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di GIANCARLO PIGIONATTI

C’è sempre un altro pianeta. Nel calcio lo è quello dei soliti e noti club inglesi e spagnoli, scavalcati in questi giorni, per un’esagerata potenzialità, dal Real Madrid che si permette acquisti e ingaggi pazzeschi per le nostre orecchie, abituate a somme ordinarie. Eppure per Florentino Perez centosessanta milioni di euro, pur non essendo noccioline, non sembrano nemmeno un azzardo finanziario, ancorché giudicato eccessivo e fuori mercato dai club più concorrenti e danarosi d’Europa. Il merchandising, destinato a gonfiarsi con le magliette di Kakà e Cristiano Ronaldo, le "visite turistiche" al Bernabeu, la quota sottoscritta dai soci, gli incassi, i diritti televisivi e un prelievo fiscale molto più generoso rispetto all’Italia, sicuramente, non lo lasceranno in camicia, anzi promettono un ritorno consistente, da infiocchettare con un successo in Champions che porterebbe tanti milioni.

L’Italia, con i suoi crucci (stadi e tensioni), marcata a pressing da un fisco perfido e pesante, sembra così appartenere al terzo mondo.

Nella pallacanestro, poi e fatti i debiti paragoni con il calcio, per introiti da spettatori e diritti televisivi (un’inezia), i club s’arrabattano, tant’è che, a parte eccezioni, Stefano Pillastrini, su queste colonne, s’è permesso osservare, con il rischio di "stoppare" l’effetto-appello del suo presidente, che non sono poche le società alle prese con le stesse preoccupazioni della famiglia Castiglioni. Roba da mal comune, mezzo gaudio? Se passasse questa linea, staremmo freschi.

Dunque, ogni atroce cruccio non va ignorato, come probabilmente s’usa pensare in questa piazza, sicura - vacche grasse o magre, fa lo stesso - della continuità della sua squadra, Come dire: qualche santo provvederà. Magari da gabbare... ma attenti a restare gabbati. Non sono bei tempi, anche se la famiglia Castiglioni, costretta a tenere un profilo molto basso, in attesa di eventi che si augura consolanti, sta pensando alla squadra del prossimo campionato. Innanzitutto con alcune conferme per non disperdere l’essenza morale della Cimberio promossa, quindi con i primi obiettivi, alla sua attuale portata che, sin qui, riguardano il giovane Mian e, come abbiamo anticipato ieri, Marco Cusin, il pivottone di Pordenone, promosso anch’egli in serie A con Soresina. E’ mercatino in attesa di raccogliere soldi freschi attraverso gli abbonati e gli sponsor (Cimberio in testa), sin qui come il pozzo di San Patrizio, qualche movimento in uscita potrebbe accadere, pure non piacendo alla piazza.

Se qualcuno si facesse avanti, avendo promesso il giovane e serio Castiglioni di fare chiarezza fra club di basket e gruppo, "rottamando" il calderone, la nuova squadra - al di là di sue opinabili scelte - lieviterebbe di valore, in meglio ovviamente.

Verrebbe persino voglia di rivolgersi al patron del Real, conoscitore di pallacanestro e conscio della storia di Varese, molte volte avversaria dei madrileni in Coppa dei campioni, visto che qualche centinaio di migliaia di euro sembra moneta per le sue tasche. Facciamolo pure socio onorario... Tant’è la provocazione per dire di terre lontane.

In Italia, sul parquet, sembra una tribù a parte la Montepaschi, vista la forza delle Banche che qui, a Varese c’erano e che sono finite inghiottite in fusioni che ne hanno azzerato l’identità. Stasera ci prova l’Armani Jeans che capitali ne possiede ma che ancora sul campo, per scelte e risorse, è staccata d Siena in competitività. Una cosa è certa: la finale scudetto è una sfida tra le forze economiche più in vista in questo momento: sul campo però Siena gode nettamente dei favori del pronostico, tutt’al più bisognerebbe scommettere sulla differenza canestri, sempre che non succeda un miracolo di quelli che scuotono le persone, come certe visioni celestiali.

Godiamoci, si fa per dire, la serie scudetto.

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