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di Massimo Turconi

La persona più felice, diceva Goethe, è quella che trova la pace nella sua casa.

Marchino Passera, seguendo alle lettera le indicazioni del grande scrittore e pensatore tedesco, è un ragazzo felice. Felice di aver ritrovato e riportato la pace nella “sua” casa cestistica dopo il disastro sportivo della stagione 2007-2008.

«Il presidente Claudio Castiglioni, Gek Galanda e il sottoscritto – dice Passera -, sentivamo come dovere morale riconsegnare la serie A alla città. Così, in una stagione in cui tutti hanno dato il massimo possibile, noi tre, inconsapevolmente, abbiamo dato un qualcosa in più pur di cancellare la vergogna. Per questo motivo la sera del 26 aprile, in un'atmosfera di felicità bellissima e palpabile, mi piace pensare che la nostra gioia avesse un briciolo di sorriso in più».

In tanti, nelle valutazioni post-vittoria, si sono affannati nel cercare di spiegare le ragioni del successo. Quali sono dal suo punto di vista?

«Tutto ha a che fare con la forza del gruppo - risponde risoluto il play di Varese -, e dal mio punto di vista sarebbe sbagliato, oltre che ingiusto, etichettare il ritorno in serie A come ha osservato qualcuno con la coppia Childress-Galanda. Certo, loro due, per talento, classe, esperienza, hanno recitato a meraviglia il ruolo di leader assoluti e riconosciuti ma è altrettanto serio e giusto riconoscere che dietro a Randy e Gek si è mossa un'intera squadra che, giornata dopo giornata, è stata capace di mandare in scena, coi panni del protagonista, ognuno dei suoi componenti. Nell'arco della stagione tutti hanno avuto il loro momento, più o meno lungo, di gloria e spazi, responsabilità, opportunità per mettersi in mostra. Per questo motivo prendere le misure alla Cimberio non è mai stato facile».

- Qual è invece il suo bilancio personale?

«La mia valutazione non può che essere positiva poiché essere parte di un progetto vincente gratifica al di là delle cifre individuali. In questa formazione non era importante fare 25 punti e 15 assist a partita bensì - sottolinea Marchino -, portare un contributo utile e ogni volta diverso in relazione alle esigenze tattiche imposte dalle partite. Per quanto mi riguarda ricordo gare giocate pensando quasi solo alla difesa, altre invece di stampo più marcatamente offensivo e altre ancora con un occhio ai ritmi e alle scelte tattiche».

- Coach Pillastrini dice che il suo salto di qualità dipenderà, scusi il gioco di parole, proprio dalla qualità di queste ultime...

«Sono d'accordo con Pilla anche se, nella stagione appena conclusa, causa i continui stravolgimenti, non è stato facile fargli vedere le mie capacità di gestione e, come si usa dire, la bontà delle letture. Il gruppo infatti, complici infortuni, assenze, inserimenti in corsa, ha cambiato più volte assetti, strategie e gerarchie e, in ogni caso, il mio ruolo è stato principalmente quello di rottura. Ma, dopo un paio di stagioni da play titolare a Soresina con 30 minuti di media e una stagione in serie A, non penso che questa etichetta mi renda giustizia al 100%, anche perchè starei fresco se dovessi prendere per oro colato i giudizi altrui».

- In che senso?

«Nel senso che, secondo alcuni addetti ai lavori, io non potevo circolare nemmeno in B2. Invece, in questi anni, ho fatto la B1 e la LegaDue da protagonista e la parentesi in serie A è stata tanto dolorosa quanto sfortunata. Quindi...».

- La serie A, come parentesi dice lei, è lì pronta da riaprire. O no?

«Non ci sono, o meglio, non ci dovrebbero essere problemi di sorta sia perchè ho un contratto in corso, sia perchè, non è un mistero, farei carte false pur di giocare ancora nella massima serie con la squadra della mia città, davanti al mio pubblico. Tuttavia, realisticamente, so che i contratti si possono anche transare e che la mia presenza o meno dipenderà da tante cose: la disponibilità economica, il “disegno” generale della squadra, la scelte che si faranno sugli stranieri. Intanto, resto alla finestra consapevole che tra me e la società non ci sono mai stati problemi e che, da parte di entrambi, a tutt'oggi, c'è la volontà di proseguire il rapporto».

- Anche se, con un budget ponderatissimo, Passera è un giocatore costoso...

«Eppure non mi sembra di essere così fuori-mercato. E’ anche vero che circolano americani o stranieri che costano poco ma francamente valgono anche poco sia come persone, sia come giocatori. Ne abbiamo visti a bizzeffe. Nel recente passato, anche a Varese».

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