Jump to content

Recommended Posts

Posted

di GIANCARLO PIGIONATTI

Sin qui nessuno s’è fatto avanti, nemmeno per sbaglio. Aspetta e spera, caro Castiglioni. Mettere mano al portafoglio, dalle nostre parti, è un movimento da strappo, non solo muscolare. Il momento è gramo ma anche i bei tempi, a parte le eccezioni e le solite note famiglie, non hanno registrato slanci tali di questo nome. Eppure qualche appassionato ha soldi veri, evidentemente buoni per sé. Certo, non si può pretendere che un tal imprenditore scenda in campo per far piacere alla piazza ma è anche vero che se è un vero appassionato di Pallacanestro può fare la sua parte, come ne fa e in toto la famiglia Castiglioni. La squadra è un bene, anzi un patrimonio sportivo d’una città la cui forza imprenditoriale, solitamente, si riflette nella vita pubblica, fosse anche sportiva. Questione di partecipazione e risorse. Certo, il cosiddetto sociale o assistenziale pretende il primo posto dei bisogni, tuttavia merita una speciale attenzione - almeno crediamo - una Pall. Varese che, nella continuità, riannoda le passioni di molte generazioni e dà lustro a un’intera provincia.L’avvertimento di Claudio Maria Castiglioni, giorni fa, su queste colonne, è risultato sin qui lettera morta, eppure le sue riflessioni ponevano efficacemente la questione di una continuità che la sua famiglia da sola, con aziende in crisi e operai in cassa integrazione, non può più permettersi. Roba da cessione dei diritti sportivi a chi, per esempio, ha la capacità di investire per competere nel massimo campionato. Era soltanto un’amara provocazione, però di chiara percezione da parte di molti tifosi che, stavolta, non vi hanno fatto dell’ironia. Anzi qualcuno, come il buon Vanetti, sportivissimo e famoso capelèe della città, non si scandalizzerebbe affatto se i Castiglioni cedessero il diritto sportivo alla Fortitudo e neppure se lo facesse Rosati del Varese calcio, magari a un Rodengo Saiano... qualsiasi. Morale, se la città che può, se ne frega, Varese non si merita certi campionati.

«Comincio a preoccuparmi seriamente - spiega il giovane Castiglioni, presidente della Pall. Varese - visto che qui, nonostante un appello severo e responsabile, non si batte chiodo. Se qualcuno pensa al nostro solito "pianto d’estate", si sbaglia e di grosso. E nemmeno ci azzecca chi crede a una nostra arbitraria presa di posizione, quella che, in politica, si chiama "arroganza del potere", magari per supporre che la mia famiglia, restando dov’è, vuol comandare con i soldi di altri. Chi ne ha e veri si faccia avanti e noi sgombriamo il campo. Ma se non esiste in circolazione un successore reale, ben vengano piccoli soci, ciascuno con un proprio contributo, li faremo accomodare in società, per un ruolo gratificante e diretto. Se è vero che l’unione fa la forza si può anche sostenere il club legando il nome della propria azienda all’immagine della Pall. Varese attraverso un corrispettivo adeguato e controllabile in pubblicità».

Ma, si diceva, non s’ode alcun squillo di tromba.

«Dopo quell’intervista - aggiunge Castiglioni - ho trovato in verità persone attente e comprensive, solidali e vicine. Ma solo a parole».

Caro presidente, le ricordiamo la quercia caduta: mentre la rimpiangevano, tutti facevano legna.

«E’ un paragone molto triste ma rispecchia la realtà. La gente mostra di capire il momento difficile in cui ci troviamo ma nessuno, ripeto, s’è messo una mano al cuore, anzi al portafoglio. Eppure è gente che frequenta il Rotary o i Lions non il baretto all’angolo della strada, laddove invece il tifoso risponde con il suo fedele abbonamento. Già, gli incassi per spettatori, sono il nostro zoccolo duro, che ci sprona a batterci».

L’azionariato popolare, tra abbonamenti e biglietti, è una certezza che, con un po’ di ottimismo e qualche ritocco, può valere 700/800mila euro: una cifretta-base per sperare...

«E’ tutto giusto, come sono vere le entrate di tanti piccoli sponsor dai quali ci attendiamo una conferma ma il gap tra previsioni e costo effettivo risulta troppo alto per la mia famiglia. Sin qui, magari lamentandoci, anche da antipatici, abbiamo sempre ripianato la differenza tra entrate e uscite, persino con grosse cifre ma, ma stavolta, proprio non possiamo. Credo che ci si debba dare atto dell’impegno d’onore che abbiamo rispettato per riportare la squadra dov’era dopo nostri disastrosi errori, avremmo anche potuto sfruttare l’incertezza d’un campionato sconosciuto per adeguarci alla LegAdue, invece abbiamo subito voluto, cercato e trovato la promozione».

Che fare allora?

«Se le cose stessero così, non sarebbero molte le vie d’uscita possibili. L’una potrebbe essere la rinuncia della mia famiglia ma con la squadra iscritta regolarmente alla serie A (il che peraltro costa e non quattro soldi), in questo caso toccherà al sindaco trovare il successore, l’altra, già spiegata, riguarderebbe un ridimensionamento della squadra con il rischio preventivo di una retrocessione scontata, eventualità questa cui noi Castiglioni e i Cimberio (che continuano) ci opponiamo decisamente per evitare figuracce personali ma, soprattutto, per il prestigio di Varese. Certo è che, se tutti fingessero di non vedere né di capire, la famiglia Castiglioni non rischierebbe di chiudere bottega... a metà campionato. Nell’escludere una fine così ingloriosa, preferiremmo allora non metterci in gioco dall’inizio. La terza soluzione imbarazzante e odiosissima sarebbe la cessione del diritto sportivo a un club che si può permettere d’essere competitivo nel grande basket in cambio di una LegAdue praticabile o comunque sopportabile». ,

Al di là di un realismo drastico, proprio non esistono altri margini, almeno di speranza?

«Sarebbe un guaio non credere possibile un solo rimedio in questi nuovi giorni di attesa: basterebbe la disponibilità finanziaria di alcuni professionisti e imprenditori, anche a cifre abbordabili ma tali insieme da garantire un milione di euro. I nostri uffici sono al lavoro per avere i rapporti giusti con potenziali sostenitori e per iniziative di merchandising (come una maglia della promozione firmata dai protagonisti in vendita) e tante altre».

Sicuramente a giudicare contenuti e toni della società non siamo su "Scherzi a parte"...

«Credo d’essere una persona seria - fa Castiglioni -, quindi non scappo e aspetto buone nuove per il bene della Pall. Varese che, così, non va, da nessuna parte».

Aspetta e spera? Ora non v’è altro da fare.

×
×
  • Create New...