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EA 7 Milano 84 - Cimberio Varese 72


Nicolò Cavalli
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Passano i giorni d'autunno, si susseguono gli allenamenti, parlano inesorabili le prime gare ufficiali ma il giudizio a caldo rimane il medesimo: questa Cimberio non convince. Non ci competono i confronti dal lato tecnico e umano con la squadra di Vitucci. Preoccupano piuttosto l'impressione di pressapochismo di alcuni elementi, la pessima amalgama tra regia e resto della squadra (il problema ha un volto delineato: Clark), il senso di abbattimento che si annida nei petti dopo i rimbalzi persi o le stoppate subite. Festeggia allora una EA 7 priva di Kangur e Gigli, compagine attualmente non trascendentale però più aggressiva sotto le plance (41-28 il dato del pitturato) e migliore nel gioco delle individualità: cinque uomini in doppia cifra a compensare una panchina ad oggi nulla.
 
Il clima da derby, in aggiunta al timore di ripetere le brutte prestazioni di Europa, blocca le due compagini per il primo quarto, quindi la partita entra nel vivo con qualche solismo: all'accelerata di Langford rispondono Polonara e Melli, quindi Samuels timbra il 14-13 di fine prima frazione. Più brillante e combattivo il secondo quarto, con Milano a svettare nell'area colorata e gli ospiti più abili nel muovere la palla in attacco. Dalla selva di falli tecnici e antisportivi, ben capitalizzati da Ere, esce il 40-38 della pausa lunga.
 
A inizio ripresa cala il sipario sulle velleità di Frates e dei molti tifosi prealpini sulle tribune del Forum. Jerrels e Samuels, impalpabili nell'abbozzo di stagione meneghina, guadagnano fiducia proprio stasera e creano gli spazi giusti anche per Gentile. La difesa della Cimberio non è all'altezza e gli attacchi di Clark somigliano a una cammino di espiazione da compiere inginocchiati sui ceci: ma nemmeno la fede ci fa sperare quando al trentesimo minuto il tabellone dice 64-50.
Nell'ultimo periodo si nota una Varese di spirito garibaldino, capace di rosicchiare punto su punto con Polonara (commovente per impegno e fatturato con 26 realizzazioni) e Coleman, guidata in regia da De Nicolao, professione paly-maker. A novanta secondi dalla fine Milano si ritrova titubante sul 75-72 e sbaglia, però Hassell la fa grossa: infrazione di passi dopo una stoppata. La déa bendata premia il quintetto di coach Banchi, vero spauracchio del popolo di Masnago e dintorni. Punteggio oltre modo pesante, tuttavia poco sindacabile nella sostanza.
 
Senza una testa pensante sulla cabina di comando, quest'anno sarà un susseguirsi di naufragi. Non amiamo invocare il mercato, ma questa Cimberio acefala ha bisogno di cambiare spartito.

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