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Childress da ripensare tra "pro" e "contro"


Lucaweb

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di GIANCARLO PIGIONATTI

Alla faccia dell’anagrafe. Childress non lascia ma raddoppia, tutta la vita a Varese ma, pur di giocare, non importa dove. Già, l’americano non scende da quella che sembrava l’ultima fermata. L’ha detto: "Continuo". E ha spiegato perché nel confessionale di Pillastrini. Randolph, 38 anni a settembre, sogna di chiudere la carriera a Varese ma se il club lo congederà, si offrirà al mercato in cerca di estimatori e acquirenti.

Il play, si diceva, ha "notificato" più in profondità le sue ferme intenzioni all’allenatore che lo aveva incontrato proprio per suggerirgli di chiudere qui la carriera. L’idea di Pillastrini, quasi un fratello maggiore per Childress, risaliva al febbraio scorso quando dovette ricorrere a staffette di play americani per tenere accese le luci di un reparto dai facili black out.

Eccoci ai nostri giorni con l’incredulo americano in una specie di sommessa conferenza sulle referenze dell’uomo e del giocatore, ancora capace di affrontare campo e avversari, portando come prova fresca la sua scintillante esibizione nella delicata e decisiva gara contro Cremona che suggellò la salvezza di Varese.

Childress, che ha classe da vendere, pur non fingendo freschezza di fronte a un’età abbastanza impietosa, ha fatto così la lista dei suoi "pro" in anteposizione ai "contro", a cominciare dalla tenuta fisica che egli - ne è convinto - si sente di garantire, se ben dosato nell’arco di una gara. Per dire poi di una tattica dosata e appropriata al suo impiego e di uno smisurato orgoglio personale che lo sprona a non chiudere una lunga carriera dopo una stagione più scura che chiara.

Tutto sommato non ha torto nell’evitare l’"ospizio" o, se preferite, la "rottamazione", avendo espresso classe e segnato canestri quando ce n’era assolutamente bisogno. Certo, lo ammette, non è stato un anno esaltante ma non accetta proprio l’idea di un’uscita di scena e nemmeno per cominciare, magari da assistente (come gli ha suggerito lo stesso coach), la carriera di allenatore.

L’americano ritiene che la tara dell’età sia alleggeribile da un proprio utilizzo più scientifico e pianificato, anche uscendo regolarmente dalla panchina. Osservazione che ha provocato la pronta obiezione di Pillastrini, secondo cui un giocatore leader - come lui - non accetterebbe mai, di fatto, di fare il gregario, seppur di qualità. Ma Childress ha sparato altre raffiche di valutazioni a suo favore, condivisibili abbastanza dal coach, il quale riconosce la sua positività fuori del campo, ritenendolo il tipo ideale nello stimolare i compagni ma, soprattutto, i connazionali, avendolo fatto abilmente con Slay, un elemento difficile, che ha saputo inquadrare e trascinare.

«Sinceramente l’avevo cancellato dalla mia testa in merito al futuro, ora però credo che la sua posizione debba essere valutata attentamente dalla società, che potrebbe anche riconsiderarla se riuscisse, per esempio, a ingaggiare un ottimo play italiano o comunitario: lo so, è un problema, in attesa di risorse da quantificare. Una cosa è certa: Randolph si dovrà ridurre lo stipendio».

Chi vivrà, vedrà.

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