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«Ho un debito per la vita. Lo salderò in Eurolega»


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[color=#000000][font=verdana, geneva, sans-serif][size=3]Il cuore non va mai in vacanza. Massi: Mykonos, la bellezza dell'isola greca, il mare, gli amici e la fidanzata. Ma il cuore di Dusan Sakota è rimasto qui: a quel tiro sulla sirena in gara 6 a Siena, al suo pianto disperato tra le braccia di Dunston dopo che il sogno si era infranto. Dusan si sta riposando, ma intanto conta i giorni: perché a breve ogni cosa riprenderà là dove si era interrotta, perché i tifosi di Masnago stanno già aspettando il loro eroe, perché Sakota ha deciso di restare a Varese. «La gente è felice - ci ha raccontato in una chiacchierata in riva al mare - ma quello felice qui sono io, anzi: io sono orgoglioso». Ed ecco che di colpo le parole diventano emozioni, ed esce il Dusan che ha fatto innamorare di sé una città intera. [/size][/font][/color]

[b][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif][color=#000000]Ho ancora molto da restituirvi [/color][/font][/size][/b]
[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif][color=#000000]«Io non dimentico che Varese è la società che mi ha dato fiducia, che ha puntato su di me in un momento difficilissimo della mia carriera, che mi ha regalato una seconda vita. No, non potevo lasciare questa città, questa squadra: l'arrivo a Varese è stato il momento più importante della mia vita, e io sarò sempre in debito con tutti. Questa non è una piazza storica del basket italiano: questa è la piazza». Allora par di capire che la scelta di restare, per lui, sia stata quasi naturale: «Una decisione facile, scontata: ho ancora molto da restituire a Varese, il mio lavoro qui non è ancora finito. Il prossimo anno dovrò dare molto di più rispetto a quanto fatto nell'ultima stagione, e io non vedo l'ora». Purtroppo nelle prime tre partite di campionato Dusan dovrà restare in tribuna squalificato: la sua esplosione di rabbia negli ultimi minuti della sfida con Siena gli costerà cara. «Non riesco a smettere di pensare a quel momento, a quando tutto si è annebbiato e per la prima volta nella mia carriera ho perso la testa. Mi scuso con tutti i nostri tifosi, ai quali chiedo però anche di comprendermi: in quel momento avevo capito che la nostra stagione era finita, e non riuscivo ad accettarlo. Avrò modo e tempo per farmi perdonare, a partire dalle sfide di qualificazione all'Eurolega: io ci credo, voglio vincerle». [/color][/font][/size]

[b][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif][color=#000000]Da Varese all'Armani? Mai [/color][/font][/size][/b]
[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif][color=#000000]«Ho deciso di restare dopo aver parlato con Sakota»: parole e musica di Andrea De Nicolao. «Ho letto quell'intervista, e mi si è aperto il cuore: è vero, abbiamo parlato a lungo e ci siamo trovati d'accordo su una cosa. Varese ci ha dato tantissimo e ci darà ancora molto: ci darà l'opportunità di crescere ancora, soprattutto a lui che è ancora giovane. Quello che Andrea ha fatto l'anno scorso si trasformerà in un vento che soffierà alle sue spalle per spingerlo verso una grande stagione». E poi, quante conferme: «Bello vedere che ritroverò molti dei miei fratelli: e io spero di vedere al raduno anche Bruno e Janar. Sarebbe bellissimo». Green e Dunston, però, non ci saranno: «E questo era ovvio, soprattutto per quanto riguarda Bryant: sono felicissimo per loro che sono andati in due grandi squadre. Ho parlato tanto con Dunston, mi ha chiamato per chiedermi un consiglio: aveva sul tavolo due offerte, una dell'Olympiakos e una di Milano, ed era indeciso. Io gli ho detto di non scherzare e di firmare immediatamente per l'Oly. Perché? Per tre motivi: non me lo troverò di fronte come avversario, e il sistema dell'Olympiakos sembra fatto apposta per un giocatore come lui. Il terzo? Non si lascia Varese per Milano, dai. Mi ha dato ascolto». [/color][/font][/size]

[b][size=3][font=verdana, geneva, sans-serif][color=#000000]Frates come Obradovic [/color][/font][/size][/b]
[size=3][font=verdana, geneva, sans-serif][color=#000000]È cambiato anche l'allenatore: viaVitucci, ecco Frates. «Mi hanno detto che è molto diverso da Frank più autoritario e più legato al lavoro in palestra senza sconti. Per me è meglio: ho giocato cinque anni per Obradovic, sono abituato agli allenatori così». Una cosa, davvero, non è cambiata: la gente. «Ogni volta che avrò occasione, ringrazierò i tifosi di Varese: immensi, resteranno sempre nel mio cuore. E forse la vera forza che mi ha fatto decidere di restare qui sono loro». [/color][/font][/size]

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