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Openjobmetis "malata". Ecco diagnosi e terapia


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[font=verdana][size=3]Le cinque ragioni della crisi tecnica e mentale dell'Openjobmetis e le soluzioni allo studio per dare la svolta durante la pausa per l'All Star Game. Ecco uno spaccato, supportato dai numeri, dei motivi delle difficoltà della squadra di Pozzecco.[/size][/font]
[size=3][font=verdana]FATTORE KANGUR - Evidenti le difficoltà dell'Openjobmetis nel sopperire alla lunga assenza di colui che s'è rivelato il pilastro del sistema (15,7 punti e 9,3 rimbalzi ma soprattutto 3,7 assist): KK era perfetto uomo-squadra nel muovere la palla per i compagni e punire dall'arco gli aiuti su Diawara, nascondendo i limiti di visione di gioco di Robinson. Ma aspettare il ritorno dell'ala estone non basta più, perché nel frattempo s'è innescato un meccanismo perverso nel ruolo nevralgico della cabina di regia.[/font][/size]
[size=3][font=verdana]ROBINSON E I NUMERI - Sul piano statistico il rendimento del capitano non è in discussione (16,1 punti e 4,2 assist, settimo assoluto in serie A). Il problema è la sua funzionalità all'interno del sistema: Robinson ha gambe potenti per attaccare il ferro, però a Varese servirebbe più un innesco per le punte Rautins e Diawara, e un giocatore di spinta per esaltare le doti acrobatiche di Eyenga e Daniel. I numeri si pesano e non si contano: nelle 5 vittorie dell'Openjobmetis il play di Philadelphia ha segnato solo 13,2 punti contro i 17,7 fatturati nelle 9 sconfitte. Il che significa che c'è più bisogno di un attivatore che di un realizzatore...[/font][/size]
[size=3][font=verdana]POZ E IL CARISMA - La scelta estiva di coach Poz era caduta sul play di Philadelphia - cui è stato affidato il ruolo di capitano dopo il precampionato - con l'idea di farne l'emanazione in campo dell'allenatore, lasciando nelle sue mani le briglie del gioco. La realtà dei fatti ha evidenziato che Robinson è un eccellente realizzatore per sé, ma non ha il necessario mix di lucidità, carisma e qualità tecniche per accreditarsi come leader del gruppo. Al quale manca un punto di riferimento cui affidarsi quando la palla scotta, come è evidente alla luce delle troppe sconfitte figlie di scelte poco lucide in volata.[/font][/size]
[size=3][font=verdana]PLAY SENZA TIRO - L'altro aspetto palesemente insufficiente dell'attuale cabina di regia biancorossa è l'assoluta prevedibilità dall'arco: la somma della percentuale da 3 di Robinson e Deane è un pessimo 25% (27% su 2,9 tentativi per Dawan, 22 su 1,8 per il bulgaro). Così tutte le difese battezzano sul perimetro lasciando due metri buoni ai play varesini, intasando l'area per evitare di subire la fisicità di Eyenga e Diawara e togliendo all'apriscatole designato Rautins le soluzioni balistiche a lui più congeniali.[/font][/size]
[size=3][font=verdana]LE SOLUZIONI - Almeno uno - ma meglio due - interventi in regia, perché se Robinson non si sposa tecnicamente con i compagni (ma potrebbe avere ancora un senso da guardia con un play puro comunitario che però sul mercato non c'è), Deane non sembra aver mai trovato il feeling giusto con Pozzecco. E il suo rendimento (Caserta a parte) è stato lontanissimo dal pédigrèe con cui si era presentato dopo la stagione da 18 punti e 5 assist in Russia. Le specifiche del play necessario per ridare il sorriso all'Openjobmetis? Un giocatore che garantisca carisma, visione di gioco e tiro dall'arco: tutto quel che non è Dawan Robinson...[/font][/size]
[size=3][font=verdana]Giuseppe Sciascia[/font][/size]

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