Lucaweb Posted November 30, 2008 Posted November 30, 2008 di Massimo Turconi Probabilmente per Kaniel Dickens la “See-saw lullaby”, la “Filastrocca dell’altalena”, largamente in voga nel mondo anglosassone, è molto più che una canzonetta per bambini. E’ qualcosa che, come giocatore, rappresenta il suo modo di essere. Un giorno su, l’altro giù. Alcuni minuti conditi da movimenti che appartengono solo alle superstar e nella sua giornata d’esordio al PalaWhirlpool tutti se ne sono accorti. Un paio di stoppate che a Varese non si vedevano da tempo immemore; rimbalzi presi laddove l’aria è più rarefatta e schiacciate col mento sul ferro. Poi, altri minuti contrassegnati da passaggi a vuoto. Insomma: così è, se vi pare, ma Kaniel, da uomo intelligente, è perfettamente consapevole di questi sbalzi che costituiscono il suo vero limite. «Confermo tutto: nella partita contro Livorno ho messo in mostra tanti alti e bassi ma - spiega Kaniel -, sono ancora alla ricerca della miglior forma fisica e, allo stesso tempo, devo anche perfezionare la conoscenza del campionato, del livello di gioco e incrementare anche il livello di interazione con i compagni. Queste sono variabili possono incidere davvero tantissimo sul rendimento di ognuno di noi e in particolare sul mio». - Qual è il suo giudizio sul match che ha riaperto le porte di Masnago: più difficile del previsto? «Tutto sommato è stata una gara in linea con le nostre aspettative perché - continua Dickens - coach Pillastrini ci aveva avvisato delle difficoltà che avremmo potuto trovare. Livorno è una buona squadra, con tre-quattro giocatori solidi, capaci di far canestro in tante situazioni. Inoltre, schierando quintetti molto piccoli, ci ha sorpreso tatticamente, avendo noi preparato la gara in altro modo. E cambiare in corsa non è stato facile. Però siamo stati bravi a non perdere la testa, ad avere pazienza e rimanere sempre attaccati nel punteggio per prendere i livornesi per il collo. Loro, nelle battute conclusive, sotto il profilo tattico, avevano esaurito tutte le cartucce e fisicamente non avevano più nulla da offrire. Così è bastato forzare ancor di più il gioco sotto i tabelloni per avere la meglio. Chiaro, non abbiamo giocato granchè bene ma, in questo momento, ci stiamo allenando soprattutto per imparare a giocare insieme. In futuro arriveranno anche bellezza e fluidità nel gioco». - Un giudizio, possibilmente sincero, sulla sua prima apparizione ufficiale a Masnago? «Una gara sufficiente e nulla di più perché, è chiaro, avrei potuto dare di più. Del resto, quello della continuità di rendimento, è un limite al quale sto lavorando da tempo, ma avendo iniziato tardi a giocare e avendo alle spalle anni in leghe che interpretano il basket solo come spettacolo, devo ancora fare l’abitudine a livelli di concentrazione richiesti in campionati importanti come quelli europei. Datemi tempo». Tempo che gli viene concesso a piene mani da tutto l’ambiente Cimberio, in particolare da coach Pillastrini che, sul suo conto, dice: «Se un talento tecnico e fisico di valore assoluto come Dickens gioca in LegaDue in Italia, anziché nei Lakers o nei Boston un motivo ci sarà. Evidentemente la ragione risiede proprio nei limiti di concentrazione e attitudine che, finora, hanno ristretto gli orizzonti di carriera di un giocatore dalle movenze straordinarie. Noi, questi limiti, li conoscevamo ma, ugualmente, abbiamo deciso di firmare l’accordo con lui perché siamo convinti che Dickens, giocatore volenteroso e uomo di grande disponibilità, possa dare davvero tanto a questo gruppo. Siamo contenti di lui e del suo atteggiamento e, semmai, la sfida da vincere sarà far risaltare solo le sue qualità provando a nascondere i suoi difetti il più a lungo possibile». In mezzo alle poche parole imparate nelle nostra lingua come “Buongiorno, buonasera, come stai?, classico intercalare di immediata presa per gli stranieri, Kaniel Dickens, in queste settimane, ha imparato un meno routinario "stai zitto!. «Me lo ripetono sempre i miei compagni di squadra i quali, forse, in spogliatoio sono già stanchi di me e dei miei discorsi - ironizza il giocatore di Denver, noto per il suo carattere aperto ed espansivo -. Ma io ribatto loro che non si libereranno tanto presto di me ed è meglio che imparino a sopportarmi».
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