Lucaweb Posted October 13, 2009 Posted October 13, 2009 di Massimo Turconi Senti Giacomo Galanda che parla di "New deal", argomenta di "costruzione di una identità", discute di "forte progettualità" e ti rendi subito conto che, al confronto, il "povero" Franklin Delano Roosevelt avrebbe fatto la figura di un dilettante della retorica. Il famoso presidente USA, protagonista dell’ancor più famoso discorso post-despressione del 1929, trova infatti, 6000 chilometri più ad Est, un temibilissimo concorrente nel capitano biancorosso, il quale si accosta al nuovo campionato accompagnato da una spiccata vena filosofica. «La fantastica stagione scorsa è alle spalle e - dice Galanda - deve, obbligatoriamente, rappresentare il passato. Uno "ieri"nel quale nessuno si deve cullare ma che ci è servito per costruire una nuova identità e dare il via al "New deal" della Pallacanestro Varese, risorta in fretta dalle proprie ceneri dopo l’amarissima retrocessione. Adesso, fatto il primo passo, siamo attesi a quelli successivi, decisamente più importanti». - Quali, di grazia? «Lo sforzo di tutti dovrà essere canalizzato nel mantenere e consolidare la presenza di Varese in serie A senza pensare che il massimo campionato ci spetti solo in virtù della storia o della nostra lunga tradizione. Negli anni scorsi abbiamo capito, a nostre spese, che a questo livello nessuno ti regala nulla e che, giustamente, le avversarie se ne fregano di chi sei, di quanto hai vinto in passato o di quanta gloria hai alle spalle. Dunque, per così dire, il mio avviso ai naviganti, leggi i miei compagni, sarà: accostarsi al campionato con umiltà massima e determinazione al diapason perché i dirigenti, la città e i tifosi da noi si aspettano altre pagine di buona storia cestistica». - E lei, dopo qualche inquietudine estiva, ha deciso di essere ancora il capitano nonché uno dei leader di questo "Nuovo corso"... «Con la Pallacanestro Varese ho sottoscritto un accordo biennale e la mia, al pari credo di quella di Randy Childress, è stata soprattutto una scelta di vita. A Varese, non è un mistero, mi sono sempre trovato benissimo, circondato da gente che mi vuole bene e mi rispetta. Sulla mia personale bilancia ho scelto di piazzare primariamente questi valori rinunciando ad altre collocazioni, magari più remunerative economicamente, ma non così allettanti dal punto di vista umano e ambientale. Per dirla tutta, oltre al contratto, che comunque è buono e mi soddisfa, ho optato per una situazione, la Cimberio appunto, che reputo perfetta sotto ogni profilo. Dentro e fuori dal campo, per me e la mia famiglia». Giacomino, dunque, contento come una Pasqua, dopo un’assenza durate solo dodici mesi riallaccia i fili col "suo" campionato: la serie A. - Come se lo immagina questo ritorno, peraltro da ala grande, suo ruolo naturale? «Prima di tutto penso alle difficoltà che incontrerò durante le prime partite dal momento che un anno di lontananza è tanto e riadattarsi ai ritmi fisici e tecnico-tattici della serie A non sarà una passeggiata. Per quanto riguarda il mio compito non credo che ci saranno tanti cambiamenti rispetto a quello che già facevo in LegaDue. Un po’ perché il sistema di gioco adottato da coach Pillastrini non prevede posizioni fisse e inamovibili, bensì un continuo movimento. Un po’ perché, anche in serie A, la presenza di centri grandi, grossi e fisicamente dominanti è sempre più rara». - Restiamo per un attimo sotto canestro, in teoria l’unica "zona grigia" del vostro organico. O no? «In effetti là sotto, soprattutto difensivamente, e sempre facendo riferimento ai canoni teorici della pallacanestro, ci manca qualcosa in termini di chili e centimetri. Ma questo, da un lato, sarà uno stimolo a lavorare di più e meglio come squadra, costruendo una serie efficace di raddoppi e rotazioni, mentre dall’altro costituirà sicuramente una spinta motivazionale importante per i nostri giovani. In particolare per Martinoni e Antonelli, che in determinate situazioni saranno chiamati a "rubare" minuti. Essere solidi e consistenti dentro l’area sarà - conclude Galanda - un dovere di tutti».
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