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Banco di Sardegna Sassari 105- Cimberio 75


Nicolò Cavalli
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Il profilo mentale delle squadre si plasma nei momenti di difficoltà. Sassari e i lombardi venivano da due mercoledì orribili in EuroCup: Meo Sacchetti è uscito furente per la rimonta subita a Zagabria e ha chiesto immediate e risolute risposte ai suoi; dallo staff di Varese ci si è premurati di ricordare come Valencia sia candidata al trionfo continentale (pronostico valido, ma non certo per spiegare un -32) e di come le energie fossero state centellinate per l'incontro fondamentale in casa del Banco.
 
Non ci siamo stupiti quindi di vedere i bianco-blù cattivi e padroni del [i]parquet [/i]fin dalle battute iniziali, mentre la truppa di Frates – con l'acerbo Mei a sostituire l'infortunato Coleman nel ruolo di guardia – lasciava praterie agli avversari. 28-16 al primo parziale, 41-20 pochi minuti dopo, quando nemmeno una lunga sosta causata da un [i]black out [/i]serviva a riordinare le idee dei prealpini. Le sciagurate giocate di Ere, Polonara e Rush (alcuni del folto gruppo dei peggiori) trovavano le risposte altisonanti dei cugini Diener, del fromboliere Thomas, dell'agile Green, del colossale Johnson. Il tabellone della prima metà bastava già a spiegare tutto: 54-33 con una difesa e un'intensità da amichevole settembrina contro i dilettanti.
 
Il secondo tempo confermava l'andazzo della contesa, con Sassari a lungo sopra il 50% dall'arco e galvanizzata dalla cavalcate in campo aperto; mentre capitan Ere e compagni si rilevavano capaci di scavalcare la venti palle perse e di non trovare la benché minima traccia di reazione tecnica od emotiva.
All'inizio dell'ultimo quarto un paio di futili litigi dei ragazzi di casa con le terna consentivano alla Cimberio di “risalire” fino al meno venti (81-61), poi la tempesta ricominciava ad abbattersi roboante. Per De Nicolao l'unica menzione di merito e di attaccamento ai colori.
 
Che sia Europa, Supercoppa o Campionato la compagine di Frates ha dimostrato di non saper affrontare le trasferte con il mordente giusto. Un'apatia inspiegabile, figlia di un mix letale di deconcentrazione, mediocrità caratteriale, scarsa propensione nel trovare variazioni tattiche in corsa. Diversi indizi fanno una prova sconsolante. Il nome Varese, ve ne sarete accorti, non è mai comparso nel fluire di queste righe: due sconfitte umilianti in tre giorni non rendono lecito nemmeno un vago richiamo alla Nostra tradizione. Un [i]black out [/i]nell'anima ancora più cupo di quello del PalaSerradimigni: in fondo al tunnel, nessun spiraglio di luce.

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