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di GIANCARLO PIGIONATTI

Come sprecare un inatteso omaggio della sorte. Roba da chiodi, vien da dire, per Recalcati e i suoi uomini per i quali è di rigore un solenne "mea culpa". Già Pesaro era battibilissima nella sua completezza ed efficienza, non possedendo un organico portentoso, figuriamoci nel rimaneggiamento di una formazione trovatasi malandata nell'occasione, cioè priva del serbo Aleksandrov, finito e rimasto in ospedale per disturbi gastroenterici o qualche cosa di simile, stesso malanno" per Lydeka, dimesso e gettato in campo approssimativamente, quindi con Collins e Cinciarini acciaccati, quindi sul parquet per una decina di minuti.

Morale, meno tredici per la Cimberio all'intervallo lungo. È qui che sta tutta l'"anatomia d'una sconfitta che più balorda non si può, anche se non sposta la gerarchia biancorossa, restando Varese in quell'affollamento di squadre che caratterizza il campionato.

Motivi di demerito da cui Recalcati può trarre insegnamenti ve ne sono e tanti, al di là della rinuncia forzata, cui ci si dovrà abituare per un mese, d'un "lottatore" di razza come Thomas, nella circostanza, però, a punti fatti, compensata dall'esordiente Ryan (foto) che ha mantenuto le sue promesse di tiratore.

Spiace dover fare osservazioni sul conto di atleti stimatissimi e amati dalla tifoseria ma, stando alla cronaca di Pesaro, non sono "pervenuti" Righetti, Galanda e, come da qualche tempo accade, uno come Slay, che ha del talento, sembra passare... di lì per caso.

Dunque, la recriminazione è grossa come una capanna, anche per un finale contestabile e maledetto, ancorché rovesciabile a proprio favore, avendo pur dato questa Cimberio la sensazione di potervi mettere una pezza e portare a casa una vittoria che sentiva obbligata.

Si può, è vero, disquisire e magari contestare alcuni episodi ma, obiettivamente, essi diventano improponibili come alibi d'un successo sfuggito ancor prima, a gara compromessa. Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati serve a poco, anzi a nulla, anche se in un match le rimonte sono fatte apposta per esaltarne il senso e lo spirito.

Che sia tornato quel "mal di trasferta", famoso in stagioni passate? L'interrogativo pizzica i pensieri ma non è il momento giusto per quelli cattivi, avendo Varese tempo e serenità per ritrovarsi in palla anche lontano da Masnago, vista una stagione così strampalata, in fatto di certezze o dubbi, per almeno una decina di formazioni.

Certo, si sono persi due punti buoni per raddrizzare quelle ambizioni, così vivissime nei primi mesi ma, in ogni caso, non si può perdere la fede dopo questa "gara delle beffe" che, francamente, non ha provocato danni apparenti in classifica, d'un campionato, si diceva, ancora da chiarire in alcuni suoi livelli di merito.

Il derby con Cantù, straripante domenica contro la Virtus Bologna, fa pensare a una Cimberio saettante e di nuovo sicura a Masnago dove potrà riscattarsi, da par suo, contro Avellino che rischia la perdita del potente ma infortunato Troutman, un fastidio in meno per Recalcati e i suoi uomini, sempre che sappiano approfittarne.

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