Lucaweb Posted October 29, 2009 Posted October 29, 2009 di GIANCARLO PIGIONATTI In pensione, per una legge impietosa del tempo, finiscono ruoli e cariche, non però, le idee. Il caporedattore ha chiuso, ribeccatevi l'opinionista. Trentaquattro anni di passione professionale nella storia valorosa e ultrasecolare della Prealpina sono un marchio vitale per chi è innamorato del proprio mestiere, senza il quale, soprattutto nella continuità, ci si ritroverebbe improvvisamente senza aria. Questione di amore per la maglia. Ne ho viste (e scritte) tante come cronista, anche di "nera" e "giudiziaria" ma soprattutto considero un privilegio l'accostamento di commentatore sportivo alla Pallacanestro Varese nella quale giocai da ragazzo e che, per quasi trentacinque anni, ho seguito attraverso scudetti e retrocessioni, stagioni esaltanti e sciagurate, belle favole e storiacce: roba da squagliare il cuore. Ho conosciuto campioni e mezzi giocatori, ognuno a modo suo personaggio d'un momento che ha fatto storia,. Mai pappa e ciccia o peste e corna per partito preso, credo d'aver scodellato, attraverso riflessioni e provocazioni, fior di dibattiti sull'amata squadra dei canestri. Soprattutto ho sempre confrontato le mie opinioni con i risultati, seppur a volte poco capito o peggio maledetto da chi avrebbe preteso altre e comode "verità". Se stai sull'incudine, resta, se sei sul martello, batti: cercando una costruttiva lettura della realtà al servizio dei tifosi, destinatari sovrani di ogni considerazione. Innanzitutto l'onestà del proprio pensiero, poi tanta umiltà seppur attraverso una critica che, a volte, forse, può dare l'impressione di un giudizio calato da una torre similavorio. Rieccoci. A una settimana esatta dall'esordio della Cimberio in un campionato di ritorno nel grande basket ci chiediamo, come tutti, avendo ciascuno una propria sensazione, quale squadra ci ritroveremo dopo una stagione nella quale si sono persi i riferimenti con la massima serie. Ebbene, tra un esperimento e l'altro, tra un'amichevole vinta e tre perse, crediamo che Varese sia una squadra migliore di quelle peggiori. Già, ma quante riuscirà a mettere dietro le calcagna? Tre, quattro, cinque? Boh. E se fossero di più, meglio. Le gerarchie della serie A sono dominate dalla Montepaschi: stessa musica, la conosciamo. Sono noti i suonatori, i coristi, i direttori: i senesi la suonano da anni e nessuno, sin qui, ha sequestrato i loro strumenti. Poi troviamo club collaudati nei propri organici, arricchiti da nuove iniezioni di capitali, piazze ambiziose come Milano, Roma , Bologna e Treviso e altri di comprovata competitività (basti pensare a Teramo e Biella), infine un nutrito fronte di battaglianti con la speranza di evitare una ribalta di carta stagnola. Tra le quali immaginiamo Varese, una specie di bottega che può offrire di tutto, capace com'è Pillastrini, un artigiano che sconfina nell'arte degli arrangiamenti, di reggere alla concorrenza di marca. Non a caso la Cimberio, pur tra manifesti limiti, anche dovuti a un budget che non ammetteva colpi di mercato, sta crescendo nel suo precampionato a misura di avversari che affronterà per guadagnarsi la pagnotta. Sin qui, tuttavia, pare sguarnita di punti estemporanei nella sua "banda bassotti" mancando quell'elemento dotato di guizzi individuali quando anche una forzatura diventa utile come il trapano di casa per certi lavoretti. Thomas ha tiro ma sta nei giochi, come la squadra sta agli equilibri del suo coach, ma non sempre le partite girano come le si prepara; in compenso, all'ala e sotto i cristalli, circolano tipi svegli e sfrontati come Morandais e Slay i quali, se in giornata, con la garanzia dell'"usato sicuro" possono far entrare, acrobaticamente dalla finestra, la squadra in partite sin lì ardue. Personalmente non ci saremmo fatti mancare un centrone, anche di rincalzo, come reclama la fisicità d'un campionato più "robusto" rispetto alle stagioni dei mezzi lunghi atletici, cioè di "quattro" travestiti da "cinque". Ma i pivot a volte tornano. Non fu un caso, crediamo, se nella passata finale scudetto Milano resse, per una volta, si fa per dire, alla Montepaschi proprio con un Beard , a dir poco, magico. Resta da chiedersi quanti punti, oggi, possegga la Cimberio nelle mani dei suoi giocatori per cogliere il suo potenziale offensivo. Una baggianata? Può darsi, se la difesa si trasforma ogni volta in una fortezza, eppure lo stesso Magnano, un giorno, si convinse della valenza di tale indicazione. Mettiamo che sia un dato d'un problema, giust'appunto chiaro per capire come risolverlo, ebbene considerando le medie punti dei biancorossi fatti registrare nella serie A italiana questa squadra arriva a sfiorare gli 82, compresi gli 11,6 di Childress di qualche stagione fa e i 7,7 di Martinoni ottenuti però in LegAdue. Non sono cifre impressionanti ma talvolta l'insicurezza diventa una forza, dovendosi tutti concentrare per far quadrato su se stessi, al fine di imporsi una piacevole normalità. Resta una Pall. Varese da amare nella sua continuità dopo un'estate paurosa per un club come la Fortitudo, cancellata dalla crisi, dovendo riconoscere la città gli sforzi d'una famiglia (i Castiglioni) che, avvalendosi di gente seria e appassionata, attaccata ai colori e onesta, vuol essere ancor più padrona del suo futuro. Nel frattempo ha bisogno di tanti e grandi amici, basta abbonarsi.
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