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In tribuna da spettatore fra dannazione e redenzione


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[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Le immagini hanno fatto il giro d'Italia con il clamore d'una sceneggiata che ha distolto dalla noia. Peccato che a far chiacchierare di sé sia stato il simbolo più eccentrico di Varese. Puntuale e prevedibile la squalifica che nemmeno il ricorso (respinto al mittente) ha mitigato costringendo Pozzecco (foto Blitz) ai margini della squadra per due gare. Un allenatore senza panchina, come dire di un cavaliere disarcionato e finito nella polvere. Figuriamoci lui che ama la scena sino a penetrarsi, con impeto, in essa per esaltarsi furiosamente nel bene o per soffrire maledettamente nel male o, peggio, per ribellarsi sfrenatamente a un torto ritenuto ingiusto. Com'è accaduto nel derby con Milano. Se l'esempio vien dall'alto non ci si può comportare da capriccioso single per non dover fornire alcun alibi ad atleti che, sgarrando, potrebbero rinfacciare all'allenatore i suoi comportamenti. Se la dannazione porta alla redenzione ben venga allora questa punizione, sempre che si voglia bene a Gianmarco senza indulgere in difese sentimentali che diventerebbero fuorvianti sulla strada della sua maturità e crescita.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Oggi Pozzecco proverà la pienezza della pena inflittagli, costretto in tribuna a seguire la squadra senza alcuna presa diretta emotiva su di essa, non potendo nemmeno inviare fidati messaggeri al vice per non dover rischiare altre giornate di squalifica.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Come reagirà la sua Varese? V'è da chiederselo ben conoscendo quei limiti che scaturiscono da grossi e noti equivoci, per la verità non del tutto ammissibili o ammessi da chi, ad esempio, la giudica vittima di troppa sfortuna in tutte le gare perse per balordi finali, non prima d'aver dato l'impressione di farle sue. Come dire di episodi evitabili, segnati semmai da un sortilegio che, prima o poi, dovrà mutare il suo corso anche se perdere regolarmente alla distanza - nonostante vantaggi congrui o colpi da kappaò mancati - presuppone una costante incompletezza, segno di poca compattezza e scarsa qualità. Già, se la fortuna è cieca, la sfortuna ci vede benissimo nell'acuire inconsistenza o labilità negli atti decisivi di una squadra i cui limiti sembrano sottesi sull'asse play-pivot che, tra le file biancorosse, non pare all'altezza di una così cruciale combinazione al di là delle buone iniziative di Robinson e di qualche acrobatica evoluzione di Daniel.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]
Ci spiace risultare odiosi nel ripetere concetti già datati ma l'evidenza è accertata dal rendimento di un collettivo che non trova le giuste risorse nei momenti più salienti di un match. Ed ora, dopo un inutile temporeggiare sui suoi mal di schiena, non sarà in lizza neppure Kangur, assente per un paio di mesi, come dire di un elemento sul quale società ed allenatore hanno puntato velleitariamente (ma con tanta ragione nelle prime gare) e la cui rinuncia potrebbe gravare sulle potenzialità biancorosse.[/size][/font][/color]

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