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di Massimo Turconi

L’uomo, intelligente e sensibile, ha già capito tutto. Come se fosse a Varese da sempre. Dimitri Lauwers dipana con pazienza la tela del dopo-Veroli mettendo da parte la trama più pregiata e cercando di strappare gli intrecci sbagliati e i fili non buoni.

«Ovviamente speravo in un esordio diverso, più fortunato per la squadra e per me - dice Lauwers -. Tuttavia dalla gara disputata a Veroli, nonostante la sconfitta, a mio parere devono emergere due grandi verità: questa Cimberio è più forte della squadra laziale ma deve giocare meglio e con maggior concentrazione per dimostrarlo. Del resto, basta analizzare con attenzione l’andamento del match per rendersi conto che a Veroli abbiamo sprecato una favorevole occasione per incamerare punti preziosi. Dopo una quindicina di minuti abbastanza brutti, nelle battute finali del secondo quarto abbiamo cambiato marcia mettendo a segno un parziale discreto, ma non buonissimo. Ho avuto infatti l’impressione che, con più intensità, avremmo potuto dare una mazzata decisiva ai padroni di casa, andare a + 20 e, probabilmente, chiudere i conti. Invece, e solo per colpa nostra, non siamo stati capaci di farlo. Così ci siamo trascinati gli avversari punto a punto e nel finale, con Allen e Mian, loro sono stati più bravi e lucidi di noi».

- Proclamarsi più forti dopo una sconfitta può sembrare un azzardo: da cosa le derivano queste certezze?

«Intendiamoci: Veroli è una squadra ben allestita, con un quintetto che, per i canoni della LegaDue, è da considerarsi importante. Ma sul piano della qualità tecnica e fisica e per , bontà delle rotazioni nessuno può mettere sul piatto della bilancia tanto quanto noi».

- Tanti tifosi varesini e addetti ai lavori aspettavano con ansia il suo esordio: com’è andata dal suo punto di vista?

«Credo che un giudizio più esaustivo sulla mia prestazione spetti a coach Pillastrini - replica tranquillo Dimitri -. Per quanto mi riguarda, aggiungo solo un paio di considerazioni: non sono venuto a Varese per fare il fenomeno, tirare 20 volte per partita e recitare il ruolo di salvatore della Patria. Alla Cimberio, d’altro canto, ci sono già tanti giocatori che, in possesso di qualità ed esperienza, possono decidere le partite in qualsiasi momento. I miei obbiettivi sono di inserirmi al meglio e con gradualità nel gruppo, lavorare per guadagnare fiducia e stima da parte di tutti e provare a dare un aiuto per quello che sono in grado di fare. Rispettando però le esigenze, la "chimica" e il lavoro di ragazzi che stanno insieme già da qualche mese, avendo peraltro già dimostrato il loro valore».

- Quando si ha rose così ampie e complete, i rischi potrebbero essere due: annullare le gerarchie e scaricare le responsabilità sul proprio "vicino".

«E’ vero, può capitare e anch’io, in passato, ho avuto a che fare con situazioni del genere. Ad ogni modo, si tratta di un’ipotesi che a Varese non voglio nemmeno prendere in considerazione perché il gruppo, oltre che affiatato e unito, è composto da giocatori intelligenti, che sanno posizionare nel modo corretto i bisogni della squadra rispetto a quelli individuali. In spogliatoio ho sempre sentito sussurrare la parola "noi" e mi sembra superfluo aggiungere altro. Poi, qualora non dovesse bastare, sottolineo che anche sotto il profilo tecnico-tattico la squadra è ben assemblata. Nel reparto esterni, per esempio, Childress è il leader incontrastato, Marco Passera può cambiare i ritmi in attacco e in difesa, Nikagbatse è dotato di atletismo, fisicità e può difendere su due ruoli, Gergati è perfetto come guardia d’appoggio, con specifici compiti difensivi e di "ritmo", Boscagin è eccellente nell’uno contro uno e nel gioco in campo aperto mentre io sono più tiratore perimetrale. Le stesse annotazioni, chiaramente, valgono per il pacchetto dei lunghi. Ognuno ha qualcosa da dare alla squadra e siamo perfettamente consapevoli che vincere il campionato rappresenta un traguardo infinitamente più importante di un piccolo, e tutto sommato insignificante, spicchio di gloria personale». - Intanto Roseto bussa alle porte e voi dovrete cercare di iniziare bene il girone di ritorno...

«Non abbiamo ancora visto al video le caratteristiche dei rosetani e, quindi, non li conosco, ma mi piace pensare siano gli altri a doversi preoccupare di Varese, studiare i nostri giochi e cercare di romperli. Noi dobbiamo solo pensare a giocare bene, insieme, esprimendo il massimo della mentalità. Tutte cose che a Veroli, ci sono mancate. Insomma - conclude Dimitri - imporre semplicemente la nostra "legge": quella dei più forti».

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