Lucaweb Posted January 26, 2010 Posted January 26, 2010 di GIANCARLO PIGIONATTI Un meno due che gela un buon raccolto. E che devasta l’immagine di Varese e dello sponsor nonché le motivazioni di una squadra alla scoperta di nuove ambizioni, come evoca una possibile qualificazione alle finali di Coppa Italia e ai play off. Possiamo anche immaginare gli umori dei giocatori di fronte ai premi che comportano certi traguardi eventualmente negati. Come pensiamo al danno patibile dai tifosi, affossati nei loro entusiasmi e nei loro affetti. Con Varese retrocessa di due punti in classifica, pure in brutta compagnia, d’una Napoli chiacchierata e in forte crisi, tutte queste riflessioni valgono, nell’ufficialità d’una così grave penalizzazione, un marchio d’infamia, innanzitutto per una società che, in verità, si sta facendo apprezzare dopo stagioni discutibili. Ne conviene il giovane Castiglioni il quale non cerca scuse, che non servirebbero per la mancata puntualità del suo club nell’onorare i contributi dovuti ai giocatori, come pretendono, invece, nuove e rigorose regole federali. Come farsi del male da soli. Un vecchio vezzo e vizio, che fa pensare a un certo modo di procedere negli uffici del Gruppo per la poca dimestichezza con un’azienda particolare come lo è la Pallacanestro Varese. Eppure sarebbero state chiare e devastanti le conseguenze per termini non rispettati, sicchè esse non avrebbero ammesso comportamenti diversi né tantomeno la possibilità di farla franca, sempre che dall’alto non si stenda, in occasione d’un ricorso che ci sarà, un velo pietoso per un rigore violato ma senza precedenti, voluto da questa stagione per fare piazza pulita di quei continui pasticciacci societari che, avvelenando la coda dei campionati scorsi, avevano fatto pensare a una federazione non vigilante e poco seria. Sia auspicabile allora un’indulgenza di fronte a un impegno comunque onorato, seppur con lieve ritardo, come dimostrano le carte. In questo senso la società biancorossa, pur consapevole d’essersi danneggiata con le sue mani, aspetta e spera, nel frattempo viene in mente Emilio Fede, quando, fuori onda, sbotta: "Che figure di m...". E’ lo stesso presidente ad ammetterlo con una faccia che sembra un cencio strapazzato, non potendo negare precise responsabilità per un danno pratico e morale che sconcerta semplicemente nel chiedersi come e perché si sia osato sfidare una procedura normativa per il versamento di una somma non impossibile da trovare (meno di trecentomila euro), avvenuto poi, nel giro di pochissimi giorni. Certo, l’impressione di superficialità o di approssimazione resta, seppur di fronte a una società che sta dimostrando, soltanto con le sue forze e i pochi amici che conta, d’essersi messa in una sana carreggiata. «Eppure in quel momento - spiega Claudio Maria Castiglioni - non avevamo la possibilità di azzerare la pendenza contributi alla Comtec dovendo dare la precedenza ad altri importanti impegni assunti dalle nostre aziende. Se zappassimo i soldi, avremmo anche una squadra più forte di quella che già, sino a prova contraria, sta allietando le aspettative e soddisfacendo la nostra gente. Ora, però, mi immagino un’ondata di critiche rovesciarsi su una società che stava conquistando onori sul campo e in quelle stanze che pretendono credibilità. I tifosi, i primi destinatari dei nostri sforzi, ovviamente, si sentiranno defraudati e, ironia del caso, proprio dal loro club del cuore. Anch’io, se non conoscessi la nostra realtà interna, sarei tremendamente critico». Il giovane presidente si "massacra" in un "mea culpa" ininterrotto, sincero e contrito, anche se all’epoca del fatto, come osserva con altrettanta ossessione, quasi a cercare una generosissima e insperata comprensione, la proprietà non avrebbe potuto fare altro. Resta da capire, insistiamo, come non si sia potuto regolarizzare la propria posizione entro una scadenza così fatale: se non si vuol finire maciullati sotto un treno, non ci si mette su un binario quando s’annuncia il transito di un direttissimo. «L’obiezione è chiara per un comportamento forse poco capibile ma è anche vero che, non sapendo come affrontare quella scadenza, si pensò soltanto ed esclusivamente a metterci in regola, appena avremmo potuto. Come poi accadde, prima dello stesso ingaggio di Reynolds. E, a cose fatte, s’era sperato in una comprensione federale, al di là di norme chiare e come ci proviamo ora con un ricorso nel quale spiegheremo i nostri tentativi di onorabilità. Nel frattempo capisco chi è deluso forte nei nostri confronti». Già, si continua all’"Azzeccagarbugli" non potendo dimenticare, sempre in tema di contributi, quei quattro milioni di euro versati in una botta, sennò Varese avrebbe chiuso bottega e per sempre nel basket. In futuro sapremo se al danno s’aggiungerà la beffa, di scenari futuri compromessi sul campo, come paventa lo stesso Castiglioni il quale s’augura che di un’eventualità del genere siano, alla resa dei conti, risparmiate squadra e tifoseria.
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