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VARESE A voler ben vedere, le scuse, sarebbero tante: tutte

plausibili e tutte reali. Ma incapaci di nascondere quella

realtà che un po' ci fa male, pure in un momento magico per

la pallacanestro varesina: quegli spazi vuoti, quella poca gente,

quei tremila e rotti spettatori. Pochi, troppo pochi per una

sfida come Varese-Bologna: due società storiche che scendevano

in campo per giocarsi il terzo posto solitario in classifica.

Le scuse, dicevamo: quella spolverata di neve che avrà

scoraggiato i più pavidi, quell'orario infame delle 11.45, la

concomitanza della diretta tv. Tutto vero: ma non vorremmo

che queste realtà sacrosante vadano a nascondere un problema

che non deve essere ignorato perché è reale. Varese, rispetto

agli scorsi anni, sta perdendo tifosi. Certo: non dimentichiamo

che quest'anno la società, con una mossa coraggiosa

e sacrosanta, ha deciso di tagliare drasticamente il numero

degli abbonamenti omaggio che aveva raggiunto livelli

inaccettabili. Circa ottocento portoghesi sono stati messi davanti

alla scelta: se volete continuare a vedere le partite, dovete

pagare come gli altri.

Molti, evidentemente, hanno deciso

di restarsene a casa dando un segnale molto chiaro sul

loro essere tifosi e appassionati. Ma c'è dell'altro: avevamo

paventato una fuga di tifosi - più che altro di abbonati - già

qualche mese fa, in un pomeriggio che resterà nella storia

sportiva della nostra città. Quel giorno meraviglioso nel quale

il Varese di Sannino conquistò la serie B dopo una sfida

appassionante contro la Cremonese fu facile guardarsi attorno

e vedere decine e decine di ragazzi appassionati e conquistati

da quella splendida novità. Ragazzi che magari erano

abbonati al basket in curva o in galleria, e che hanno

deciso di cambiare sponda e di passare al calcio, almeno per

un po'. Del resto, come dargli torto: fatto salvo che in pochi

si possono permettere il lusso di abbonarsi da una parte e

dall'altra, non c'è davvero nulla da eccepire di fronte a chi

ha scelto il pallone. Da una parte la storia bellissima di una

squadra venuta su in un attimo dal fango dell'Eccellenza e

una società che fa invidia a tutta Italia, dall'altra troppi anni

di noia e sbadigli intervallati dall'evitabile emozione di una

retrocessione.

Rimedi? Uno solo, anzi: due. Il più semplice: vincere, il più

possibile e il prima possibile, e magari regalarsi una qualificazione

alle Final Eight di Coppa Italia (si terfanno a Torino:

luogo perfetto per un'invasione biancorossa) che da queste

parti mancano da troppo tempo. La seconda: lavorare insieme.

Se quanto ci ha anticipato qualche giorno fa il patron

del Varese Antonio Rosati è vero, il futuro delle due società

sportive della città sarà roseo e soprattutto comune: stesso

sponsor tecnico, stessa agenzia viaggi per le trasferte, stesso

centro medico. E, magari, stessi abbonati (o quasi).

La carenza di pubblico non sta preoccupando più di tanto

i vertici societari: Michele Lo Nero è tranquillo e consapevole

di come ci sia ancora tanto lavoro da fare: «Tremiladuecento

persone per Varese-Bologna: avete ragione, troppo poche

». Parliamone: «Mi toccherà tirare fuori quelle che voi

chiamate scuse: la neve, l'orario, la diretta su Sky. E invece

io tiro fuori un dato: l'incasso. Varese-Bologna di domenica

ha avuto un incasso del dieci per cento superiore rispetto

alla stessa partita del campionato scorso: senza che i prezzi

siano stati toccati. Significa che le cose non sono poi andate

così male». Già, ma quel palazzetto pieno di buchi...

«Chi è rimasto a casa si è perso qualcosa di bello, e io dico

che il pubblico di domenica mi è piaciuto perché ha riscaldato

il palazzo e ha sostenuto la squadra. E allora, sapete che

vi dico? Un tifoso di quest'anno vale come dieci tifosi degli

anni scorsi».

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