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simon89

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  1. Serie A 2017/2018

    Brindisi esonera Dell'Agnello
  2. La Pallacanestro Varese riparte di slancio facendo leva sulle sue certezze. Dopo tre sconfitte in fila e più di un mese di digiuno, la truppa di Attilio Caja torna a ruggire al PalA2A, soffocando una tenera Betaland nelle spire della sua difesa graffiante. Ferrerò e soci cancellano le difficoltà balistiche degli ultimi tempi con una prova tutta ritmo e aggressività, che nasconde i problemi di messa in moto ( 1/9 da 3 nei primi 15' ma 9/24 alla fine) riproponendo la vecchia ma sempre attuale ricetta "difesa&contropiede". La vittoria che serviva alla classifica - di nuovo a più 4 sull'ultimo posto occupato da Brindisi - ottenuta nel modo che serviva per dimostrare che gli ultimi rovesci non erano figli di una crisi di sistema, ma di perdurante sfiducia balistica. Una vittoria ampia, come già accaduto contro Cantù e Trento, frutto proprio dello stile di gioco casalingo della compagine biancorossa: la staffetta Wells-Tambone toghe ossigeno al caro ex Maynor (3/10 al tiro e un solo assist per un Eric lontanissimo dalla migliore condizione), mentre dalla panchina la verve di Avramovic e Ferrero spacca una partita inizialmente "ingessata" dalla zona e dai ritmi lentissimi utilizzati dalla Betaland. Così Varese prende fiducia correndo, con l'assetto a trazione posteriore in modalità tre piccoli che alza il volume ed apre meglio il campo, e poi spacca la partita quando Wells ascolta gli ordini di scuderia attaccando Maynor per un terzo quarto da spellarsi le mani in attacco (26 punti col 73% dal campo). Una vittoria di sistema sulla base di un "egualitarismo" offensivo che permette di raccogliere ruoli da primattori a giocatori votati al lavoro oscuro come Tyler Cain e Giancarlo Ferrero. Uomini di fatica che salgono sul proscenio finalizzando la preparazione della squadra per costruire canestri ad alta percentuale: il centro del Minnesota è dominante sotto i tabelloni contro avversari tecnici ma non fisici, e raccoglie i frutti delle incursioni di Wells e Avramovic convertendo puntualmente ogni scarico. Il mancino di Bra "martella" in contropiede e dal perimetro ribadendo la sua importanza nelle esecuzioni corali di una squadra senza stelle tra scelta e necessità. Wells e Waller si vedono in attacco solo nella ripresa ed Hollis ribadisce la sua difficoltà a sposare la causa di un basket ruvido del quale Varese non può prescindere in casa? Tocca ad altri salire sul proscenio, con i 33 punti prodotti dalla panchina (novità Ferrero e ritorno Pelle col quintetto cambiato riproponendo Cain e lanciando Hollis rispetto alle ultime 4 uscite) che risultano determinanti nell'economia della gara. I discorsi su gerarchie basate sugli stipendi e sui passaporti sono decisamente stucchevoli nel contesto di un sistema che funziona perchè dà ad ognuno la possibilità di essere protagonista a rotazione. La Varese in versione casalinga vince solo se difende tutta insieme, corre il più possibile e cavalca di volta in volta la vena del singolo - Okoye contro Cantù, Wells contro Pistoia, Pelle contro Trento e Cain contro Capo d'Orlando - più avvantaggiato dalla conformazione fisica e tecnica dell'avversario di turno. Squadra operaia con poco talento complessivo e nessuna punta designata? Questo può essere vero in trasferta, al netto di un paio di colpacci andati a vuoto per un nonnulla. Ma in casa i limiti diventano punti di forza se come ieri tutti remano dalla stessa parte, riscuotendo il meritato tributo di applausi del PalA2A. Giuseppe Sciascia
  3. Aspetti Maynor e arriva un centro che fa della generosità e del lavoro una carta d’identità. Per una volta da sbattere in copertina, a seguito di una prestazione statisticamente clamorosa, praticamente perfetta. Aspetti Maynor e arriva il giocatore che sugli almanacchi risulterà come suo successore. Un Calimero che a differenza del collega non finirà mai sulle passerelle cestistiche, ma che ieri ha adombrato la bellezza dell’ex con l’umile ruvidezza dell’applicazione difensiva. Aspetti Maynor e arriva capitan Ferrero. Uno che come il compagno Tyler dove lo metti sta, che risponde presente sia quando parte in quintetto che quando lo fa dalla panchina. Uno che non ha paura di niente: di marcire in fondo alle rotazioni (Moretti who?), di sbagliare tiri su tiri, dei giudizi che lo ritengono