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VARESE Belli perché arrivati nel

derby; belli perché conquistati dopo

sei sconfitte in fila; belli perché figli di

una grande partita, belli e basta. Due

punti che Recalcati si coccola come è

giusto che sia, perché dietro a una squadra

capace di reagire così non si può

che vedere la sua mano. «Due punti -

racconta il coach - che verranno buoni

alla fine, a maggio, quando si farà la

conta più importante. Due punti che

servivano a interrompere una striscia

negativa che stava diventando lunga

perché quando non si vince è difficile

essere razionali e portare avanti le idee

giuste».

Due punti, ma anche una grande

partita.

Sì, una grande partita. Se avevamo bisogno

di una riprova di come questa

squadra possa davvero tutto, l'abbiamo

avuta: bastava avere la possibilità

di lavorare con calma, con qualche giorno

in più.

Davvero bastava una settimana senza

partite?

Non so se sia solo questo. Però ci sono

delle cose oggettive: abbiamo avuto sei

giorni per preparare la partita con

Cantù, e i primi tre giorni li abbiamo

utilizzati per far riposare i nostri acciaccati.

Se il derby fosse arrivato mercoledì

anziché domenica, non avremmo

potuto far riposare nessuno e non so

come sarebbe andata a finire.

Una vittoria che...?

Che rinfranca e dà ossigeno: poi non ci i

illudiamo che sia stata capace di risolvere tutti i nostri problemi. Non abbia-

mo ancora recuperato la nostra con-

dizione migliore, molti dei cambi che

avete visto domenica sono stati dettati

dalla necessità di dare fiato a qualcuno,

piuttosto che da scelte tecniche. Il

nostro obiettivo è quello di arrivare a

fare delle scelte volute, e non obbligate.

Come si è arrivati alla reazione vista

con Cantù?

Dopo la sconfitta con Sassari ho preso

la squadra e ho parlato chiaro. Ci sono

tre spiegazioni per provare a capire

cosa ci sta succedendo: o non riusciamo

a fare le nostre cose perché non le

vogliamo fare, ma non è il nostro caso

perché nessuno si è mai tirato indietro.

0 non riusciamo perché non siamo capaci

di farle, ma escluderei anche questa

opzione perché abbiamo già dimostrato

di essere in grado di giocare in

un certo modo.

Oppure?

Oppure non le facciamo perché non

siamo nelle condizioni per riuscire a

farle. E io credo che sia questo il motivo

per cui stiamo facendo fatica.

E quindi?

Quindi abbiamo preso coscienza del-

la situazione, abbiamo fermato Rannikko

e Thomas, e abbiamo messo i sani

o i meno acciaccati di fronte alla

realtà: tocca a voi tirare avanti.

Vittoria, quella di domenica, che ha

messo in mostra lo spirito di sacrificio

della squadra.

Vero: un gruppo che ogni volta trova

protagonisti diversi e attori che si scambiano

ruoli e responsabilità. Contro

Cantù, ad esempio, ho sacrificato Kangur

che ha giocato meno rispetto ad altri

ma lo spirito di squadra è davvero

più forte di tutti: il ragazzo non ha storto

il naso.

Disponibilità di squadra, simboleggiata

da Thomas in campo su una

gamba sola.

Siamo arrivati all'allenamento di sabato

senza sapere se avremmo potuto portarlo

almeno in panchina o no. Lui ha

dato una grande disponibilità, ha voluto

allenarsi sabato perché voleva provare

a giocare sul dolore, domenica ha

giocato senza pensare a preservare la

sua integrità fisica ma per la squadra.

Un esempio, ora gli daremo il tempo

di guarire.

Un mese fa disse: «Non dovessimo

fare le finali di Coppa Italia, sarebbe

un delitto». E ora?

E' stato un delitto: abbiamo dilapidato

un vantaggio importante, non possiamo

che esserne arrabbiati perché perdiamo

un vetrina importante che sarebbe

servita molto alla società. Ma oggi

dico che preferisco avere due settimane

di pausa per recuperare tutta la

squadra, piuttosto che andare a Torino

per giocare una partita.

Francesco Caielli

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