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Epilogo che arriva da lontano. Il domani è Coldebella


simon89
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[size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]Niente miracolo playoff per l'Openjobmetis: Cantù non fa sconti, e spegne le velleità di rimonta della squadra di Moretti che non corona un rush finale da 7 vittorie nelle ultime 10 partite. Si paga la stanchezza fisica prima ancora che mentale accumulata a Chalon, ma pure il conto degli errori estivi, quando le scelte di mercato orientate verso elementi "esotici" impostate da Bruno Arrigoni e approvate da Stefano Coppa hanno consegnato a Paolo Moretti - che avrebbe preferito i veterani alla Gaines, Bobby Jones ed Ivanov, ma che ha comunque avallato il roster iniziale - una squadra più da gestire che da allenare, dunque poco adatta alla sua cultura del lavoro in palestra. [/color][/font][/size]
 
[size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]Poi il coach è stata la stella polare per l'indirizzo dei correttivi, puntando su persone di spessore prima che giocatori di valore come Kangur e Wright. Nonostante infortuni (Wayns e Galloway a ottobre, Cavaliero e Campani a gennaio) e difficoltà gestionali - Ukic santo subito e poi corpo estraneo, Galloway prima sospeso e poi reintegrato durante lo stallo del mercato di riparazione - squadra e staff hanno fatto quadrato anche grazie alla tutela costante da parte di società e consorzio. E una volta aggiustati gli squilibri tecnici e caratteriali di inizio stagione, nonostante il caso Faye che ha comunque compattato il gruppo, l'Openjobmetis ha vissuto una crescita esponenziale in termini di chimica e di conseguenza di risultati. La splendida cavalcata europea e la rimonta dal penultimo posto in campionato non hanno prodotto gli effetti sperati in termini di risultati con la vittoria in FIBA Cup e il riaggancio ai playoff sfuggiti di un niente. [/color][/font][/size]
 
[size=4][font=arial][color=rgb(0,0,0)]Ma il 2015-16 si chiude con un trend positivo: prima di tutto si è ricostruito il rapporto con i tifosi, riaccendendo la passione della città grazie alle Final Four di Chalon che hanno ribadito come a Varese pulsi ancora fortissima la passione per il basket. E poi c'è la possibilità di programmare il futuro all'insegna della continuità di staff tecnico, buona parte della squadra e il blocco degli sponsor di quest'anno. Ripartire da Moretti più lo zoccolo duro degli italiani e le pietre angolari Kangur e Wright darebbe credito e vigore ad un progetto di crescita con basi sicure per provare a capitalizzare in termini di risorse l'entusiasmo generato dall'avventura europea. Le novità più importanti riguarderanno i vertici della società: manca solo l'ufficialità per l'arrivo ormai certo di Claudio Coldebella in qualità di direttore generale, una scelta di Alberto Castelli e del consorzio che pur con le sue 53 teste (più 4 in arrivo) vuole esercitare a tutti gli effetti il suo ruolo di proprietario nelle scelte strategiche del club a partire dalla governance. Altra "rivoluzione" ormai pressochè certa l'addio del presidente Stefano Coppa, in carica dal 2014 dopo essere stato tra i soci fondatori di "Varese nel cuore". Nessun commento finora dal diretto interessato, che quasi certamente parlerà sabato 7, ma le possibilità che la scelta vada in direzione delle dimissioni sono vicine al 100 per cento.[/color][/font][/size]

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