inadeguato alla massima serie. Uno che ha pazienza: e infatti la sua ora arriva sempre. Aspetti Maynor e arriva Matteo Tambone da Graz. Arriva con una tripla che in unico fruscìo di retina si porta via la tristezza di mesi di errori, quelli che ai tiratori - che vivono per i ciuffdomenicali - fanno male dentro. Un canestro, un simbolo, il benvenuto di un campionato in cui nessun esordiente può permettersi di dire bugie: serve lavoro e serve sudore per essere accettati. Nel battesimo anche Matteo lascia il suo ricordo all’ex di turno, contribuendo insieme al socio Cameron ad azzerarlo (1/6 da tre e un solo assist per Eric da Raeford, North Carolina). Aspetti Maynor e arriva Ale il serbo, la frenesia al potere che un allenatore di Pavia sta riuscendo a incanalare sui binari della produttività. Difesa asfissiante, primo passo fulminante, manca ancora il tiro ma ci stiamo lavorando: il talento grezzo di Avramovic da qualche tempo a questa parte serve a qualcosa. È questa la notizia. Aspetti Maynor e arriva Attilio Caja. Che non se ne era mai andato, per carità, ma che ieri ha dimostrato una volta di più di non essere un Narciso innamorato delle proprie scelte strategiche, di avere la malleabilità per essere concavo e convesso a servizio del bene della sua squadra, di avere in pugno il corpo e soprattutto la mente dei suoi giocatori. Anche dopo tre sconfitte. Cain e Hollis in quintetto base sono una mossa che dice tanto: a) non c’è gerarchia solidificata che sia più importante del momento, del lavoro e dell’opportunità; b ) quando serve sostanza l’Artiglio sa dove pescare (vedi Cain al posto di Pelle); c) non ci sono nè figli, né figliastri in questa squadra: Caja ci prova e ci proverà con tutti. E fa nulla se Hollis non si dimostra in grado di sfruttare l’occasione: state certi che arriverà anche il suo momento. Aspetti Maynor e arriva Varese. Che risponde presente dopo un mese e oltre di digiuno. Che doveva fare di più in attacco rispetto alle ultime partite e ci riesce, dando finalmente plasticità realizzativa a quanto costruisce (59% da 2, 37% da 3) e trovando il modo di giocare coinvolgendo tutti, anche quelli che stanno sotto canestro (19 assist). Poi il +24 lo leggi nella difesa, attenta sullo spauracchio con il numero 3 ma anche su tutti i suoi compagni, pronta nei cambi sistematici, dura sulla palla (11 recuperi), ispiratrice di tanti contropiede che fanno anche spettacolo. Se alla proverbiale chiave tecnica di questo gruppo (l’abnegazione difensiva, appunto) si aggiunge anche l’imprevedibile offensivo, se alla costante si aggiunge la variabile, beh... questa Openjobmetis non solo vince: esagera. Più 31 contro Cantù, +27 contro Trento, +24 ieri: tre indizi fanno una prova. E in un successo più buono di una lasagna dopo un mese di brodini insipidi, in un successo che mantiene Varese lì dove deve stare, tra il fondo e il mezzo della classifica (ovvero lì dove rimane lecito il sogno di qualcosa di più ma soprattutto - è la cosa più importante - si può essere esenti da preoccupazioni), spiccano tanti singoli. Quelli già citati - Cain: 39 di valutazione, 10/10 dal campo, 14 rimbalzi; Ferrero 14 punti, 2/2 da 3; Wells solo 4 punti ma 7 assist; Avramovic 9 punti e ben 6 assist in 18 minuti- e quelli che ancora non hanno avuto menzione. Su tutti Stan Okoye, 14 punti silenziosissimi, conditi da 5 rimbalzi. Una conferma, più che un arrivo, nel giorno in cui si aspettava Maynor. Fabio Gandini
  4. Nel presentare la sfida interna contro Capo d’Orlando (palla a due domani alle 17, diretta su Eurosport 2), Attilio Caja non manca di tornare con dispiacere sull’ultima sconfitta maturata nel finale a Pesaro per via del canestro incredibile di Dallas Moore: «Sono un po’ dispiaciuto per le critiche eccessive che sono arrivate alla mia squadra dopo la partita disputata a Pesaro - dichiara amareggiato Caja - perché questa è una squadra che lavora tutti i giorni nel modo migliore e ha affrontato la partita con grande impegno. Non sempre però si riesce a fare ciò che si vuol fare. Credo sia giusto criticare se mancano disponibilità e buona volontà, però noi sappiamo fin dall’inizio che ogni partita per noi può essere difficile. Non mi è sembrato di dover gridare allo scandalo per aver perso nel finale a Pesaro, la partita è stata decisa da un episodio nel finale». Detto questo, il focus si sposta inevitabilmente sull’impegno di domani al PalA2A, fondamentale per rialzarsi dopo tre sconfitte consecutive (Avellino, Sassari e appunto Pesaro): «Chiusa questa parentesi, il primo pensiero per questa partita contro Capo d’Orlando va sicuramente a Eric Maynor, che è un giocatore che rivediamo sempre con grande piacere, perché ricordiamo tutto quello che di buono e di bello ha fatto nelle sue due parentesi a Varese. Credo che Eric si sia fatto sempre apprezzare per la sua dedizione alla squadra. Egoisticamente, pur essendo contento che lui abbia trovato una squadra e possa così tornare a giocare, avrei preferito che avesse ripreso a giocare in un’altra partita e non contro di noi, perché averlo di fronte è sempre una complicazione maggiore per chi ci gioca contro. Detto questo la mia gratitudine verso di lui sarà sempre infinita, così rivederlo sarà un piacere». Capo d’Orlando è in un buon momento di forma e negli ultimi due mesi si è ripresa dalle difficoltà di inizio stagione: «Loro stanno bene, aspirano alle Final Eight, sono agguerriti e ambiziosi e tutto questo testimonia la difficoltà della partita. Noi rispettiamo gli avversari ma siamo fiduciosi in ciò che possiamo fare. Servirà una partita difensiva importante su Maynor e su Atsur, i due costruttori di gioco, ma anche su due tiratori importanti come Alibegovic e Kulboka. Sotto canestro hanno Delas, che l’anno scorso ha fatto bene e che quest’anno non sembra ancora esprimersi su quei livelli, e Wojciechowski, che è in grande forma e ha fatto molto bene nelle ultime partite. Su questi giocatori servirà attenzione da parte nostra, dovremo dunque giocare una partita molto efficiente e d’impatto difensivo, per poi prendere fiducia nei nostri mezzi ed avere un grande feeling con il pubblico». Alberto Coriele
  5. Attilio Caja ricambia le parole al miele di Eric Maynor nei suoi confronti in vista del ritorno dell'ex più amato dai tifosi varesini tra le quattro stelle del 2016-17 non rimaste in biancorosso. Il tecnico pavese preparerà ovviamente sulla marcatura dell'ex giocatore NBA la gara di domani contro Capo d'Oliando: «Il primo pensiero va ovviamente ad Eric Maynor: personalmente lo rivedrò con grande piacere, ma sono convinto che tutta la gente di Varese lo accoglierà allo stesso modo, per quello che ha fatto per tutti noi nelle sue precedenti parentesi in maglia biancorossa. E un giocatore che si è fatto apprezzare per la sua dedizione alla squadra e per quanto di buono ha fatto per questa maglia. Da una parte sono contento di rivederlo in campo, dall'altra egoisticamente avrei preferito che avesse iniziato dalla prossima partita, perché trovarselo di fronte è una grande complicazione. Però la mia gratitudine verso di lui e gli altri dell'anno scorso sarà sempre infinita, per cui rivederlo sarà un piacere». "Artiglio" mette comunque sull'avviso i suoi sulla necessità di una gara gagliarda per fermare i molti tiratori della Betaland: «Capo d'Orlando è una squadra agguerrita che punta alle Final Eight di Coppa Italia: sono in un buon momento e per ottenere quell'obiettivo verranno da noi per fare risultato. Come sempre rispettiamo gli avversali, ma siamo fiduciosi nelle nostre capacità e nelle nostre qualità. Servirà prima di tutto una partita difensiva importante, in particolare su Maynor che è capace di accendere i compagni, ma anche su Atsur che gli dà una mano in termini di costruzione e finalizzazione e tiratori temibili come Alibegovic e Kulboka. Sotto canestro attenzione soprattutto a Wojchiekowski che è in grande forma». E una volta di più la chiave del match per Varese sarà la capacità di accendere il motore del contropiede attraverso una difesa aggressiva: «Dovremo giocare una partita di impatto in difesa, e sulla base del ritmo garantito dall'intensità in retroguardia cercare di prendere fiducia in attacco. Il feeling con i tifosi e l'aggressività in retroguardia dovranno essere le chiavi attraverso le quali ritrovare confidenza in fase offensiva: per noi, come sempre, tutto parte dalla difesa». Infine Caja torna sul match di domenica scorsa a Pesaro per puntualizzare la sua opinione sulla prova dei suoi: «Sono dispiaciuto per le critiche un po' eccessive rivolte alla mia squadra dopo la partita disputata a Pesaro. Posso garantire che lavoriamo con grande determinazione tutti i giorni, e anche domenica scorsa abbiamo affrontato la gara con il giusto impegno. Poi può succedere di non riuscire a sviluppate per 40 minuti o in maniera perfetta le cose preparate, però l'impegno è stato massimo e abbiamo cercato di fare il meglio delle nostre possibilità. Non mi sembra scandaloso essere arrivati a giocarci il match punto a punto; purtroppo gli episodi ci hanno punito, tutto si può fare meglio, ma la squadra ci ha provato come fa quotidianamente e farà anche domani». Giuseppe Sciascia
