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Iniziano a prendere forma le strategie di mercato di una Pallacanestro Varese che guarda verso il 2011/2012 con l’auspicio comune del progresso tramite consolidamento sui due piani paralleli di squadra e società. Il summit dei giorni scorsi tra Cecco Vescovi e Carlo Recalcati consente al tecnico biancorosso di fare un primo "check-up" della situazione tra volontà di conferme e indirizzi di intervento, come spiega lo stesso coach varesino:

«La decisione comune è quella di puntare sulla formula "2+4" partendo da un gruppo di conferme che riguardano Stipcevic, Rannikko, Demartini, Fajardo e Talts: una base collaudata che ha già dimostrato il suo valore e sulla quale società e staff vuole costruire la squadra del prossimo anno. A questo punto le posizioni e le scelte su americani ed italiani dipenderanno in tutto e per tutto dalle decisioni di Kangur».

Chiara sul proposito la posizione della società che vorrebbe fare dell’ala estone un cardine anche in chiave futura, ma senza far "ammuffire" in un cassetto la proposta di rinnovo biennale del contratto che risale allo scorso marzo:

«Sul discorso con Krjstian siamo fermi: non ci sono sviluppi nè in positivo nè in negativo, ma Vescovi è in contatto con il suo agente ed ha chiarito che su questa situazione i tempi che contano sono i nostri e non i suoi: se trovassimo alternative convincenti non lo attenderemo, anche se non avendo un budget ampio è probabile che si dovrà aspettare del tempo. Chiaro che se l’estone sarà ancora dei nostri avremo completato il pacchetto europeo, altrimenti dovremo inserire un comunitario e due americani nei ruoli di guardia, ala piccola e pivot».

Per certi versi legata a filo doppio alla posizione di Kangur c’è anche quella di Goss: è lo stesso Recalcati a spiegare che la guardia ex Scafati rientrerebbe in un possibile "progetto-squadra" che sembra comunque alternativo alla conferma dell’estone.

«Con Phil abbiamo parlato chiaro: in una certa costruzione di squadra la sua conferma saerbbe prioritaria, in un’altra invece ci sarebbe da ragionarci sopra. Il punto è che per giocare con tre guardie piccolissime bisognerebbe avere la garanzia di un’ala piccola vera che copra bene il ruolo: quest’anno lo "spot" di numero 3 lo hanno coperto Kangur, Righetti e in parte il terzo piccolo e in questo contesto sarebbe difficile riproporlo. cercando piuttosto una guardia con più stazza che possa giocare anche da 3 in difesa. Altrimenti se riuscissimo a trovare un "3" classico Goss tornerebbe pienamente a far parte dei nostri programmi, anche perchè siamo molto contenti del suo rendimento e se ci fossero le condizioni in questo scenario tattico la sua permanenza sarebbe un’ottima cosa. Non si tratta di una bocciatura nè di una promozione, ma di una semplice scelta tattica in funzione del tipo di squadra che riusciremo a costruire».

Altre situazioni da valutare sono quelle relative a Righetti (entro il 30 giugno la società dovrà decidere se esercitare l’opzione d’uscita dal secondo anno di contratto) e Galanda, anche in questo caso legate alle scelte sugli stranieri (certa invece la rinuncia a Slay):

«Sul fronte italiani dipenderà cosa ci potrà servire dopo aver trovato gli incastri stranieri. Su Righetti e Galanda il discorso diverrà anche economico e non solo tecnico, anche se Gek è stato irreprensibile nell’accettare il ruolo di quarto lungo riuscendo ad essere determinante in certe partite e sarebbe un bel lusso in quell’ambito. Il pivot titolare? Se Kangur accettasse la nostra proposta sarà necessariamente americano, in caso contrario valuteremo anche il mercato europeo anche se è più facile trovare giocatori d’oltreoceano a costi interessanti».

Se come è probabile soltanto uno dei due veterani vestirà ancora la maglia biancorossa la scelta di Recalcati è comunque quella di costruire una Cimberio più "fresca" e profonda:

«L’idea sarebbe quella di allungare le rotazioni con un italiano in più permettendo a Mian di andare a fare esperienza da titolare a livello inferiore; al posto suo ci piacerebbe inserire un giocatore più pronto che ha già alle spalle una caratura da titolare sia pur a livello minore e che abbia voglia di misurarsi con la serie A. Il tutto nell’ottica di costruire un gruppo che permetta di lavorare con una certa continuità e consenta a giocatori più "spremuti" di potersi gestire in settimana senza condizionare la qualità degli allenamenti».

Giuseppe Sciascia

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