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di Giuseppe Sciascia

Tiene a ribadire chiarezza Cecco Vescovi dopo il discusso finale della gara contro Brindisi: l'episodio del canestro vincente di Childress a fil di sirena - scoccato dopo l'accensione della "stop lamp" del tabellone secondo le immagini tivù, sebbene la sirena sia suonata dopo la partenza del pallone dalle mani del play americano - è stato risolutivo nella soffertissima vittoria casalinga contro Brindisi la quale ha protestato in maniera più che vibrante per quello che in Puglia è stato ritenuto un sopruso della terna arbitrale. Dopo le polemiche scatenate sabato scorso da Reggio Emilia, il dirigente biancorosso, come il prtesidente, respinge al mittente ipotesi di "complotto pro Cimberio" puntando l'indice sulla lunga serie di episodi precedenti al canestro di Childress (su tutti il fallo di Nikagbatse su Cardinali a 7" dalla fine, clamoroso "abbaglio" dell'arbitro Ciano, lo stesso che poi ha convalidato il guizzo sulla sirena del play biancorosso...) che sono comunque costati alla società un bel "multone" (in totale 2100 euro per una lunga somma di infrazioni).

«Non vorrei che, a due giornate dalla fine, con questo episodio ulteriore, si venisse a parlare di Varese favorita dai direttori di gara allorquando la realtà dei fatti afferma l'esatto contrario, dato che lungo il corso della stagione abbiamo avuto diversi problemi di interpretazione arbitrale e mai ci siamo mai lamentati. Contro Brindisi sono stati commessi errori evidenti su entrambi i fronti, poi l'episodio finale ci ha favoriti ma a parte l'ultimo tiro, da qui a dire che c'è una sudditanza psicologica nei nostri confronti o addirittura che ci vogliono per forza in A1 è fuori luogo. Gli ultimi due minuti di partita sono lì da vedere con una serie di fischi decisamente rivedibili e tutti a nostro sfavore».

Al di là degli episodi conclusivi una partita che Varese non ha chiuso dopo una partenza sparata (20-9 al 6'), mostrando un pizzico di tensione per l'esigenza di dover tenere a distanza una Prima Veroli sempre più "irriducibile" nel mantenere le distanze nei confronti della capolista...

«Decisamente sono troppe le 16 palle perse del primo tempo: tra gli errori facili che abbiamo commesso e i contropiede regalati a Brindisi avremmo potuto chiudere con un buon margine, invece abbiamo tenuto in partita gli avversari. Probabilmente dopo il buon avvio ci siamo un po' bloccati. E lì è venuta fuori la pressione legata all'esigenza di dover vincere a tutti i costi per tenere alle spalle Veroli, complicandoci la vita oltre le aspettative iniziali».

Se è vero che "il potere logora chi non ce l'ha", Varese dovrebbe comunque contare sulla doppia possibilità offerta dal calendario di archiviare la pratica domenica prossima sul campo di Soresina o nell'eventuale "spareggio" casalingo del 26 aprile contro i laziali di Trinchieri. Per questo motivo Vescovi invita i suoi a giocare a mente sgombra la prossima gara, la cui vittoria potrebbe spalancare ai biancorossi - che nel caso peggiore di due sconfitte contro Vanoli e Prima sarebbero già matematicamente certi del secondo posto - le porte dell'A1.

«Trovarsi in una situazione del genere con due match-ball in mano va vissuta con lo spirito giusto: è chiaramente un vantaggio da sfruttare. L'unica cosa che i giocatori debbono avere in mente è che, dopo aver lavorato per tutto l'anno, per l'obiettivo promozione, al PalaSomenzi dovrano buttare in campo tutto quello che hanno dentro, senza pensieri legati all’eventuale necessità di battere Veroli all'ultima giornata. In fin dei conti noi possiamo permetterci di sbagliare una volta, mentre la Prima non può più fallire alcun appuntamento e il turno casalingo con Jesi nasconde qualche insidia. La pressione l'abbiamo avuta addosso per tutto l'anno ma, sin dall'inizio della stagione, abbiamo saputo gestirla bene conquistando sul campo l'entusiasmo dei tifosi grazie a una squadra capace di raccogliere consensi per i risultati e per il modo di giocare. Adesso è chiaro che il livello si è alzato, ebbene proseguiamo facendo affidamento sulle certezze date dalla forza del nostro gruppo, senza isterismi».

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