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Cimberio Varese 77 - chebolletta Cantù 73


Nicolò Cavalli
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[i][b]Tutta un'altra musica. [/b][/i]Quasi due anni di attesa, condirti amaramente da sei sconfitte belle nette – tutte di seguito – e da una dolorosa eliminazione dai play-off. La costante presenza dei cugini, non proprio vincenti ma comunque di grande spessore, nei vertici della classifica a deprimere il popolo della palla a spicchi prealpina.
Un tabù che sembrava non poter essere sfatato svanisce finalmente in un lunedì notte di avvincente pallacanestro. Una serata in cui il rosso prevale sul blu: così ci immaginiamo che avvenga tra le armate del risiko, tra gli omini del calcio – balilla, nei videogiochi e in ogni congiuntura astrale. Fino a coinvolgere il parquet del PalaWhirlpool.
L'affluenza speciale di pubblico a Masnago è narrata dai parcheggi e dai marciapiedi intasati, dagli spilli che fanno la fila al botteghino senza trovare posto, dall'ossigeno rarefatto, emblema di quote di classifica a cui Varese non è più adusa. Nemmeno la curva dei caldissimi supporter si rivela particolarmente abituata a creare coreografie: ne escono una sorta di stemma varesino, munito di l'arco che punta verso un'aquila stilizzata (gli Eagles di Cantù?), e una scritta non troppo elegante.

[i][b]Più attacco che difesa. [/b][/i]La Cimberio parte contratta in attacco, aggrappandosi a Bansk e Sakota per tenere il passo (4-6). Un paio di fischi arbitrali, dubbi, a favore di Varese cambiano il trend e portano in dote il primo vantaggio. Dunston fatica a realizzare ma è monumentale nell'area colorata: dai suoi recuperi scaturiscono invitanti palloni per i compagni. I brianzoli trovano validi spunti con Markoishvili e Cusin; i padroni di casa provano a scappare con Green e Sakota (15-10) prima di subire sei punti ingenui per il controsorpasso. Mike Green, con il marchio di fuoco dell'ex dal dente avvelenato, dileggia Smith e rilancia le azioni prealpine, quindi l'elastico continua ad allargarsi e stringersi. Una splendida rubata di De Nicolao lancia Polonara per il 27-22 di fine primo periodo. In barba alla [i]spending review[/i] e all'accorpamento delle province, al grido “chi non salta canturino è” il vecchio Lino Oldrini trema fin dalle fondamenta.

[i][b]La tensione contrae i muscoli e le menti. [/b][/i]I ragazzi di Vitucci abbozzano l'allungo con un avvio sprint nella seconda frazione, sospinti da un ispirato Ere (miglior marcatore del match con diciannove punti). Peccato che Varese sia spigliatissima in attacco ma pigra in difesa, favorendo i guizzi di Tabu (bestia nera per il quintetto, allora di Recalcati, nei play-off 2011) e Tyus: 34-28. Ad eccezione di un'entrata di De Nicolao, la Cimberio perde confidenza con la retina consentendo il progressivo avvicinamento di Cantù. Nemmeno il ritorno sul parquet dei “titolari” permette di tracciare la quadratura del cerchio. Gli uomini di Trinchieri non vanno oltre il meno uno (39-38), sprecando il possesso del sorpasso, allora è Dunston – tutta un'altra figura rispetto al goffo Talts - a siglare cinque punti buoni come il pane appena sfornato. Le squadre, in debito di ossigeno, terminano il tempo con qualche forzatura di troppo: l'incidere del tabellone si placa fino al 45-40 di metà contesa.

[i][b]Fuga smorzata. [/b][/i]Mazzarino non è più il giocatore che causava perduranti incubi agli avversari: i suoi tiri ballano sul ferro e accendono il segnale in concomitanza del quale Varese scatena la[i] bagarre[/i]. Sakota, Bansk, Dunston: è 51-40 in un amen. La partita si mantiene sulla forbice degli otto-dieci lunghezze di differenza, poi Trinchieri pensa male di proseguire il colloquio a muso duro con il trio arbitrale: fallo tecnico. Cantù non si scompone e macina alcune pregevoli giocate con Aradori e Cusin (ottimo con 14 punti + 9 rimbalzi), dall'altra parte Bansk e Dunston si vestono da prestigiatori: il pallone scompare e riappare in fondo al cesto (60-50). Il ritmo di gara, folle, non lascia respiro. Brooks, Ere e, infine, Markoishvili (realizzatore principe degli ospiti) dal perimetro mandano in archivio un terzo quarto di buono spessore: 65-59.

[i][b]Il ruggito della capolista. [/b][/i]Varese sbaglia ad affidarsi ai solisti e vede il margine assottigliarsi fino quasi a scomparire. Il caos regna sovrano e i tabelloni sembrano d'un tratto stregati. Sul 69-63, un time-out del coach ospite è un toccasana inaspettato per la chebolletta (sponsor votato unanimemente come il peggiore della storia da una giuria intercontinentale), lesta a tornare in scia con due bersagli. Quindi è Banks, sotto le mentite spoglie di Arsenio Lupin, a ridare fiato a Masnago: 73-67. Le segnature di Tyus e Markoishvili, inframezzate dai possessi mal gestiti dall'offensiva di casa, regalano un finale un mozzafiato. Dunston - al solito superbo e in "doppia doppia" - segna il 75-71, Cusin non manca l'appuntamento con il nuovo meno due bianco-blù. Con una discrepanza di sette secondi fra il cronometro dell'azione e quello complessivo, Varese si affida a Green. La difesa collassa sul regista, il quale serve al bacio il canestro della vittoria: il 77-73 di Dunston fa esplodere i tifosi della capolista.

La Cimberio impreziosisce la collana di imprese di inizio anno con il gioiellino di una vittoria in volata contro una squadra di Eurolega, nonché candidata allo scudetto. Un successo figlio dell'atletismo, della difesa, della caparbietà e di un pizzico di buona sorte.
Purtroppo alla fine le tifoserie si provocano e arrivano quasi alle mani. In serate di grande sport, genuino e combattuto, sarebbe bello se ognuno rimanesse al proprio posto. Per evitare di dover concludere con chiose che, con la meraviglia del basket, hanno davvero ben poco a che vedere.

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