Lucaweb Posted February 24, 2011 Posted February 24, 2011 di GIANCARLO PIGIONATTI Ci vorrebbe forse un criminologo per spiegare a tavolino il "delittuoso" finale di domenica a Masnago. Quei due minuti di follia, di uomini in preda a troppa frenesia di vincere o a tanta paura di perdere, sono costati alla Cimberio un clamoroso tonfo, come lo è l'ottava sconfitta nelle ultime nove gare. Roba da rovinarsi la vita. La squadra biancorossa, nell'inseguire un successo fuggevole sin dall'inizio, ha disperso persino quel beneficio che la sorte le aveva concesso privando Avellino dell'americano Troutman, uno che sotto i tabelloni, di solito, spezza le reni. Cosi, e paradossalmente, Varese s'è trovata a giocarsi la vittoria, dopo un match sgangherato, con due guglie come Fajardo e Galanda tra le maglie di una "banda bassotti", quella campana, a parte Omar Thomas (peraltro in difficoltà difensiva) costretto a un ruolo non suo. Ma è accaduto ciò che non t'aspetti, coi lunghi biancorossi poco serviti o impacciati, come nell'occasione di un "sanguinante" rimbalzo d'attacco di Cortese che, per la sua età, non può essere uno vecchio del mestiere. Roba da non credere ma era tutto vero, come l'ultimo tentativo di Goss dalla lunga distanza per il sorpasso quando, probabilmente, sarebbe stata meno azzardata una penetrazione, anche soltanto buona - perché no? - per un pari che sarebbe valso un supplementare, da vincere poi. Sono valutazioni condivisibili o no, sicuramente era dello stesso parere Gianmarco Pozzecco, deluso spettatore a Masnago. In un momento così cruciale, vista la classifica, con il fattore campo a proprio favore e contro una squadra "spogliata" di forza fisica sotto i tabelloni, una simile sconfitta, d'una lunga serie, fa molto pensare. E di brutto riandando con il pensiero a Pesaro dove, anche lì, Varese non aveva saputo sfruttare l'occasione di fronte a una Scavolini malaticcia e incompleta. Già, la Cimberio non riesce più a tartassare avversari che hanno da farsi perdonare qualche cosa, come aveva fatto superbamente nei primi mesi, sicché quei timori datati d'una squadra calante con il susseguirsi delle giornate erano più che fondati e persino ovvi. D'altra parte, la carta d'identità di Varese la dice lunga sul rischio da usura di molti suoi atleti, non senza limiti strutturali di squadra, mai però soppesati da chi avrebbe dovuto, per proprio ruolo, considerarli. Bisogna, anche e giustamente, ricordare che la Cimberio ha dovuto rinunciare al vero Goss per almeno un tempo: l'americano, in condizioni fisiche abbastanza precarie, dapprima ha giochicchiato dando l'impressione di risentire psicologicamente dei suoi guai e, probabilmente, l'essere in campo gli pareva già un'eccezionalità. Poi, con il passare dei minuti e delle fisime, è cresciuto trascinando la squadra sino al doloroso e noto finale. Varese può anche reclamare, e con un certo tenore, l'assenza di Thomas, a dir poco pesantissima. Il sostituto Ryan (foto Blitz) è parso più da "scapoli contro ammogliati" che per un match velenoso, al di là della sua vena di tiratore che, nell'occasione, per emotività o altro, è mancata terribilmente. Questa è un po' l'istantanea dell'australiano, almeno domenica, per chi chiedeva notizie di lui, come il mio amico farmacista di Cislago. Sarebbero bastate due triple, data la fama di Ryan, per commentare ora un'altra situazione, anche se in realtà altri diversi biancorossi sono parsi disastrosi, roba da fili staccati rispetto a metà... Goss, allo svettante Fajardo e al generoso Kangur. Così si va da nessuna parte, anzi si rischia di finire nel precipizio. La Cimberio, adesso, è dodicesima in classifica, mentre sotto, a soli 4 punti, comincia il baratro, avendo pure la tetra prospettiva di stare ferma un giro, attesa nel prossimo turno dalla prepotente Siena, ancorché ferita da quello sgarbo che ricevette a Masnago. Si mediti, gente. Ci riferiamo a chi, almeno sin qui, s'è dilettato a fare calcoli playoff, dimostrando di non capire una "mazza" sul conto dell'effettiva competitività di Varese, marcata da pregi ma anche da rischi, come pure della potenzialità strutturale di molte altre squadre. Il momento è delicato, può stupire solo i "venditori di fumo" e, per uscirne, ci vogliono riflessioni serie su una squadra affranta da inquietudini che tolgono lucidità. Attenti, d'ora in poi, la lotta si fa dura.
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