Lucaweb Posted July 7, 2009 Posted July 7, 2009 di Claudio Piovanelli C’erano quasi tutti, ieri sera, i vecchi compagni di Bob Morse per un abbraccio non solo ideale. Un abbraccio che certamente ha compreso anche coloro che oggi non ci sono più e il pensiero corre ad Aza Nikolic, a Nico Messina, a Marino Capellini, a Piero Modesti, a Giuseppe Venino. Morse grande amico di tutti ma con Massimo Lucarelli il legame è stato speciale, fraterno (non a caso Bob e signora in questi giorni sono ospiti a casa di "Lucky"). «Grande amicizia - spiega Massimo Lucarelli - ma anche, all’inizio, uno scambio culturale: Bob era curioso della nostra cultura, del nostro modo di vivere, voleva imparare l’italiano; di converso io ero molto interessato agli Stati Uniti e alla lingua inglese. E visto che abitavamo nello stesso appartamento i colloqui erano sicuramente proficui. Aggiungo che tra Bob e Varese si è creata una sorta di simbiosi: lui ha dato molto sul piano sportivo, la gente lo ha ripagato con stima e affetto. Ma soprattutto l’Italia lo ha veicolato verso quella che è oggi la sua attività, insegnante di lingua e letteratura italiana alla Notre Dame University, dove è titolare di una cattedra». «"La Prealpina" - continua Lucarelli - uscì nello scorso gennaio con un articolo in cui gli augurava buon compleanno. In quei giorni Bob era in ospedale, alle prese con un serio problema poi del tutto risolto, e gli fece un grandissimo piacere questo ricordo. In questi giorni a Varese e ieri sera all’Apollonio ha avuto conferma di quanto vivo sia il suo ricordo in città e questo, una volta di più, gli ha confermato che i suoi più veri amici sono qui, in Italia». Giancarlo Gualco, general manager della grande Ignis, ricorda l’arrivo di Morse a Varese: «Avevamo chiesto all’avvocato Kaner, agente di diversi giocatori, di farci visionare qualche elemento interessante. Lui ci propose Don Holcomb (che poi andò a Cagliari), buon giocatore ma che Nikolic bocciò anche perchè reduce da infortunio. Arrivò Morse, che visionammo dapprima a Loano in una rappresentativa guidata da Arnaldo Taurisano (e subito fece vedere di che pasta era fatto) e poi in alcune amichevoli. Il dilemma tra lui e Raga? Non è vero che Nikolic decise subito, anche perchè Raga, al di là del suo grande valore, era il beniamino del pubblico. Ricordo che a pochi giorni dall’inizio del campionato parlai a lungo con Aza e gli dissi: "Se ne sei convinto, scegli Morse!". Alla fine il professore optò per Bob per il suo maggiore apporto difensivo e ai rimbalzi». Gualco aggiunge un episodio simpatico: «Emilio, il gestore del ristorante Brigantino dove Bob pranzava dopo il suo arrivo a Varese, mi disse subito che il nostro accordo era da rivedere: "Con quel che mangia questo ragazzo - mi disse - dovrei chiudere in pochi giorni..."». «Lo chiamavo "Juke box" - scherza Dino Meneghin, oggi presidente federale - perché così come si metteva cento lire nel juke box per ascoltare due canzoni, allo stesso modo si poteva mettere cento lire dentro Bob per avere due canestri. Credo che questa onorificenza sia per molti versi "dovuta", perchè Bob ha contribuito a portare il nome di Varese nel mondo. Tutti lo ricordano come grande tiratore, in realtà Morse è stato un eccezionale uomo squadra, un giocatore completissimo, rimbalzista e difensore». «Di Bob giocatore tutti conoscono tutto - dice Marino Zanatta, che con Morse e Lucarelli divise per un anno l’appartamento - né penso che alla gente possa interessare il suo sconcerto quando capitò in quella gabbia di matti che era la nostra squadra; ad esempio quando un compagno, in doccia, gli fece pipì su una gamba. Di lui preferisco ricordare altre cose. Ad esempio quando mi regalò il suo cane prima di partire per Antibes: una sera ero a cena a casa sua, a Ghirla, e lui non aveva ancora detto che se ne sarebbe andato. Mi propose di prendermi il suo splendido cane, che si chiamava Jenny’s Joe; il giorno dopo venne a casa mia per vedere come stava e, visto che il cane non lo degnò della