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Quel "grazie lo stesso" vale come un successo


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Pieno come un uovo per un pieno d'amore verso la Cimberio. Il messaggio arriva dal PalaWhirlpool e va dritto al cuore. Messaggio stampato pure su uno striscione che spunta dalla curva (qui siamo al tutto esaurito), mentre quel "grazie lo stesso" comincia prima ancora che s'alzi la palla due. Si coglie, nei discorsi da bar - per dire del bar del palazzetto anch'esso pieno come un uovo - la difficoltà di un match in cui Varese non ha i favori del pronostico. Bisogna studiare una strategia per affondare una corazzata che possiede una straordinaria varietà di colpi. Cioè comunque la giri ha una soluzione: da fuori, da dentro, dall'angolo, in contropiede. Eppure la Cimberio non si piega, combatte sorretta da un popolo entusiasta. Se Milano ha un patrimonio da spendere, Varese ha un inestimabile patrimonio sugli spalti. E in campo ha uomini consapevoli dei loro limiti ma sorretti da un orgoglio senza confine: sanno che i loro tifosi non li abbandonano. L'orgoglio è una virtù però non è sufficiente per colmare il dislivello fra le due contendenti. Ma in prospettiva il senso di appartenenza può essere la chiave per riannodare i fili di un campionato fin qui vissuto pericolosamente. Perciò questo derby è il punto d'arrivo e di partenza ora che sotto i tabelloni c'è più corsa e più atletismo, doti portate dal debuttante Johnson (foto Blitz). Ragionamenti tecnici che si intrecciano con le questioni di cuore. Certi paragoni sono irriverenti con quel passato, recente, che ogni tanto torna. Ieri sera si è materializzato ancora dall'altra parte del campo. Due chiome nere e un allenatore che hanno spezzato un sogno ora hanno altri colori: prima verdi come la speranza adesso rossi come la passione. Quella di Varese è ineguagliabile. Il colpo d'occhio offerto dal palazzetto è la prova. Arriva Milano, una rivale storica, e la gente accorre: 4628 il numero uscito ieri sera sulla ruota della Città giardino. Si riempie pure la gabbia e si riempie anche la "piccionaia", per rendere l'idea di quei gradoni così alti da sembrare una montagna. E sul campo c'è una montagna da scalare ma l'avvio svelto della Cimberio è un buon viatico: difesa, contropiede e qualche tripla per scavare un solco con questa Milano che appare perfino svogliata. I biancorossi varesini spendono tanto in questo loro tentativo d'allungo ma debbono poi tirare il fiato. La differenza sta in panchina, nelle rotazioni profonde che danno una mano all'allenatore avversario. Il pareggio arriva a quota 28 poi Milano scappa e non la prendi più. Ma moschettieri di Frates e i loro supporter non ci stanno. Gli uni lottano come leoni, gli altri chiedono conforto alle loro corde vocali. Il PalaWhirlpool diventa un catino bollente. Fa talmente caldo che qualcuno, in tribuna, sfoggia un look estivo: jans e maglietta mentre mastica chewingum. L'avversario è in controllo però non è ancora alla meta. Così Varese rosicchia punti, lima il gap e contiene il distacco. Vince Milano ma vinciamo anche noi. Loro hanno un patrimonio da spendere, noi abbiamo un patrimonio sugli spalti. "Grazie lo stesso", alla squadra e alla gente che applaude. 
 

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