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di Massimo Turconi

Su quell’unico erroraccio - un sottomano di sinistro sbagliato goffamente sul 79-74 per Biella - è tornato mestamente in panchina dimenticando, forse solo per un attimo, la sua tempra di irlandese duro e tenace. Ma dopo una decina di secondi, Mc Grath era già in piedi ad agitare l’asciugamano, incitare i compagni e soffrire per una gara che sembrava persa malamente, poi acciuffata per i capelli e, infine, vinta nettamente, al di là di ogni ragionevole dubbio.

«Una di quelle vittorie che ti fanno star bene e - dice in tono soddisfatto Mc Grath - trasmettono sensazioni positive per lo spirito di squadra perché, dopo essere stati sotto anche di 15 punti in un brutto primo tempo, abbiamo corso il rischio di implodere. Invece, abbiamo avuto la forza di restare uniti e, giocando con carattere in difesa e intelligenza in attacco, abbiamo pensato solo a “mangiare” un punto alla volta a Biella».

Bravi, aggiungiamo noi, anche a resistere agli strappi più violenti inferti dai padroni di casa.

«Diciamo la verità, sul punteggio di 79-71 (al 34’ ndr), con l’inerzia che sembrava fosse passata nelle loro mani, con il pubblico del BiellaForum in delirio e pure qualche decisione arbitrale avversa, in pochi avrebbero scommesso su di noi. Ma noi, per quelle cose “di feeling” che capisci solo se stai sul campo, vedevamo un’Angelico con poca sicurezza, affaticata nella testa e nelle gambe. Insomma, per usare un’immagine consueta, sentivamo l’odore del sangue e grazie ai canestroni di Tusek (eccellente lo sloveno con 6 punti nel periodo topico del match, ndr) e le triple di Childress e Thomas abbiamo messo la freccia, sorpassato Biella e chiuso in bellezza».

La Cimberio tra primo e secondo tempo ha cambiato camaleonticamente pelle: provi a spiegarci che cos’è successo.

«Siamo rimasti in spogliatoio pochissimi minuti, durante i quali il coach Pillastrini ci ha chiesto di cambiare una situazione sui giochi a due, eliminando i raddoppi sul palleggiatore, che non stava funzionando. Così ci siamo mossi in modo diverso, scegliendo di presidiare di più l’area ed evitando quei palloni dentro che, nei primi venti minuti, ci avevano fatto davvero male. L’aggiustamento tattico voluto dal nostro allenatore ha dato i frutti sperati e il parziale del terzo periodo, in particolare se letto in chiave difensiva (solo 16 punti concessi a Biella, ndr) ci ha permesso di girare il senso della partita».

Un mese e mezzo a Varese: qual è il suo primo mini-bilancio dell’esperienza in biancorosso?

«Per prima cosa vorrei sottolineare che la presenza di “Pilla” è stata fondamentale per indirizzare la mia scelta, perché con lui avevo già lavorato piuttosto bene alla Virtus Bologna, anche se per un breve periodo. Detto questo, sono felice di esser qui e poter dare una mano (4 vinte e 2 perse da quando Mc Grath è arrivato, ndr) a una squadra che al mio arrivo, all’inizio di gennaio, a causa degli infortuni assomigliava a un ospedale da campo. Adesso le cose stanno andando meglio, anche se, restando in termini sanitari, l’emergenza è scesa solo dal codice rosso a quello giallo, visto che riusciamo ad allenarci insieme, al completo, solo un paio di volte la settimana. Con queste prospettive - commenta scherzosamente Donnie, ma non troppo - non oso pensare che cosa potrà accadere quando tutti saremo in piena salute e in grado di fare un paio di intere settimane di allenamento senza defezioni».

Ipotizzi: che cosa potrà succedere?

«Il nostro gruppo non è affatto male, con giocatori esperti e di classe, una buonissima “chimica” tra i reparti e una capacità di giocare a ritmi diversi che, in serie A, non è proprio comune. Quindi, pur restando ancorati a terra e fissi sull’imprescindibile obiettivo salvezza, mi piacerebbe ipotizzare qualcosa di più. Per esempio, i playoff. Sarebbe un bel regalo per tifosi e società».

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