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di Francesco Caielli

Il seme è stato gettato, e qualcosa di grande verrà fuori. E le sensazioni lasciate dentro dalla partita di domenica sera sono ancora belle forti, non se ne andranno per un pezzo, antipasto di una serie A che non può sfuggire. Immagini e suoni di una Masnago piena fino all'orlo e traboccante attesa: c'era quasi timidezza nel festeggiare la partita più bella dell'anno, in una sorta di rito scaramantico misto a vergogna e a chissà cos'altro. Aria di primavera, di una festa che si prepara ad arrivare ma alla quale non si vuol pensare bloccati da troppe ferite che ancora sanguinano e che, comunque vada, andranno avanti a sanguinare per un bel pezzo.

Questa squadra profuma tanto di domani: e dopo troppi ?anni zero?, dopo troppe rifondazioni, dopo troppi ?cancelliamo tutto e ripartiamo?, stavolta tutti sanno che sarà diverso. C'è qualcosa di costruito che non andrà toccato, struttura di un progetto che andrà avanti a prescindere da chi, domani o dopo, sarà alla guida della società.

C'è un allenatore che è un grande allenatore ma non è solo un allenatore: il Pilla è un uomo di Varese che vive per Varese e respira per Varese. Ma andate a vederlo, sempre in palestra o davanti al video a spulciare i segreti dell'avversario di turno, e poi via a un allenamento delle giovanili per immaginare il futuro, e poi via a una partita di questa o quella società che fanno grande la galassia del basket nella provincia di Varese. Come venerdì scorso, quando dopo due ore al palazzetto Pillastrini è stato visto sbucare dalla porta della palestra di Daverio per un incontro di serie C2 tra i locali e Arese: ma chi glielo fa fare? Nulla, solo che a Daverio gioca Marco Chiesa, un ragazzone buono come il pane di proprietà della Pallacanestro Varese, che ogni tanto si allena con la prima squadra, e il Pilla ha voluto andare a vederlo. E dopo la partita Marcone era il ragazzo più felice del mondo e mica solo perché la sua squadra aveva appena vinto una partita fondamentale in chiave salvezza: «Ma davvero Pillastrini è venuto per vedere me?».

C'è un allenatore, ma ci sono anche dei giocatori che sarebbe bello ci fossero anche domani: da Passera a Gergati, passando per Martinoni e Antonelli - tutti da confermare - fino ad arrivare al nostro pupillo, al Professore. E allora, perché no? A dispetto delle sue trentasette primavere, del suo essere ormai uno specialista della LegaDue: di play così forti ce ne sono in giro pochi, e prima di rinunciarvi bisognerà pensarci mille volte. Non subito, ovvio: prima c'è un campionato da vincere.

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