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Quella spigliatezza fatta gioco e una finalissima da afferrare


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[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Non si può ingannare la verità. Che, oggi come oggi, non ammette confronto tra la Cimberio e l'EA7 se non attraverso comparazioni esaltanti per l'una e mortificanti per l'altra. La squadra di Vitucci, pur dentro un rendimento cercato e voluto come pretende un match da vincere, si concede persino quel divertimento che dà spettacolo, al di là di momenti in cui dimostra di saper soffrire per parare il ritorno degli avversari, almeno quanto basta per seppellirli di nuovo tra le proprie imbarazzanti pochezze.[/size][/size][/font][/color]
[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Dunque, importa poco l'imponenza di un organico per nomi e valori di mercato, anche se poi, in realtà, talenti in casa Armani non se ne trovano, a parte quello di Langford (che sembra chiedersi dove mai sia capitato), quando di fronte è schierata una vera squadra, forte di testa e di gambe, sciolta e serena, spesso capace di rendere facili anche le cose che appaiono difficili in casa d'altri.[/size][/size][/font][/color]
[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]È, dunque, nitido il ritratto della Cimberio di fronte alla legge del campo che, da buon giudice, accerta le forze di una squadra e le debolezze dell'altra senza possibilità di equivoci o sconti.[/size][/size][/font][/color]
[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Milano, ritoccata in alcuni suoi elementi, salvo toppare di nuovo con un inconsistente Bremer per la serie "un errore tira l'altro", s'era forse illusa - anche battendo avversari normali e impressionabili - d'aver trovato un'identità da grande squadra mentre sotto le Prealpi l'attesa del derby di Coppa Italia, così fatalmente decisivo, grondava forse di paure ipocondriache dopo il pesante stop di Siena. Il campo ha presto sgombrato ogni dubbio mostrando la solita e dominante Cimberio, mirabile per quella sua spigliatezza fatta gioco. Ed è questa la squadra che conosciamo e amiamo, tecnica e atletica, vivace e tosta in ogni suo elemento da posto giusto nel momento giusto. Qualche sana forzatura se la può permettere uno come Mike Green (foto Blitz), capace di esaltarsi all'infinito pur restando una gara intera o quasi sul parquet a dispetto di quelle teorie di impiego, anzi di riposo per salvaguardare ogni energia fisica.[/size][/size][/font][/color]
[color=#000000][font=Verdana][size=1][size=3]Ora c'è Roma da battere in vena d'una rivincita, accarezzabile di slancio, seppur la squadra di Calvani possieda ben altri contenuti, persino abbastanza somiglianti a quelli biancorossi. La finale è lì, da afferrare per giocarsi una coppa che manca da quarant'anni nella nostra storia e che questa Varese si meriterebbe.[/size][/size][/font][/color]

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