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Un "delittuoso" finale su cui meditare


Lucaweb

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di GIANCARLO PIGIONATTI

Ci vorrebbe forse un criminologo per spiegare a

tavolino il "delittuoso" finale di domenica a Masnago.

Quei due minuti di follia, di uomini in preda

a troppa frenesia di vincere o a tanta paura di

perdere, sono costati alla Cimberio un clamoroso

tonfo, come lo è l'ottava sconfitta nelle ultime

nove gare. Roba da rovinarsi la vita. La squadra

biancorossa, nell'inseguire un successo fuggevole

sin dall'inizio, ha disperso persino quel beneficio

che la sorte le aveva concesso privando

Avellino dell'americano Troutman, uno che sotto

i tabelloni, di solito, spezza le reni.

Cosi, e paradossalmente,

Varese s'è trovata a giocarsi la

vittoria, dopo un match sgangherato, con due

guglie come Fajardo e Galanda tra le maglie di

una "banda bassotti", quella campana, a parte

Omar Thomas (peraltro in difficoltà difensiva) costretto

a un ruolo non suo. Ma è accaduto ciò

che non t'aspetti, coi lunghi biancorossi poco

serviti o impacciati, come nell'occasione di un

"sanguinante" rimbalzo d'attacco di Cortese

che, per la sua età, non può essere uno vecchio

del mestiere. Roba da non credere ma era tutto

vero, come l'ultimo tentativo di Goss dalla lunga

distanza per il sorpasso quando, probabilmente,

sarebbe stata meno azzardata una penetrazione,

anche soltanto buona - perché no? - per un

pari che sarebbe valso un supplementare, da vincere

poi.

Sono valutazioni condivisibili o no, sicuramente

era dello stesso parere Gianmarco Pozzecco,

deluso spettatore a Masnago. In un momento così

cruciale, vista la classifica, con il fattore campo

a proprio favore e contro una squadra "spogliata"

di forza fisica sotto i tabelloni, una simile

sconfitta, d'una lunga serie, fa molto pensare. E

di brutto riandando con il pensiero a Pesaro dove,

anche lì, Varese non aveva saputo sfruttare

l'occasione di fronte a una Scavolini malaticcia e

incompleta. Già, la Cimberio non riesce più a tartassare

avversari che hanno

da farsi perdonare qualche

cosa, come aveva fatto superbamente

nei primi mesi,

sicché quei timori datati

d'una squadra calante con il

susseguirsi delle giornate

erano più che fondati e persino

ovvi.

D'altra parte, la

carta d'identità di Varese la

dice lunga sul rischio da usura

di molti suoi atleti, non

senza limiti strutturali di

squadra, mai però soppesati

da chi avrebbe dovuto, per

proprio ruolo, considerarli.

Bisogna, anche e giustamente,

ricordare che la Cimberio ha dovuto rinunciare

al vero Goss per almeno un tempo:

l'americano, in condizioni fisiche abbastanza

precarie, dapprima ha giochicchiato dando l'impressione

di risentire psicologicamente dei suoi

guai e, probabilmente, l'essere in campo gli pareva

già un'eccezionalità. Poi, con il passare dei

minuti e delle fisime, è cresciuto trascinando la

squadra sino al doloroso e noto finale.

Varese può anche reclamare, e con un certo tenore,

l'assenza di Thomas, a dir poco pesantissima.

Il sostituto Ryan (foto Blitz) è parso più da

"scapoli contro ammogliati" che per un match velenoso,

al di là della sua vena di tiratore che, nell'occasione,

per emotività o altro, è mancata terribilmente.

Questa è un po' l'istantanea dell'australiano,

almeno domenica, per chi chiedeva

notizie di lui, come il mio amico farmacista di Cislago.

Sarebbero bastate due triple, data la fama

di Ryan, per commentare ora un'altra situazione,

anche se in realtà altri diversi biancorossi sono

parsi disastrosi, roba da fili staccati rispetto a

metà... Goss, allo svettante Fajardo e al generoso

Kangur.

Così si va da nessuna parte, anzi si rischia di finire

nel precipizio. La Cimberio, adesso, è dodicesima

in classifica, mentre sotto, a soli 4 punti, comincia

il baratro, avendo pure la tetra prospettiva

di stare ferma un giro, attesa nel prossimo turno

dalla prepotente Siena, ancorché ferita da

quello sgarbo che ricevette a Masnago.

Si mediti, gente. Ci riferiamo a chi, almeno sin

qui, s'è dilettato a fare calcoli playoff, dimostrando

di non capire una "mazza" sul conto dell'effettiva

competitività di Varese, marcata da pregi ma

anche da rischi, come pure della potenzialità

strutturale di molte altre squadre.

Il momento è delicato, può stupire solo i "venditori

di fumo" e, per uscirne, ci vogliono riflessioni

serie su una squadra affranta da inquietudini

che tolgono lucidità. Attenti, d'ora in poi, la lotta

si fa dura.

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