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di Massimo Turconi

Sei giganti in canottiera bianca, cravatta nera, occhiali neri e, in testa, un Borsalino. Immancabilmente nero. Gli appassionati di pallacanestro "doc", quelli che conoscono il basket fin nei suoi meandri più reconditi, ricordano benissimo i loro nomi: Dave Corzine, Paul Griffin, Reggie e George Johnson, Mark Olberding e Kevin Restani. Il sestetto in questione, tutti lunghi di discreto talento e notevolissime doti fisico-atletiche che giocavano con la maglia dei San Antonio Spurs, formava, ad inizio degli anni '80, i famosi "Bruise Brothers", ovvero "Fratelli del Livido". Gente che dentro l'area texana non andava tanto per il sottile, giocava in modo molto energico (eufemismo di facile comprensione...) ed era sempre pronta a lasciare "ricordini" ai coraggiosi pivot avversari che osavano avventurarsi nel "colore".

Simone Cotani, ala della Cimberio Varese, alias "Il Gladiatore" (nella foto con Gergati) , declama il manifesto programmatico di una squadra che, per reggere l'impatto con la serie A, dovrà imparare a farsi rispettare a tutto campo, ma soprattutto nell'area piccola: «Non conoscevo la storia dei "Bruise Brothers" ma - dice il giocatore romano - messa così mi piace e penso che noi di Varese dovremmo prenderla come esempio e come spunto per la stagione che va ad incominciare. Sotto i tabelloni partiremo con l'etichetta di squadra leggera, che ci può stare, ma accanto a questa dovremmo appiccicare quella di formazione dura, tosta e, perché no?, cattiva. Del resto Ron Slay è uno già abituato alla lotta e ad imporre le sue caratteristiche fisiche; Galanda da giocatore esperto sa usare fisico e centimetri, Martinoni e Antonelli saranno chiamati nell'arena a sputare sangue e a fare la loro parte, mentre il sottoscritto, già lo sapete, nell'atmosfera da battaglia si esalta».

- Lei però dovrà esaltarsi specialmente nel nuovo ruolo: quello di ala piccola.

«Dal punto di vista tecnico non ci saranno grandi differenze tra Lega-Due e serie A, mentre sono consapevole che cambieranno in maniera sostanziale le mie responsabilità. In particolar modo quelle difensive. Coach Pillastrini e la squadra, in questo senso, si aspettano tanto da me e io dovrò essere pronto sotto il piano dinamico e mentale a lavorare e portare a casa risultati efficaci in una zona del campo solitamente nevralgica per l'esito delle partite».

- Quali le prime impressioni sul gruppo?

«Le sensazioni personali sono più che buone, rafforzate dall'idea che la società abbia prodotto un grande sforzo per allestire un organico adeguato alla serie A. Sensazioni che da una parte sono legate ad un gruppo che può mettere sul piatto della bilancia un buon "mix" tra esperienza, talento, gioventù e voglia di affermazione. E dall'altra è sicuramente avvantaggiato dal fatto di conoscersi bene e di sapere già quali sono canoni di gioco da sviluppare. Certo, l'obbiettivo sbandierato non può che essere quello della salvezza, ma da raggiungere il prima possibile per provare, una volta tranquilli, a togliersi delle soddisfazioni».

- Quali, invece, le impressioni sui nuovi compagni?

«Thomas è un personaggio delizioso, sempre tranquillo, sorridente e disponibile. Una calma che, devo dirlo, contrasta con l'iperattivismo che Jobey dimostra sul parquet. Quest'uomo -commenta ammirato Cotani - non è mai fermo, si allena a ritmi incredibili e si spreme al mille per cento in allenamento. Slay invece, oltre alle ben note qualità tecniche, ha già messo in mostra anche carattere da leader, grande personalità e spirito di chi non si tira mai indietro, proprio da trascinatore di un gruppo che è pronto ad affilare i gomiti». Insomma, Simone Cotani, Ron Slay, Gek Galanda, Nick Martinoni e Rcky Antonelli: da oggi siete autorizzati a chiamarli "I Bruise Brothers" del West italiano.

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