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VARESE Sembra ieri. Quel giorno faceva un

gran caldo e in quella sala di Villa Recalcati

c'erano tutti: curiosi e speranzosi, ad assistere

alla nascita del consorzio Varese nel Cuore.

A sentir parlare di una società da salvare e

rilanciare e di una stagione che sarebbe stata

l'anno zero per la Pallacanestro Varese. Quel

giorno il campionato sembrava ancora lontano:

non si sentiva ancora il profumo delle sfide

più belle, non si avvertivano i suoni delle

battaglie.

Sembra ieri, anche se sono passati dei mesi:

oggi quella squadra e quella società sono cresciute,

e sono alla vigilia di una sfida cruciale

sulla strada verso un sogno chiamato

playoff. Quel giorno Michele Lo Nero si affacciava

per la prima volta al mondo della pallacanestro,

senza sapere che da lì a poco quel

mondo lo avrebbe travolto: oggi il presidente

del consorzio sente il derby, esattamente come

tutti i tifosi biancorossi, e conta le ore che

lo separano dalla palla a due della sfida con

Milano. «Io - dice - parlo da uomo d'azienda,

non mi sentirete disquisire di giocatori e

di schemi. E quindi sogno una grande vittoria,

domenica: un palazzetto pieno, che sarebbe

un successo per una società come la nostra.

Gli ingredienti per una giornata meravigliosa

ci sono tutti: due squadre forti e blasonate,

due allenatori che sono dei generali della pallacanestro

europea».

Quanto sarebbe importante, per voi, un palazzetto

pieno?

Noi fin dal primo giorno abbiamo seguito una

politica dei piccoli passi: siamo partiti con un

Pala Whirlpool più vuoto del solito in seguito

a una nostra scelta precisa e a una nostra scommessa.

Dovessimo riempirlo, significherebbe che quella

scommessa l'abbiamo vinta: anche se i numeri

ci confortano, e dicono che dalla prima

giornata di campionato a oggi abbiamo avuto

un aumento di pubblico graduale e costante.

Per tornare agli anni d'oro ci vorrà ancora

un po' di tempo, il nostro prossimo obiettivo

sarà quello di far diventare quattromila persone

a Masnago una costante e non una notizia.

Oltre a quella del pubblico, Lo Nero vorrà

vincere anche la sfida sul campo. O no?

Il nostro sogno playoff passa da domenica: sarà

un crocevia senza ritorno, e per continuare a

lottare sarà necessario vincere perché poi avremo

due trasferte su campi difficili come Biella

e Sassari.

Il derby sarà una tappa obbligatoria del viaggio

che vogliamo provare a fare, una tappa da

affrontare serenamente e senza ansie da prestazione.

Dieci mesi fa, si aspettava di essere qui a

lottare per i playoff?

Non ci pensavo nemmeno: la mia priorità era

quella di dare una struttura alla società, di definire

un budget e trovare il modo di coprirlo,

di ristrutturare e tenere in vita la Pallacanestro

Varese.

Ho sempre visto la squadra come uno strumento

per raggiungere questi risultati. E devo

dire che la squadra, dopo avere attraversato

un periodo negativo, ci sta dando una grossa

mano e sta aiutando molto la società. E i

playoff sarebbero un ulteriore aiuto, un passo

avanti per riuscire a fare sempre meglio e sempre

qualcosa in più.

Cosa le resterà addosso di questa stagione?

Tutto. Voglio tenermi dentro ogni cosa bella

ma anche gli errori e i momenti difficili: servono

per migliorare. Prendiamo la sconfitta

di Teramo: io spero che sia stata utile e che diventi

subito qualcosa di positivo, esattamente

come è stata positiva la sconfitta di Brindi-

si che ha dato il la al filetto di quattro vittorie

in fila.

Ci spieghi come.

A Teramo abbiamo visto come noi non possiamo

rinunciare al nostro gioco di squadra,

e come non dobbiamo mai dubitare dei nostri

mezzi.

Siamo forti e quindi dobbiamo essere maturi

e tranquilli, non è necessario innervosirsi e litigare

con gli arbitri o con gli avversari: tutte

le volte che abbiamo gestito bene le tensioni,

siamo riusciti a vincere. Tutte le volte che abbiamo

avuto fame, abbiamo demolito chi avevamo

di fronte.

E ora Varese ha fame?

Ha un grande traguardo a portata di mano, e

proverà a tagliarlo a braccia alzate: c'è la giusta

tranquillità per poterlo fare. Detto questo,

niente Gambiera i nostri obiettivi e i nostri piani:

playoff o no, il lavoro da fare nei prossimi

mesi sarà sempre lo stesso.

E quale?

Torniamo al discorso di prima. Quattromila a

Masnago dovranno diventare la norma e non

una notizia. Varese ai playoff dovrà diventare

la norma e non una notizia.

Lei è al suo primo derby da dirigente e, probabilmente,

anche da tifoso. Lo sente?

Siamo a metà settimana, e la mia mente riesce

a pensare solo alla partita di domenica:

vorrei giocare ora, se fosse possibile.

Questo significa una cosa: chi dice che il derby

è una partita come le altre, dice una grandissima

idiozia. No, non sarà una sfida come le

altre.

E che sfida sarà?

Speciale, come sono stati speciali tutti i derby

che si sono giocati fino ad oggi. Varese arriverà

a questo appuntamento con lo spirito giusto,

con uno spirito diverso rispetto a quello

con cui aveva affrontato gli ultimi derby contro

Milano.

Cosa intende dire, scusi?

Questo ve lo dirò domenica sera attorno alle

otto, otto e un quarto.

Perché?

Perché è un mio segreto. Intanto seguo i dati

delle prevendite con la stessa tensione che

avrò durante la partita: ogni biglietto venduto

è come un canestro segnato. La città di Varese

risponderà a questo appuntamento regalando

un palazzetto pieno, e la partita di domenica

che andrà anche su Sky sarà una pubblicità

meravigliosa a tutto il nostro movimento.

Sarà una festa del basket, uno sport bellissimo

da giocare e meraviglioso da vedere.

Francesco Caielli

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