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Childress affoga in un bicchier d’acqua


Lucaweb
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di GIANCARLO PIGIONATTI

Varese annega nel Tirreno? No, in un bicchier d’acqua, affogata dal suo leader, quel Childress che perde palla, fra le gambe, senza alcuna terrificante minaccia e nella più fatale manciata di secondi del match. L’americano deve solo accompagnare i suoi compagni in porto ma vi affoga banalmente. E non è la prima volta che capita a Childress gettare nella latrina palloni che valgono punti pesanti, quindi un primato che potrebbe cambiare i destini biancorossi di un’intera stagione.

I palloni persi dal regista americano in transizione assomigliano a calamità bibliche, distruttive per una squadra che, stando al proprio potenziale, dovrebbe seppellire gli avversari. Invece a Livorno accade il contrario: ai labronici basta un Foiera che non è un cannone, per non dire scarso, come si rivelò qui in una stagione sciagurata, come sciagurato fu il suo ingaggio, per scardinare i tabelloni biancorossi, abbastanza sguarniti nell’occasione. Capiamo lo sfogo a caldo di Corrado Zuliani, un tifoso abbonato che, a caldo, ma a freddo farebbe lo stesso, ci invia il suo sdegno.

I lunghi biancorossi, da Galanda a Dickens, hanno fatto il resto, penando nei confronti degli avversari: da qui una delusione atroce per una Cimberio che lascia nelle acque del Tirreno una nuova occasione per spaccare il campionato.

Avanti così, in un festival di recriminazioni, buone solo per piangersi addosso, Varese rischia la promozione diretta e, nonostante Lauwers che, quando soffia la sua cerbottana, fa centro. Dov’è mai il belga nel finale? In un angolo, senza un pallone giocabile tra le sue mani, proprio nei momenti cruciali del match, il che dovrebbe essere una scelta di gioco attraverso un semplice e giusto schemino con blocco per il colpo del kappaò.

Invece ci si avventura all’"evviva il parroco", senza un briciolo di quella autorità che Livorno. come altre avversarie, potrebbe temere e tremendamente di fronte a una squadra che, per budget e nomi, le è superiore. Invece la squadra di Pillastrini, rottosi ormai l’incantesimo lontano da Masnago, manca il colpo miseramente, da principiante e finisce per regalare agli avversario coraggio e temerarietà. Alla fine si perora alla causa biancorossa aggrappandosi a un presunto fallo su Galanda, non segnalato, ma da una squadra di questo valore ci si aspetta un successo chiaro e indiscutibile di fronte a una Livorno, non affatto trascendentale. Dunque, la prima tappa di una Tirreno - Adriatico (la prossima gara lontano da Masnago sarà a Rimini) da vincere, vitale per i biancorossi (visto che il campionato si vince fuori casa) è andata a farsi benedire, anzi maledire per una serie marchiana di errori sui cui il tecnico e i suoi leader biancorossi farebbero bene a meditare per non gettare via una promozione che sta tutta nel potenziale di questa Cimberio, inespresso però in trasferta per molte inezie, pesantissime però alla resa dei conti.

Seminando punti alla sua portata e contro squadre non irresistibili, non si va lontano: la lezione, d’una nuova e grave incompiuta deve inquadrare i "grandi" della squadra, sempre che non perdano, di testa, l’obiettivo massimo.

Che Marco Passera torni presto: la sua assenza sta pesando tonnellate, anche per il solo portar palla per una squadra che, senza sciempiaggini, sarebbe, e da tempo, in fuga.

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