnico, chiamali, se vuoi, eccessi e dei giocatori, al di là del loro impegno. Limiti che stanno probabilmente in ogni testa biancorossa, affievolendosi sempre più la sicurezza in sé, necessaria invece per scavalcare ogni ostacolo e centrare un obiettivo. Colpa della mente che gioca coi suoi tarli. E'una spiegazione possibile, come altre, tutte pertinenti di fronte a una serie di interrogativi tecnici, tattici e atletici. Se una squadra, per vincere una gara tremenda, come quella di Livorno, punta su un tiro al bersaglio, stucchevole e raccapricciante, perché senza alternativa, evidentemente è gravata da preoccupanti deficienze. Come l'evitare, più o meno consciamente, il confronto con avversari che avverti più carichi..., quindi più volitivi, persino imbattibili, anche se ultimi e non al completo. Se non è panico questo, poco ci manca, temendo di non essere nella condizione di metterli sotto, peraltro obbligati a farlo. Ecco allora la scorciatoia del tiro dal perimetro che se s'azzecca, aiuta... Ma solo a sopravvivere mentre, per imporsi, servono diverse e sane iniziative attraverso quella via maestra, molto elementare, di un gioco. Che, a quanto pare, è finito come ferro vecchio in qualche solaio di Masnago. Potremmo capire Magnano quando non sa darsi pace per aver visto, a suo dire, tanta pallamano e non pallacanestro nel gioco dei suoi uomini, pure giù di gambe in difesa ma è altrettanto vero che una squadra dovrebbe essere lo specchio dell'allenatore, sempre che non sia anch 'egli frastornato e confuso, come in realtà sono apparsi i biancorossi a Livorno. Al di là di ogni provocazione, crediamo che tocchi a Magnano tentare una cura psicologica per i suoi uomini i quali sembrano aver lasciato nel tunnel di Masnago, nel dopogara con Napoli, le loro certezze o convinzioni (poche o molte che fossero). In realtà, già durante il match con Biella, s'è gridato al lupo, al lupo e per un quinto posto che stava, evidentemente, stretto a coloro che, anche in società, credevano Varese tra le grandi ma che, in compenso, stava già ratificando il suo potenziale. E il lupo, che allora non c'era, a forza di chiamarlo, ora si sta sbranando tutti, pastore e agnelli, ad uno ad uno. Magnano, quale bersaglio d'ogni attacco, affinchè lo si cacciasse, è ancora al suo posto, nel frattempo i suoi uomini sembrano dominati da una lancinante mediocrità. Risultato? Varese, in una ventina dì giorni, è crollata dal quinto al nono posto e se la "regular season" si chiudesse oggi, essa darebbe mestamente, anzi sciaguratamente, addio ai play off che, rispetto al decimo posto della scorsa stagione, ci stavano e ci stanno, se non altro per l'arrivo di Galanda e Holland, purtroppo da alcune giornate in picchiata, come accadde a Collins. E, in tema di paragoni odiosi, qualora la Whirlpool vincesse le tre partite che le restano in casa (sarebbe tanta grazia), chiuderebbe con 17 vittorie e 17 sconfitte come nel campionato scorso. Giorni fa citavamo tutti, chi più meno, tra gli imputabili, per dire di Magnano (non a caso è il "manico" della squadra), quindi dei giocatori (la partita la fanno loro) e della società che ha creduto d'aver fatto scelte di mercato migliori rispetto al passato. Non è certo colpa della piazza se, in fatto di pressioni psicologiche, gioca brutti scherzi alla propria squadra, visto il calante rendimento, nel girone di ritorno, da alcune stagioni ad oggi, e pur con giocatori diversi. Molti dei quali, nei momenti per uomini forti, sembrano di un'avvilente modestia: probabilmente ai tifosi, scottati puntualmente, si deve una squadra a prova di giuste aspettative, capace di appagare convenientemente una piazza stanca e frustrata. Motivi tecnici per cambiare registro ce ne sono, a cominciare dalle montagne che, già non rocciose, sembrano solo dei cavalcavia, alludendo ai lunghi, soprattutto a Howell, per dire dei registi, talvolta, solo piccoli uomini. Vi sono tante altre riflessioni da fare, oltre a queste, suggerite dal momento, augurandoci però, e tutti, di doverle un po'correggere in tempo, a fili riattaccati, sin da domenica prossima, contro Scafati, a Masnago dove l'indifferenza sarebbe forse peggiore di un'atmosfera pesante. Ma crediamo che il pubblico di Varese si dimostrerà superiore alle sue stesse delusioni. Magari per un'ultima volta.
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