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Openjobmetis Varese 86 - Vanoli Cremona 82


Nicolò Cavalli
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Nei manuali di storia della pallacanestro spesso e volentieri si cita l'effetto Masnago. Quel fantomatico sesto uomo in campo capace di ribaltare le partite come i calzini, fino a lavarli e stenderli al sole una volta colta la vittoria. Quest'anno la magia si era percepita di rado, complice la depressione e l'impegno non sempre esemplare messo in scena dalla compagine casalinga. Scomodare l'effetto Masnago in annate simili appare dissacrante, però è bastato un secondo tempo vibrante (49-36 il saldo) per accendere la benzina della passione e per superare Cremona, squadra ben congegnata e in piena lotta play-off. Varese per lunghi tratti ha saputo difendere in sei, sublimando al contempo le doti fisiche di alcuni atleti imbrigliati da paure e fraintendimenti tattici.
 
[i][b]Canestri a profusione. [/b][/i]La partenza aggressiva di Eyenga (sette punti in cento secondi) chiama la risposta di alta balistica da parte di Hayes e Bell: 8-9. La Vanoli veleggia con percentuali irreali (12-17 al '5), facilitata dalle poche manate offerte dalla difesa di casa. La platea del Lino Oldrini fischia in maniera altisonante l'ingresso in campo dell'ex Daniel, Ed risponde con il cipiglio cattivo inchiodando una stoppata con tanto di punto esclamativo. Due falli offensivi per blocco in movimento bloccano il primo break prealpino, le triple di Kangur e Callahan valgono comunque il primo sorpasso: 27-24 prima che Vitali riporti gli azzurri al minimo svantaggio al gong del quarto d'apertura.
 
[i][b]Il buio al di qua della siepe. [/b][/i]Le compagini decidono ad un tratto di sparare a salve, dal perimetro come dal pitturato, partorendo un calcistico 2-3 in quasi metà periodo (marcatori Ferguson ed Okoye, in sospetto fuori gioco causa “tre secondi”). Le fiammate di Lehto e del guizzante Stan inducono il navigato Pancotto a parlarci sopra per un minuto: 33-29. Clark e Vitali non si fanno pregare per servire il contro-sorpasso, allora è l'altro decano delle panchine, Caja, a sfoderare la lavagnetta del time-out. L'autonomia ridotta dell'OJM – potremmo aprire il discorso della preparazione atletica, ma non si esaurirebbe in meno di tre cartelle di word – produce errori marchiani (emblematici i passaggi ciechi o i metri lasciati a Campani per un ciuffo da tre), gli arbitri fischiano a senso unico e gli ospiti vanno in fuga: Maynor perde palla banalmente, Hayes segna in contropiede e il play ex Denver si vede comminare un tecnico. Tutti negli spogliatoi in pace ed armonia: meno nove (37-46), tribuna inferocita, arbitri a rischio di incolumità, Mei ed Eyenga quasi a fare a pugni.
 
[i][b]Basket pirotecnico. [/b][/i]Pur di fronte a crepe evidenti di bilanciamento negli uno-contro-uno, la fattiva presenza di Jefferson sotto le plance e il primo urrà di Rautins ridanno linfa al quintetto di casa: 44-48. Un improvviso 2+1 di Daniel respinge per un attimo l'onda di urto di una Varese più esplosiva a livello atletico e finalmente arcigna, ma grazie all'ennesima ripartenza un indemoniato Eyenga si giunge sul 54-53. L'OpenJobMetis accende i fuochi di artificio con tre minuti di pallacanestro eccelsa: difesa ermetica, Jefferson al ferro, dardo esiziale di Kangur, “bomba” di Maynor e freccia avvelenata di Rautins (65-53). Il canadese si ripete, fingendo però un contatto falloso di Bell: dal tecnico per simulazione Cremona rialza la testa con quattro punti di Vitali e tre di Hayes. I bianco-rossi macchiano un quarto eccellente con un parziale di 3-13: il volatone parte con un tabellone che recita 71-66.
 
[i][b]Applausi convinti. [/b][/i]Rautins continua nella modalità [i]on fire[/i], eppure in difesa patisce le pene dell'inferno dinnanzi al brutto cliente Bell, autore del 75-71. Due canestri da rimbalzo offensivo, di Callahan ed Eyenga, spezzano il digiuno ma sono soltanto un'aspirina non bastevole a placare i bollori influenzali inflitti da Vitali e compagni (79-76). L'assetto stazzato magistralmente pensato da Caja manda il tilt i lunghi azzurri, Daniel in primis, e sembra ridare controllo ai ragazzi di casa: nella ripresa la lotta sotto le plance è un monologo prealpino. Tre gestioni poche oculate (compreso un assist per la prima file del [i]parterre[/i]) e la flemma di Maynor rappresentano tuttavia un trampolino di lancio per il solito Hayes – Migliore dei suoi con 25 punti e 7 falli subiti-, lesto a timbrare dalla lunetta l'84-82. Ma un magnifico Eyenga, lui sì MVP, chiude i conti: entrata ad eludere Campani per il più quattro e stoppata roboante in difesa.
 
Una volta tanto la caccia all'[i]high five [/i]richiama i sorrisi dei fedelissimi, assiepati come ai bei tempi per ringraziare tutti i protagonisti. Nella cerimonia c'è spazio per il figlio del gigante buono Callahan, per l'infortunato Kuba, per i componenti di una squadra che soltanto da un mese può definirsi tale. Qualcuno abbraccia Caja, l'uomo che a fari spenti sta tirando fuori Varese dalle secche della zona retrocessione. Lo immaginiamo imbarazzato, l'ottimo Attilio, ma senza di lui non si sarebbe vista questa sera una ripresa così tenace, organizzata, vincente. Ora abbiamo capito perché dalle piazze dove ha allenato si è portato dietro il soprannome "artiglio"...

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