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La storia di una leggenda


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[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Un museo a cielo aperto che legherà in maniera concreta e indissolubile la città di Varese alle pagine più gloriose della sua storia sportiva. Questo il senso dell'iniziativa del “Percorso Ignis” presentata ieri a Palazzo Estense, che racconterà con 12 targhe poste in vari punti della città l'indimenticabile epopea della squadra di basket che negli anni '60 e '70 rappresentò il veicolo promozionale per far conoscere Varese ai quattro angoli del mondo. [/size][/size][/font][/color]

[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]La scintilla è partita dal giornalista Flavio Vanetti sulla falsariga di quanto realizzato ad Aix-En-Provence, in Francia, per il pittore Paul Cezanne: «Così come la città natale di Cezanne ha dedicato il suo centro storico al suo cittadino più illustre ponendo dei “marker” nei luoghi che frequentava, noi abbiamo applicato la stessa idea alla pallacanesto scegliendo dei luoghi di culto dell'Ignis». [/size][/size][/font][/color]

[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Una iniziativa a metà tra la celebrazione storica e la promozione turistica sfruttando una volta di più il veicolo basket per valorizzare il territorio: «Quello della Ignis è un valore conosciuto da tutti che la città deve tenersi ben stretto nei ricordi e nel cuore perché va al di sopra del semplice tifo. Queste 12 targhe sono una sorta di via della gloria che costituiscono un museo all'aperto dalla doppia valenza: da una parte la città potrà celebrare nel modo migliore questa pagina unica di questa storia sportiva, dall'altra il turista potrà incuriosirsi e andare alla scoperta di quello che è stato ed è il basket per Varese». [/size][/size][/font][/color]

[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]L'iniziativa del percorso Ignis è stata sviluppata concretamente dal Comune in sinergia con l'agenzia “Varese Land of Tourism” e la Whirlpool; e a uno storico appassionato che ai tempi della grande Ignis era uno dei 5000 fissi sulle tribune di Masnago come l'attuale primo cittadino Attilio Fontana, contribuire a celebrare gli idoli della sua giovinezza è motivo di orgoglio: «Il basket per Varese è un minimo comune multiplo, una cosa che unisce e riesce a farci sentire una vera comunità. Per questo abbiamo voluto rendere omaggio all'epopea di una squadra ma anche di una città, che si riconosceva nell'Ignis ed è diventata celebre nel mondo grazie alla pallacanestro. E quello che è successo quest'anno dimostra che il virus del basket non si è estinto: è bastato un anno eccezonale per risvegliare l'entusiasmo, lunedì scorso in piazza Monte Grappa è stata un'emozione unica vedere tanta gente che è accorsa per applaudire una squadra che aveva perso». [/size][/size][/font][/color]

[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Un contributo fattivo all'iniziativa è arrivato dall'ex presidente Guido Borghi (impegnato a Los Angeles per il diploma della figlia Alexandria): «Ricordare i luoghi cari alla squadra e i trofei vinti è uno straordinario incipit per dare valore alla nostra storia», ha scritto nel messaggio inviato in occasione della presentazione di ieri) e delle memorie storiche Paolo Salmini e Augusto Ossola. Oltre ovviamente a Gianmaria Vacirca, ideatore del museo virtuale “Varese Leggenda” lanciato sul web dall'1 marzo che ha ispirato la nascita del percorso Ignis.[/size]
[size=3]Giuseppe Sciascia [/size][/size][/font][/color]

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