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A casa. Europei umilianti e Olimpiadi col binocolo. E' la solita Italia: hanno cambiato il manico ma ramazza solo figuracce mostrando, pur coi lustrini di alcuni suoi talenti, stimolanti nelle ambizioni ma fuorvianti alla prova del campo, la pochezza del suo movimento, un ''refugium peccatorum''. Dunque, una Nazionale come raccolta differenziata di assi e scartine.

Ne è uscita la stessa musica, che conosciamo. Come: conosciamo i suonatori, facili alle stecche nelle grandi ribalte nonostante tre primi violini di fama mondiale. Non è mai una squadra quella che s'affida sistematicamente a Bargnani, Gallinari e Belinelli per far canestro al di fuori di una manovra di gioco che si pretende elementarmente da un collettivo nel suo termine vero, quindi protagonista nelle proprie variabili evolutive e imprevedibilità.

Uno contro cinque moltiplicato per tre è roba da ''regular season Nba'', aspettandosi lo spettatore, che sgranocchia pop corn, giocate spettacolari o canestri fatti da casa di Dio per proprio godimento. Sono invece tutt'altra cosa gli eventi che mettono in gioco i destini di nazioni cestistiche, pronte a misurare l'attendibilità tecnica e atletica dei propri movimenti e non certo le sole virtù di stelle che pur brillando di luce propria restano avvolte dal buio.

Tra i raid dei soliti noti e una manovra totale c'è una bella differenza di rendimento: lo si era capito nella prima prova degli azzurri ma, una volta distribuiti spartiti e copioni, con tutto quel che conseguiva per contegni e vezzi, il cittì non è stato più in grado, ammesso che vi sia riuscito, di imporre la scoperta della normalità, cioè d'una squadra capace, nel gioco, di far lievitare i valori dei suoi fuoriclasse invece di ''ammanettarsi'' a loro per scelta o necessità.

In verità, contro la Francia, s'è assistito a un sussulto azzurro d'intendere e volere soluzioni fluide e agevoli a beneficio dei propri talenti ma alla resa dei conti l'abusato tiro al bersaglio di Gallinari e compagnia ha infranto ogni proposito di gloria. Certo è che, senza i tre Nba, oggi l'Italia sarebbe, cestisticamente, da Terzo Mondo. Godrà come un riccio Carlo Recalcati se soltanto ripenserà alla sua ''trombata'', avvilente nei modi nonostante memorabili trionfi. Già, quei disastrosi risultati trovano oggi e puntualmente un'impietosa conferma di quanto egli, inascoltato, se non deriso, sosteneva definendo quella Nazionale (e allora mancava pure Gallinari) non proprio stellare come un po' tutti predicevano, pronti a mangiarsi un gatto vivo in caso di smentite. Quei signori son serviti, tutti a tavola..

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