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Ora tutta la pressione è sul Poz


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[color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]Un dissidio vigoroso per incrinare un legame comunque complesso tra due persone agli antipodi per carattere e filosofia cestistica. La scintilla che avrebbe indotto Cecco Vescovi a chiudere la sua avventura dirigenziale in biancorosso ha radici lontane, così come le dimissioni irrevocabili costituiscono comunque un gesto di amore per Varese nel tentativo di ridare serenità a Gianmarco Pozzecco. Al di là delle singole scelte di mercato, la differenza di fondo nell'approccio sulle modalità di risolvere i problemi è stata subito evidente. Un personaggio come Vescovi, la cui storia da giocatore è stata improntata sulla cultura del lavoro in palestra, ha più volte evidenziato nei 7 anni della sua gestione che il ricorso al mercato dev'essere l'ultima ratio dopo aver provato di tutto per sistemare le criticità tecniche.[/size][/font][/color][color=rgb(0,0,0)][font=Verdana][size=3]

Al contrario coach Poz è decisamente più interventista, in particolare nei casi di difficoltà nel fare breccia a livello di rapporti: su tutti i casi Daniel e Deane, palesemente rientranti nell'identikit di «quel paio di giocatori che hanno fatto fatica sin dall'inizio perché non reagiscono alle difficoltà», come dichiarato nella conferenza stampa post Pistoia. Poi, però, complici gli incastri dei passaporti, il primo a partire non è stato il play bulgaro né il pivot (già sotto accusa dopo Trento); il sacrificato è stato invece Robinson, col quale l'allenatore aveva molto più feeling.
Ma in una società che non ha un proprietario Paperone in grado di coprire gli extrabudget, dover fare di conto - come sa bene Vescovi dopo 4 anni da presidente - è una necessità che spesso diventa prioritaria rispetto alle esigenze tecniche alla base delle logiche di costruzione e di riparazione del roster: per questo il contratto pesante di Deane è un vincolo difficilissimo da superare. Se il coach non condivide (in parte) le scelte di mercato e il g.m. non condivide (sotto alcuni aspetti) il modo di lavorare in palestra dell'allenatore, difficile fare fronte comune come richiesto dai presidenti del club e del consorzio Coppa e Castelli.
Dunque, Vescovi ha deciso di fare un passo indietro anche per liberare Pozzecco da una figura che sentiva probabilmente come ingombrante. E far ritrovare la serenità indispensabile ad un allenatore ultimamente frustrato dai risultati negativi a dispetto della smania di ricambiare l'amore incondizionato della città nei suoi confronti. Il coach vive a fior di pelle le sue emozioni e nelle ultime gare questo mix di tensione e negatività si è trasmesso anche alla squadra. L'addio di Cecco dovrà avere un effetto liberatorio su di lui, consentendogli di concentrarsi sulla necessità di lavorare in palestra per rigenerare il gruppo sul piano tecnico, fisico e mentale.
Rotto il cerchio della negatività e con Kangur e Diawara tirati a lucido durante le due settimane di pausa, la squadra dovrà cambiare faccia: se non dovesse accadere, è fisiologico che dopo l'area tecnica anche la conduzione tecnica possa essere messa in discussione.
Giuseppe Sciascia[/size][/font][/color]
 

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