Lucaweb Posted February 14, 2011 Posted February 14, 2011 VARESE Belli perché arrivati nel derby; belli perché conquistati dopo sei sconfitte in fila; belli perché figli di una grande partita, belli e basta. Due punti che Recalcati si coccola come è giusto che sia, perché dietro a una squadra capace di reagire così non si può che vedere la sua mano. «Due punti - racconta il coach - che verranno buoni alla fine, a maggio, quando si farà la conta più importante. Due punti che servivano a interrompere una striscia negativa che stava diventando lunga perché quando non si vince è difficile essere razionali e portare avanti le idee giuste». Due punti, ma anche una grande partita. Sì, una grande partita. Se avevamo bisogno di una riprova di come questa squadra possa davvero tutto, l'abbiamo avuta: bastava avere la possibilità di lavorare con calma, con qualche giorno in più. Davvero bastava una settimana senza partite? Non so se sia solo questo. Però ci sono delle cose oggettive: abbiamo avuto sei giorni per preparare la partita con Cantù, e i primi tre giorni li abbiamo utilizzati per far riposare i nostri acciaccati. Se il derby fosse arrivato mercoledì anziché domenica, non avremmo potuto far riposare nessuno e non so come sarebbe andata a finire. Una vittoria che...? Che rinfranca e dà ossigeno: poi non ci i illudiamo che sia stata capace di risolvere tutti i nostri problemi. Non abbia- mo ancora recuperato la nostra con- dizione migliore, molti dei cambi che avete visto domenica sono stati dettati dalla necessità di dare fiato a qualcuno, piuttosto che da scelte tecniche. Il nostro obiettivo è quello di arrivare a fare delle scelte volute, e non obbligate. Come si è arrivati alla reazione vista con Cantù? Dopo la sconfitta con Sassari ho preso la squadra e ho parlato chiaro. Ci sono tre spiegazioni per provare a capire cosa ci sta succedendo: o non riusciamo a fare le nostre cose perché non le vogliamo fare, ma non è il nostro caso perché nessuno si è mai tirato indietro. 0 non riusciamo perché non siamo capaci di farle, ma escluderei anche questa opzione perché abbiamo già dimostrato di essere in grado di giocare in un certo modo. Oppure? Oppure non le facciamo perché non siamo nelle condizioni per riuscire a farle. E io credo che sia questo il motivo per cui stiamo facendo fatica. E quindi? Quindi abbiamo preso coscienza del- la situazione, abbiamo fermato Rannikko e Thomas, e abbiamo messo i sani o i meno acciaccati di fronte alla realtà: tocca a voi tirare avanti. Vittoria, quella di domenica, che ha messo in mostra lo spirito di sacrificio della squadra. Vero: un gruppo che ogni volta trova protagonisti diversi e attori che si scambiano ruoli e responsabilità. Contro Cantù, ad esempio, ho sacrificato Kangur che ha giocato meno rispetto ad altri ma lo spirito di squadra è davvero più forte di tutti: il ragazzo non ha storto il naso. Disponibilità di squadra, simboleggiata da Thomas in campo su una gamba sola. Siamo arrivati all'allenamento di sabato senza sapere se avremmo potuto portarlo almeno in panchina o no. Lui ha dato una grande disponibilità, ha voluto allenarsi sabato perché voleva provare a giocare sul dolore, domenica ha giocato senza pensare a preservare la sua integrità fisica ma per la squadra. Un esempio, ora gli daremo il tempo di guarire. Un mese fa disse: «Non dovessimo fare le finali di Coppa Italia, sarebbe un delitto». E ora? E' stato un delitto: abbiamo dilapidato un vantaggio importante, non possiamo che esserne arrabbiati perché perdiamo un vetrina importante che sarebbe servita molto alla società. Ma oggi dico che preferisco avere due settimane di pausa per recuperare tutta la squadra, piuttosto che andare a Torino per giocare una partita. Francesco Caielli
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