benchè minima attenzione, ebbe meno rimpianti nel lasciarmelo. E, ancora a proposito di cani, ricordo la sua commozione quando morì Lilly, una cagnetta che aveva portato con sè dagli Stati Uniti. Bob si è creato questa immagine di uomo freddo, di ghiaccio, in realtà è persona di enorme sensibilità». «La nostra squadra era un puzzle in cui ogni pezzo s’incastrava a meraviglia - ricorda Aldo Ossola - e lui non faticò per inserirsi. I tifosi stravedevano per Raga ma lui impiegò solo il primo tempo della prima partita di campionato per zittire tutti. I suoi punti davano tranquillità alla squadra ma Bob non dava solo punti, anche rimbalzi e difesa. Ma, soprattutto, Morse comprese immediatamente che chi entrava nel nostro gruppo era chiamato anche a sacrificarsi e lui, malgrado fosse una stella, il naturale terminale offensivo, non rifiutò mai anche questo aspetto». «Al di là della sua bravura e della sua simpatia - ricorda Ivan Bisson - di Morse ho sempre ammirato professionalità e intelligenza. Appena giunto in Italia cercò di imparare la lingua nel più breve tempo possibile e lo stesso fece quando, dopo nove anni trascorsi a Varese, scelse di andare ad Antibes. Già quasi quarant’anni fa aveva capito che il miglior modo di integrarsi passava dalla conoscenza della lingua e delle abitudini del luogo in cui stava». Dodo Rusconi ha la prerogativa, unica, di essere stato prima compagno e poi allenatore di Morse: «Grande serietà - spiega - e dedizione totale al lavoro, in particolare sotto l’aspetto della concentrazione, nel suo caso davvero straordinario. Da playmaker posso dire che la sua abilità era di farsi trovare al posto giusto al momento giusto per ricevere la palla ma qualche merito lo prendiamo anche noi che gliela passavamo». Tra i pochi assenti ieri sera Ottorino Flaborea, che trascorre parte dell’anno in Grecia: «Con lui ho giocato per un solo anno - ricorda - ma è stato un giocatore davvero straordinario: gli bastavano pochi centimetri per piazzare il suo tiro. Non si emozionava mai, era sempre freddo, per lui la partita era come l’allenamento». Anche per Sandro Galleani Bob Morse è un fratello: «Su Bob potrei scrivere un altro libro... Un ragazzo stupendo, di una professionalità incredibile e d’altra parte se Varese ha deciso di conferirgli questo riconoscimento non è un caso... Tra i ricordi che conservo nella mia bacheca c’è la coppa per il vincitore della classifica marcatori. Me la diede in cambio di una riproduzione di una Coppa dei Campioni e la conservo gelosamente. Ricordo che quando tornava a Varese dagli Stati Uniti mi portava sempre dei libri sulla mia professione di fisioterapista che poi si prestava a tradurre: per me un aiuto prezioso anche sul piano professionale». Sandro Gamba ha mantenuto con Bob un solido legame: «Lo contattavo sempre in occasione dei miei viaggi negli Stati Uniti - dice l’ex allenatore di Ignis, Mobilgirgi e Nazionale - e lo ricordo come uno dei giocatori più "allenabili" della mia carriera, sempre attento, disciplinato, impegnato. Era assolutamente inserito nella squadra, in un gruppo di gente scherzosa, di veri amici, al quale ci si doveva adeguare. Ricordo che un anno decidemmo di aiutarlo a vincere la classifica dei marcatori (l’avversario era il cagliaritano Sutter) e la cosa ci riuscì anche perchè lui, senza grande sforzo, segnò al solito moltissimo; un episodio che sottolinea però anche la grande disponibilità del gruppo nei confronti del singolo». Bruno Arrigoni, assistente di Sandro Gamba e oggi g.m. di Cantù, ricorda in particolare la grande disponibilità di Morse a imparare: «Era sempre pronto a lavorare per affinare i movimenti, per migliorarsi. Era un po’ la "stella" della squadra ma non approfittò mai di questa sua "forza politica", sempre disponibile a sacrificarsi a beneficio del gruppo. Forse il giocatore americano in assoluto più disponile a imparare; ma forse un tempo dai college Usa uscivano giocatori diversi rispetto a oggi».
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