Lucaweb Posted January 9, 2011 Posted January 9, 2011 VARESE A voler ben vedere, le scuse, sarebbero tante: tutte plausibili e tutte reali. Ma incapaci di nascondere quella realtà che un po' ci fa male, pure in un momento magico per la pallacanestro varesina: quegli spazi vuoti, quella poca gente, quei tremila e rotti spettatori. Pochi, troppo pochi per una sfida come Varese-Bologna: due società storiche che scendevano in campo per giocarsi il terzo posto solitario in classifica. Le scuse, dicevamo: quella spolverata di neve che avrà scoraggiato i più pavidi, quell'orario infame delle 11.45, la concomitanza della diretta tv. Tutto vero: ma non vorremmo che queste realtà sacrosante vadano a nascondere un problema che non deve essere ignorato perché è reale. Varese, rispetto agli scorsi anni, sta perdendo tifosi. Certo: non dimentichiamo che quest'anno la società, con una mossa coraggiosa e sacrosanta, ha deciso di tagliare drasticamente il numero degli abbonamenti omaggio che aveva raggiunto livelli inaccettabili. Circa ottocento portoghesi sono stati messi davanti alla scelta: se volete continuare a vedere le partite, dovete pagare come gli altri. Molti, evidentemente, hanno deciso di restarsene a casa dando un segnale molto chiaro sul loro essere tifosi e appassionati. Ma c'è dell'altro: avevamo paventato una fuga di tifosi - più che altro di abbonati - già qualche mese fa, in un pomeriggio che resterà nella storia sportiva della nostra città. Quel giorno meraviglioso nel quale il Varese di Sannino conquistò la serie B dopo una sfida appassionante contro la Cremonese fu facile guardarsi attorno e vedere decine e decine di ragazzi appassionati e conquistati da quella splendida novità. Ragazzi che magari erano abbonati al basket in curva o in galleria, e che hanno deciso di cambiare sponda e di passare al calcio, almeno per un po'. Del resto, come dargli torto: fatto salvo che in pochi si possono permettere il lusso di abbonarsi da una parte e dall'altra, non c'è davvero nulla da eccepire di fronte a chi ha scelto il pallone. Da una parte la storia bellissima di una squadra venuta su in un attimo dal fango dell'Eccellenza e una società che fa invidia a tutta Italia, dall'altra troppi anni di noia e sbadigli intervallati dall'evitabile emozione di una retrocessione. Rimedi? Uno solo, anzi: due. Il più semplice: vincere, il più possibile e il prima possibile, e magari regalarsi una qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia (si terfanno a Torino: luogo perfetto per un'invasione biancorossa) che da queste parti mancano da troppo tempo. La seconda: lavorare insieme. Se quanto ci ha anticipato qualche giorno fa il patron del Varese Antonio Rosati è vero, il futuro delle due società sportive della città sarà roseo e soprattutto comune: stesso sponsor tecnico, stessa agenzia viaggi per le trasferte, stesso centro medico. E, magari, stessi abbonati (o quasi). La carenza di pubblico non sta preoccupando più di tanto i vertici societari: Michele Lo Nero è tranquillo e consapevole di come ci sia ancora tanto lavoro da fare: «Tremiladuecento persone per Varese-Bologna: avete ragione, troppo poche ». Parliamone: «Mi toccherà tirare fuori quelle che voi chiamate scuse: la neve, l'orario, la diretta su Sky. E invece io tiro fuori un dato: l'incasso. Varese-Bologna di domenica ha avuto un incasso del dieci per cento superiore rispetto alla stessa partita del campionato scorso: senza che i prezzi siano stati toccati. Significa che le cose non sono poi andate così male». Già, ma quel palazzetto pieno di buchi... «Chi è rimasto a casa si è perso qualcosa di bello, e io dico che il pubblico di domenica mi è piaciuto perché ha riscaldato il palazzo e ha sostenuto la squadra. E allora, sapete che vi dico? Un tifoso di quest'anno vale come dieci tifosi degli anni scorsi».
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