Lucaweb Posted February 15, 2011 Posted February 15, 2011 di GIUSEPPE SCIASCIA Svuotata l’infermeria, riempita la casella dei punti in classifica: equazione semplicissima ma allo stesso tempo determinante per la Pallacanestro Varese che, recuperando la salute dei suoi effettivi di spicco, ha ritrovato il sorriso. La franca vittoria casalinga nel derby contro Cantù ha permesso alla formazione di Recalcati di fare chiarezza sull’effettivo spessore dell’organico dopo i dubbi emersi nel circolo vizioso delle sei sconfitte consecutive. Ci si interrogava sul reale valore della partenza sparata (6-2 il record iniziale di Galanda e soci) in un campionato nel quale le continue correzioni in corsa sul mercato hanno aumentato il valore delle avversarie di Varese, con il progressivo affiorare di alcune carenze (in particolar modo sul piano della fisicità e della coesione difensiva) che potevano nascondere limiti strutturali della squadra. La risposta del campo, in occasione della sfida di domenica contro Cantù, ha invece ribadito le qualità caratteriali e tecniche della Cimberio che ha ritrovato coralità con il ritorno del “metronomo” Rannikko, lasciando al tornituante Phil Goss il compito di finalizzatore che più si attaglia alla sua indole di creativo attaccante di razza. Ma la differenza più palese evidenziata dalla truppa di Recalcati tra le ultime uscite casalinghe e il derby contro la Bennet è stata quella legata alle energie e all’intensità profuse per 40 minuti: vero e proprio toccasana per il clan biancorosso il ritorno alla normale routine stagionale di una partita a settimana, dopo che i turni ravvicinati durante le festività avevano invece toccato il “nervo scoperto” della squadra. Evidente, infatti, l’affanno progressivo della Cimberio nel corso del “tour de force” a cavallo tra 2010 e 2011, con gli infortuni (prima a Thomas e poi a Rannikko) che hanno fattivamente contribuito a ridurre all’osso le già limitate risorse fisiche di una squadra che conta cinque “over 30” sugli otto elementi della rotazione. Palese la flessione del rendimento della squadra nell’ambito delle quattro partite disputate nel breve volgere di dodici giorni, troppo poco per consentire il fisiologico tempo di recupero delle energie: le fatiche fisiche e mentali del derby di Milano (con tanto di supplementare giocato 24 ore dopo il turno “normale”) si sono fatte sentire quattro giorni dopo nel finale a fari spenti contro Biella (evidente il calo atletico dopo il più 13 di metà terzo periodo). Poi si è fermato anche Rannikko, e con soli sei effettivi e... mezzo la Cimberio ha subìto la verve di Sassari in una partita casalinga affrontata con il serbatoio in riserva sparata. Infine il tracollo di Montegranaro, con il finlandese e con Thomas rimasti a casa per curare gli infortuni e la squadra di Pillastrini a maramaldeggiare a suon di triple contro una Varese ai minimi termini. A questo punto, però, il ritorno alla normale routine di lavoro, con una settimana di allenamenti a ranghi completi (al contrario di quanto accaduto sotto le feste, quando il “numero legale” a quota 10 non è stato mai raggiunto per venti giorni consecutivi) e le cadenze abituali per preparare il match di domenica che hanno consentito alla Cimberio di rigenerarsi e ritrovare una carica psicofisica indispensabile per sprigionare sul parquet di Masnago tutta l’aggressività e l’energia difensiva con la quale la truppa di Recalcati ha saputo mettere sotto una Cantù evidentemente sorpresa dall’approccio graffiante dei padroni di casa. E non è un caso che le vittorie casalinghe più brillanti di Varese - ottenute contro la Montepaschi Siena, contro la Virtus Bologna e contro la stessa Bennet - siano arrivate quando Galanda e soci hanno saputo “fare violenza” alla loro indole di squadra sulla carta poco amante dell’agonismo e della difesa...
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