Lucaweb Posted November 30, 2010 Posted November 30, 2010 di GIANCARLO PIGIONATTI Altro che cattedrale gremita di fedeli! Con Siena di scena e per amore della squadra del cuore avrebbe dovuto essere una solennità. Effettivamente lo è stata in una Masnago che, in calore, per merito di una portentosa Cimberio, ha assistito all’incrinarsi del dominio dei toscani che durava da quarantasei mesi. Ma con un trionfo così superbo di Recalcati e dei suoi uomini hanno fatto però a pugni i molti posti vuoti sugli spalti che nemmeno una lodevole promozione d’ingresso da parte del club ha riempito. Se per un economista, o meglio per un economo, i numeri sono sentenze, lo sono ancor di più le ragioni che in questo caso possono giustificare e non spaventare Varese il cui numero di spettatori ufficiali va attestato, sin qui, a poco più di tremilatrecento di media nonostante avversari coi lustrini, come Pesaro e i campionissimi della Montepaschi. Morale, il cassiere biancorosso si trova a fare conti e raffronti ingrati dovendo annotare circa cinquecento spettatori in meno rispetto alla media fatta registrare nella scorsa stagione dalla Cimberio, sesta ma dietro a club che hanno chiuso con più gare in casa per effetto dei play off. La più famosa Basketcity d’Italia si spopola? Non siamo a questo punto, come dimostra la passione corazzata da una storia leggendaria, ancorché la perdita dei primi posti (per pubblico) nelle gerarchie del grande basket merita una riflessione. Cause ed effetti, già ma quali sono? Bisognerebbe condurre un’inchiesta fra tifosi perduti e indecisi per comprenderne i motivi e accertare se si tratti di diserzione vera o di momentaneo distacco a mo’ di attesa. Esistono anche gli agnostici, vecchi e romantici tifosi, raffreddatisi negli anni di fronte a una pallacanestro incapace di proporre un’identità forte e attraente, avara com’è di personaggi dall’identità specchiata nei propri club, quindi senza autori di rivalità che una volta facevano sussultare gli sportivi non per mesi ma per anni. E’ palese l’impoverimento tecnico del gioco, dovuto a quella fisicità che, sempre più circolante, ha "sporcato" il talento, roba da appelli per la conservazione di una certa specie. Il discorso vale per l’intero movimento ma, soprattutto, per una piazza viziata dalla sua storia, come lo è Varese. Questa ci pare la ragione più attendibile d’una disaffezione datata, pensando a coloro che seguivano l’amata squadra apprezzando la pallacanestro nonché del sorpasso su piazza da parte del calcio al di là di una serie B che un tempo non faceva concorrenza. Ce n’è poi una contingente, in stretto rapporto con il recentissimo passato: riguarda la sforbiciata di tessere omaggio o di favore come quelle scontate che la società retta dai Castiglioni elargiva a dipendenti e amici: le differenze a centinaia di unità sono presto fatte. Nel frattempo fra gli assenti c’è anche l’ex patron Gianfranco che i giornalini circolanti al palasport danno tra gli sponsor mentre, a tutti gli effetti e per una somma considerevole, fa parte - come famiglia - dei soci del consorzio. Un disguido o che altro? Fossimo nei panni dei nuovi dirigenti lo faremmo presidente onorario potendo, sempre ed eventualmente, contare su un personaggio così passionale. Già, il consorzio s’è dato una linea di rigore puntando a una partecipazione gratificante in "ghelli", cioè a un reale sostegno, sennò a che serve il buon tifoso? Qui sta un po’ il principio del nuovo corso per creazione e costruzione, ispirata a soci e a fans che si sentano corresponsabili in un’azione di più sicura e ambiziosa continuità della Pallacanestro Varese. Si tratta di una sfida ardua e dura, persino nel suo respiro più ampio attraverso un’azione rivolta a bambini e ragazzi. Michele Lo Nero, che è presidente del consorzio, ci pare un tipo in gamba, potendo trarre spunto da queste prime esperienze per iniziative che qualifichino Masnago tra le prime piazze d’Italia. Se i migliori spot sono i risultati, l’abbrivio casalingo, da festa grande, è molto promettente.
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