Lucaweb Posted July 16, 2008 Posted July 16, 2008 di Francesco Caielli Salta, urla, sbraita. Tira calci, pugni, esulta con le braccia al cielo. Claudio Castiglioni le sue partite le vive così, specie se sono tirate, drammatiche e incredibili come quella di domenica scorsa, con una squadra che pareva morta e sepolta improvvisamente resuscitata per andarsi a prendere una vittoria importante, cercata e voluta. "Ho rivisto la partita con Bologna - dice il presidente - un paio di volte in tv, e continuo a ripetermi che se dovessimo rigiocarla anche cento volte, la perderemmo sempre. Perché queste partite non si vincono mai, è un film che ho già visto: giochiamo male, sbagliamo tiri facili, ai nostri avversari entra tutto, sembra che nessuno possa prendere in mano la squadra e risollevarla". E invece? E invece è successo quello che non t´aspetti: i nostri allenatori hanno trovato il quintetto giusto, ed è venuta fuori una rimonta che pareva impossibile. Certo, la Fortitudo ci ha messo del suo e ci ha dato una grossa mano, ma siamo stati bravi anche noi. L´ha vinta la panchina, insomma? Ne sono certo. Come sono certo del fatto che l´anno scorso questa partita l´avremmo persa perché con Magnano la squadra era concettualmente impostata in un modo diverso: ora non c´è il divieto di osare, ora gli allenatori lasciano liberi i loro uomini di provarci. Quanto sono importanti i due punti presi domenica? Valgono quattro, anzi: sei. Non tanto per la classifica, perché non ci sono ancora grandi distacchi e le forze del campionato non sono ben definite, ma sono stati importanti per noi e per il nostro morale. Avevamo bisogno di serenità, e la serenità la trovi solo con le vittorie. Due punti che sono serviti a placare un ambiente - o parte di esso - che era già pronto a contestare la squadra, avesse perso... Vero, anche se questa cosa io proprio non la capisco. Non ha senso puntare la pistola alla tempia a questi ragazzi: ma lasciamoli giocare, lasciamoli sbagliare e portiamo un po´ di pazienza. Difficile parlare di pazienza, nello sport. Difficile, ma in certi casi bisogna anche essere capaci di aspettare. Certo, tutti vorremmo una squadra che vince e che gioca bene fin dalla prima partita: ma queste cose succedono soltanto nelle favole, o a Siena. Noi siamo un gruppo molto rinnovato, che ha avuto degli infortuni nei suoi ruoli chiave: tutti sono concordi nel dire che Galanda e Capin sono i giocatori che ci stanno tenendo in piedi. E io allora rispondo che le prime tre partite le abbiamo giocate senza di loro, rischiando pure di vincerne un paio. Quest´anno la squadra ha affrontato la preparazione a ranghi ridotti e largamente incompleta: l´ultimo giocatore è arrivato a campionato in corso. Quanto ha pesato questa cosa? Molto: avessero lavorato tutti insieme fin dal primo giorno, ora la squadra giocherebbe meglio. Ma non solo: se questo gruppo fosse stato insieme fin dal mese di agosto, ora sarebbero chiari e definiti ruoli e gerarchie. Sono dinamiche fondamentali in ogni gruppo, che si sviluppano con il passare del tempo: noi le stiamo sviluppando adesso, e le cose non potranno che migliorare. Coach Mrsic, dopo la partita, è stato durissimo nel condannare l´atteggiamento di alcuni giocatori. Lei è d´accordo? D´accordissimo. Questo è uno sport di squadra, e forse qualcuno se l´è dimenticato. Capisco tutto, capisco che ci siano dei problemi nell´amalgama del gruppo e che la conoscenza tra i giocatori debba ancora essere approfondita: ma in questa squadra ognuno deve giocare in funzione dei suoi compagni. Chi non è d´accordo, faccia le valigie e si dia al tennis. Domenica scorsa, tra il primo e il secondo tempo, lei e coach Mrsic eravate seduti in panchina uno di fianco all´altro a parlare. Che vi siete detti? Non ve lo rivelerò mai. Però posso dirvi che tra me e Veljko c´è un ottimo rapporto, molto aperto al confronto e al dialogo. Io credo che l´allenatore sia il braccio lungo della società, non una figura isolata che si occupa solo del lavoro in palestra e della gestione delle partite. Questa è la nostra filosofia, e Mrsic lo sa: il coach ha la nostra piena fiducia, e se le cose dovessero andare male cambieremo i giocatori, non certo l´allenatore. Abbiamo fatto così anche negli ultimi anni, quando il coach non è mai stato in discussione anche nei momenti più difficili, e continueremo a fare così: le scelte avventate, i colpi di testa, li lasciamo fare quelli di Milano.
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