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Cimberio Varese 95 - EA7 Milano 81


Nicolò Cavalli
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Gente concreta, quella di provincia. Se fa male un lavoro (vedi Montegranaro-Varese), la settimana successiva fatica il doppio e fornisce una prestazione di una bellezza rara. Produce uno scalpo raffinato, cesellato con pazienza, coesione e classe.
La stessa gente non fa calcoli di classifica. Non si cura nemmeno lontanamente della tonnara che interessa la classifica tra il terzo e il settimo posto, degli accoppiamenti playoff: sotto a chi tocca, sembra dire il volto saggio dell'alchimista Frank Vitucci.
Magia di un [i]melting pot[/i] di facce, di cuori, di risorse che sta scrivendo nuove pagine del grande libro della Pallacanestro Varese.

[i][b]A tutta velocità. [/b][/i]I 5000 di Masnago accolgono la compagini con l'abito della festa: tribune esaurite in ogni ordine di posti e tripudio di cartoncini bianco-rossi. L'EA 7 comincia spavalda in attacco con i suoi pezzi da novanta Green, Langford e Bourousis; la Cimberio si affida al suo Green, Mike, per fare il pieno di punti e leadership: 7-8. Il tassametro corre veloce con i canestri in rapida successione delle guardie, quindi Dunston alza l'asticella della contesa con un guizzo prepotente dei suoi per il 12-10. Scariolo e i suoi capelli oberati di gel possono pescare in una panchina infinita ma in principio poco efficace, la pelata di Vitucci intanto si gode un Banks in veste inedito cecchino dal perimetro: 21-10 e time-out meneghino. Gli ospiti fermano il pesante break di 12-0 con Bremer, Varese si galvanizza ulteriormente con l'airone Polonara (rimbalzo offensivo con annessa schiacciata) e con l'orso Talts (stranamente poco goffo in post basso): 27-14. Dalla selva di viaggi dalla lunetta di fine quarto Milano esce in parte rinfrancata, grazie anche al suggello di Langford – già in doppia cifra – a consuntivo della prima frazione, 29-20.

[i][b]Dunston guardiano dei cieli. [/b][/i]I prealpini lasciano la [i]verve [/i]esplosiva in panchina e imbarcano qualche fallo di troppo prima di ritrovare, dopo un paio di minuti di evanescenza, la via del canestro con un'azione circense. Dunston sale possentemente in cattedra sale in cattedra e scrive il nuovo più tredici, Langford si mette in proprio (tripla e assist virtuoso per Melli) scrivendo 37-29 sul tabellone. La stessa guardia milanese, ex Maccabi, si dimostra tanta brava quanto indisciplinata quando inciampa in un fallo tecninco (quarto globale) dando un calcio al secchio della rimonta milanese. Due tiri liberi di capitan Ere e il dardo di Sakota, specialità della casa, regalano uno strabiliante 46-31. I due Green si scambiano un paio di forzature non degne dei loro [i]curriculum[/i], ma la capolista non si scompone continuando a macinare corsa, palloni rubati e canestri. Nella corrida del PalaWhirlpool si vede Dunston rubare la palla a Gentile a otto metri dal ferro, contro ogni legge della fisica e della pallacanestro, l'EA 7 non avvicinarsi più al canestro neanche per sbaglio, De Nicolao scippare la sfera sulla sirena per scoccare il 59-35. Un secondo quarto mitologico che resterà negli annali.

[i][b]Ordinaria amministrazione. [/b][/i]Ere e Dunston suonano subito la carica per mantenere intatto il vantaggio abissale; Scariolo, amato dai cugini di Milano ancor meno dello smog e del traffico, prova destare i suoi con qualche urlaccio, Hairston lo accontenta con il 2+1 che vale il 63-41. Le offensive targate Cimberio – come suole accadere in concomitanza di ampi margini – divengono accademiche e poco ficcanti, allora il generale Vitucci richiama la truppa all'ordine. I ragazzi sembrano distratti dall'infortunio di Polonara e dal clima all'improvviso soporifero del pubblico, stile domenica pomeriggio sul divano mentre scorre il GP di Formula 1, così perfino lo svampito Bourousis si rianima sotto le plance siglando il 65-49. Un po' di disciplina basta e avanza al quintetto di casa per trovare con i pretoriani Ere, Banks e Dunston il 72-51. La zona dell'Emporio Armani, molle come la neve primaverile, consente, infine, a De Nicolao di bucare la retina dalla lunga. All'ultimo mini intervallo il vantaggio di 77-56 rimane inequivocabile.

[i][b]Un po' di folklore. [/b][/i]Bremer, spezzando l'autarchia firmata Langford nell'attacco meneghino, si guadagna mezza pagnotta con due belle iniziative, dall'altra parte Mike Green sfodera due triple pulitissime (85-63) dal dolce sapore della vittoria. Sakota segna dal parcheggio del vicino liceo scientifico e per l'EA 7 lo spettro dell'insufficienza diventa realtà. A sei minuti dalla fine gli avviliti ultrà di Milano ripiegano gli stendardi e si dirigono verso l'uscita, mentre a Masnago l'ola di rito non si ferma nemmeno nel passaggio lungo la tribuna stampa. Dopo il paradossale siparietto tra tifosi delle tribune e della curva – con i primi non contenti del gemellaggio da anni in vigore tra le frange più spinte del tifo varesino e milanese – il palazzetto si spacca in due. Piccole beghe da provincia che disturbano una domenica per il resto da goduria sportiva. Negli ultimi minuti la Cimberio “maramaldeggia”, onestamente con poca eleganza, e tra uno show e l'altro concede praterie al duo Bremer-Langford (90-74).

Nulla cambia sul giudizio globale di una compagine prossima a vincere la [i]regular season[/i], evento che alle latitudini del Sacro Monte non si verifica da un quarto secoli. Domani i giornali, con sano e ineccepibile pragmatismo, spiegheranno che i play-off sono tutt'altra cosa: ritmi ravvicinati, fisicità esasperata, tensione alle stelle. Ma questa notte è ancora nostra, Varese non tremare.

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