Lucaweb Posted November 17, 2010 Posted November 17, 2010 di GIANCARLO PIGIONATTI Siamo al rituale delle foglie secche, dovendoci interrogare, tra i pronostici d’autunno, su una sfida biancorossa tanto speciale, al punto da influenzare lo stesso futuro. La Pall. Varese, si sa, ha cambiato dimensione, resta da capire quale sarà effettivamente il suo domani societario mentre un po’ tutti i nuovi addetti ai lavori vivono con capibile apprensione un delicato momento di transizione come capita in ogni passaggio tra vecchio e nuovo. Ad occhi esterni toccherà alla squadra, quale immagine d’un cambiamento, dare l’idea più o meno precisa d’un club che ha cominciato un suo cammino. Tra volere e potere c’è differenza, la stessa che oggi connota Varese la quale, giorni fa, ha dovuto incassare il no di Toto Bulgheroni a una sua partecipazione diretta nel consorzio, pur attraverso un apprezzato sostegno grazie al corrispettivo di qualche abbonamento in più. Si può invece discutere sulla determinazione del club che ha scelto di rinunciare a un pivot (nella fattispecie Henry Williams, spaventosa belva nera d’area) preferendogli Ron Slay, tornato qui carico, e in tutti i sensi (anche di qualche chilogrammo), in ogni caso super e gradito ai tifosi. Nessun giudizio mortificante, ci mancherebbe altro per una Pall. Varese che ha bisogno di energia positiva intorno per continuare nei propri sforzi alla scoperta del suo vero divenire ma nemmeno ci sentiamo di indulgere in un trionfalismo fine a se stesso per il solo fatto che si sia voltato pagina. Lontano dalle prove vere, quelle dei risultati, che presto verranno, matrimoni, progetti e rapporti sembrano tutti indissolubili, duraturi e idilliaci, se non che, alle prime bastonate, quelle che fanno male, anche la più piccola certezza, pur messa insieme faticosamente, rischia di spezzarsi come un grissino. Vecchi del mestiere, aspettiamo i fatti non senza augurare al club, soprattutto, nei suoi inizi cruciali, grande serenità d’animo con una raccomandazione ai veri tifosi per una comprensione affettuosamente superiore a quella mostrata in alcune tremende stagioni. Varese si gioca il proprio futuro in una lunga e doppia sfida, sul campo e dietro le scrivanie, dovendo mantenere nella squadra un punto di riferimento coinvolgente e accattivante, pur con tutti i suoi limiti tecnici e fisici, descrivibili o immaginabili sin d’ora, quindi cercare nuovi amici con quella coerenza negli atti che, sinora, ha saputo esibire Michele Lo Nero (foto Blitz), partito per un’avventura di lavoro molto personale e ritrovatosi poi, nello scorrere degli eventi, coinvolto "anima e corpo" sino a diventare "capo" di una società (la controllante della Pall. Varese) che scommette coraggiosamente sul proprio avvenire, argomento su cui parte della città, quella appassionata, farebbe bene a riflettere. Assilli ve ne sono, ignorarli non è possibile: lo stesso consorzio sa, tanto per cominciare, di dovere un suo gratificante riconoscimento a Gianfranco Castiglioni, se non altro per quegli 800.000 euro che il vecchio patron s’è impegnato di coprire nella stagione, soldi veri che aiuterebbero il club a cercare, senza patemi, altri appassionati da radunare con "Varese nel cuore" ma anche con cervello per l’oggettiva difficoltà di collocare sotto un unico tetto industriali disponibili a sganciare e senza metter becco nella gestione. E’ un po’ questo il punto rivelatore di alcune perplessità di fondo in merito alla compiuta riuscita del progetto base, non certo per malevola provocazione ma, semplicemente, per una realistica considerazione delle cose e delle persone, ben sapendo che una partecipazione - toccata nel portafoglio e duratura nel tempo - solitamente pretende una propria corrispettiva voce in capitolo, si trattasse anche una Bocciofila. Fatte le considerazioni più dure, nel rispetto del lettore e del tifoso, ve ne sono altre che - già illustrate dai fatti, d’una riuscita iniziale, persino storica - legittimano altresì un riconoscimento meritorio di tanti piccoli mecenati i quali, dando senza chiedere, per appassionata e fiera appartenenza alla squadra nonchè incondizionata fiducia verso chi sta dirigendo le operazioni (amministrative e tecniche), spingono le speranze in una sola direzione, quella del fare per il bene di una società che ha rotto con gli schemi del passato. A Cecco Vescovi preme il futuro, che deve essere innanzitutto chiaro: se il club accrescerà le sue risorse, la squadra sarà più ambiziosa e competitiva. E oggi? Che il presente sia lieve...
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