Lucaweb Posted August 20, 2008 Posted August 20, 2008 di Giuseppe Sciascia E’ tornato allenatore con l’entusiasmo di vent’anni fa. Pochi giorni ma non importa, sicuramente piace vedere lavorare in palestra Dan Peterson a 72 anni suonati. La sua presenza a Varese, sul parquet del Campus, insieme con il suo ex mitico fromboliere Roberto Premier e con il varesino Gianni Chiapparo, offre l’occasione di un incontro ad ampio respiro. L’ex coach di Virtus Bologna ed Olimpia Milano trasmette il suo "sapere cestistico" alla dozzina di ragazzi dell’Elite Camp Under 21 "patrocinato" dalla Lega Nazionale Pallacanestro dilettantistica ma se lo si pungola su qualsiasi tema cestistico il grande comunicatore parte in quarta... «Allenare i giovani - spiega Dan - è sempre un grande piacere: questi elementi molto promettenti sono ancora nello stadio dello sport in procinto di trasformarsi in professionisti. Tornare a lavorare sul campo mi fa sentire più giovane e fa solamente piacere cercare di dare i mezzi a questi bravissimi ragazzi ai quali è divertente insegnare. Questo camp si basa sugli esercizi tecnici che ho sempre portato nelle mie squadre ma, a supporto dell’aspetto cestistico, abbiamo avuto un preparatore atletico per alcuni test ben individuati: un alimentarista, tre "performance coaches" per capire come affrontare meglio le partite e gli allenamenti oltre al mitico Sandro Galleani che ci ha illustrato alcuni aspetti interessanti delle sue conoscenze». Il coach statunitense analizza criticamente l’attuale situazione del basket italiano a partire dal problema dell’attività giovanile: «Difficile produrre talenti al giorno d’oggi, anche perchè troppo spesso gli allenatori del settore giovanile pensano solamente a vincere le partite, dimenticandosi della necessità di costruire talenti. Vorrei vedere in Italia quanto avviene in Argentina, dove le squadre fermano la loro attività giovanile al termine della prima fase, senza i carichi di agonismo delle finali nazionali, come da noi: a livello più alto si gioca con selezioni regionali, i premi vanno agli allenatori che sfornano i talenti migliori, non a quelli che vincono. Non sopporto quelli che vanno in palestra pensando agli "schemoni" o alle difese tattiche e sono nemico giurato di tutti gli "allenatori urlatori" del settore giovanile...». Il tecnico di Evanston approva nella sostanza la protesta dei giocatori italiani ma condanna i metodi scelti dalla Giba per portare avanti la trattativa con Fip e Lega: «I giocatori italiani hanno ragione, ma solo al 50 per cento. Da un lato è vero che ci sono troppi stranieri ma fare sciopero, penalizzando la Nazionale, è la cosa più sbagliata che possa accadere, lanciando un messaggio negativo per tutto il movimento. Eppure sarebbe così semplice prendere l’esempio di quanto si fa in Russia, dove le regole obbligano ad avere sempre in campo due giocatori di cittadinanza russa. A mio avviso sarebbe la scelta più giusta ma la Federazione teme problemi di natura regolamentare; però questo è il campionato italiano ed è legittimo lottare affinchè si conservi una identità ben radicata». Peterson auspica infine un rapido ritorno in serie A1 di Varese ma "fotografa" un quadro generale piuttosto negativo per l’attuale situazione del movimento: «Sono un nostalgico e mi piacerebbe tornare a vedere le mie rivali storiche come Varese e Cantù ai vertici, così come ho sofferto molto quando Virtus Bologna e Pesaro sono state costrette a ripartire dalle serie inferiori. Ma purtroppo il basket italiano sta accusando una crisi generale legata primariamente all’impiantistica: a suo tempo Varese sbagliò a puntare sull’ampliamento da 4500 a 5300 posti del "Lino Oldrini" senza pensare ad un palazzo nuovo di zecca ma le difficoltà è assoluta rispetto alla Spagna, dove tutte e 18 le società di serie A hanno palazzi da più di 5000 posti per un totale di 150 mila posti a sedere contro i soli 100 mila della nostra A1. Poi c’è un problema di visibilità televisiva: con tutto il rispetto per gli amici di Sky anche gli iberici hanno provato la pay Tv ma poi sono tornati al chiaro. Risultato: per la finale scudetto spagnola l’audience è stata di 2 milioni di spettatori, per quella italiana abbiamo sfiorato i centomila. A ciò si aggiunga il problema del minore regime di tassazione che nella penisola iberica riguarda gli sportivi: in tutti i campi, basket compreso, la Spagna asfalto lo sport italiano».
Recommended Posts