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di Francesco Caielli

VARESE Edo Bulgheroni arriva in sella a un vespino dipinto di bianco, rosso e verde - «L'ho fatto per festeggiare lo scudetto della mia Inter» - e con tanta voglia di parlare. Per lui, che è stato il presidente della squadra che ha vinto la stella, sono giorni un po' particolari. Due dei suoi giocatori, due alfieri di quel gruppo unico e irripetibile, due tra i principali artefici di quel sogno bellissimo stanno per sedersi sulla panchina della Pallacanestro Varese, testimoni di una società che vuole guardare avanti senza dimenticarsi da dove è venuta. Velijko Mrsic e Francesco Vescovi, due pezzi di storia del basket varesino, tra poche ore (la firma domani, al massimo mercoledì) saranno ufficialmente la nuova coppia di allenatori che guiderà la squadra che verrà. Non poteva mancare la benedizione del loro ex presidente: «Ed è - dice Bulgheroni - una benedizione a metà. Certo, la scelta operata dalla società è senz'altro affascinante, e cade su due uomini che hanno tutte le carte in regola per fare bene. Però...»

Però?

Però è molto rischiosa. Finché tutto andrà bene, non ci sarà problema. Ma ai primi guai potrebbero venire alla luce le difficoltà legate ad una scelta come questa.

Ovvero?

C'è il rischio che tra Velijko e Cecco ce ne sia uno di troppo. Chi dei due è l'allenatore? Sono due personalità molto forti, ed entrambi dovrebbero guidare la squadra: personalmente ho un po' paura. Forse la società avrebbe fatto meglio a puntare su uno solo dei due.

Una decisione da bocciare?

No, no. Non esageriamo. Dico soltanto che la società dovrà badare bene a mettere subito le cose in chiaro, a definire ruoli e competenze, per evitare che si pestino i piedi.

Un compito difficile?

Non credo, perché la grande amicizia che lega i due farà si che non ci siano problemi o gelosie di sorta. Confido in questo.

Il "capo" sarà Mrsic, su questo non c'è alcun dubbio...

E Velijko farà benissimo, e io che l'ho avuto per un anno come giocatore lo posso dire. Già allora si capiva che sarebbe diventato un grande coach.

E da cosa si capiva?

Prima di ogni partita Velijko era solito studiare gli awersari come e più dell'allenatore. Ha sempre cercato di capire, di conoscere. E' sempre stato curioso. E' sempre stato capace di farsi ben volere da tutti. E queste sono le caratteristiche di un grande allenatore, pochi dubbi.

Passate le perplessità di prima?

Ma sì, dai. Potrebbe verificarsi una condizione tipo quella che lanciò il ciclo magico della DiVarese: Isaac prese un gruppo che arrivava da un allenatore come Sales, uno che insisteva sul controllo del gioco, sui fondamentali. Joe liberò tutti, e quei ragazzi iniziarono a divertirsi e, soprattutto, a divertire. Se dovesse capitare ancora, sarebbe davvero bellissimo.

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