  6. Eric Maynor si prepara a nell'estate del 2016 ho ricevere l'applauso del PalA2A in occasione del suo ritorno da ex con la maglia di Capo d'Orlando. Il playmaker statunitense, artefice delle ultime due rimonte salvezza della Varese di Attilio Caja, ha solo ricordi piacevoli delle stagioni 2014-15 e 2016-17 e tornerà volentieri nell'impianto di Masnago: «Per me sarà una bella giornata: mi mancano tutti quelli che ho conosciuto in due anni ricchi di ricordi piacevoli, e comunque per me importantissimi visto che mi hanno permesso di riuscire a tornare un giocatore di alto livello. Amo i tifosi di Varese e l'organizzazione della società, non vedo l'ora di tornare a giocare al PalA2A». Tra lei e Varese c'è stato un patto di mutuo soccorso: la società l'ha aiutata due volte a recuperare da brutti infortuni, in cambio di leadership e regia da protagonista per risalire la china in classifica. «È esattamente così: sia nell'inverno del 2015 che avuto la possibilità di recuperare da due brutti infortuni. Marco Armenise (il preparatore atletico biancorosso) è stato super nell'aiutarmi a recuperare la forma migliore, e la società in entrambi i casi ha creduto in me dandomi la chance di recuperare. E stato molto bello anche giocare con Attilio Caja, in generale ho cercato di ripagare Varese di quello che mi ha dato e insieme abbiamo fatto tante belle cose, ho ottimi ricordi di quelle due stagioni». Maynor e Caja domenica saranno avversari per la prima volta: cosa prova ad affrontare il coach che ha esaltato maggiormente il suo talento in Italia? «Sarà un grande piacere perché Attilio è uno dei migliori allenatori che abbia mai avuto. Con lui ho avuto un rapporto molto stretto e di grande rispetto reciproco; sicuramente sarà bello rivedere anche lui, anche se un po' strano. Ci conosciamo bene al punto tale di aspettarmi che lui anticiperà le mie chiamate offensive, io d'altro canto posso immaginare cosa chiederà a chi dovrà marcarmi... ». Varese nell'estate 2017 ha fatto scelte obbligate sul piano economico, non c'era alcun margine per rivederla in biancorosso? «Sono situazioni normali nell'ambito della nostra professione; al mio agente avevo chiesto di trovare situazioni diverse rispetto a quello che avrebbe potuto garantirmi Varese, che ha fatto a sua volta altre scelte secondo quelle che erano le sue disponibilità. Questa estate non c'erano le condizioni, posso solo dire che nella vostra città mi sono trovato benissimo, e chissà cosa potrà riservare il futuro... ». Per trovare squadra però ha dovuto attendere metà novembre con la proposta della Betaland... «È una situazione che mi è piaciuta subito e ringrazio Capo d'Orlando per avermi dato l'opportunità di tornare in Italia in un campionato dove mi trovo a mio agio. Sabato scorso abbiamo ottenuto una bella vittoria contro Trento; la squadra è giovane ma ha talento, ci sono tanti giocatori che hanno ottime qualità al tiro, io mi concentro principalmente nel metterli in condizione di prendere soluzioni facili sia con il pick&roll che con gli scarichi. La sensazione è che in questo gruppo potrò divertirmi molto». Cosa si aspetta in vista della partita di domenica a Varese? «In Italia vincere in trasferta è sempre difficile, e in particolare conosco bene il tipo di spinta che può dare il PalA2A con il suo entusiasmo. Non ho visto giocare Varese quest'anno, ma di una cosa sono sicuro: per vincere a Masnago dovremo giocare una partita dura e intensa, so bene come giocano le squadre di Caja e se non saremo duri e intensi, come certamente Attilio avrà preparato ad essere i padroni di casa, non riusciremo a spuntarla». Giuseppe Sciascia
  7. Domenica al PalA2A arriva l’Orlandina, società che in questa stagione, dopo il quarto posto dell’anno scorso, sta vivendo forse il punto più alto e il momento più bello della sua giovane storia. La formazione siciliana allenata da De Carlo è inserita nel tabellone della Champions League e, pur con risultati non esaltanti (una vittoria e sei sconfitte finora), sta comunque vivendo un’esperienza particolare. L’inizio di stagione, nelle primissime partite, non è stato semplice ma gli ultimi due mesi hanno visto una squadra in grande crescita complice anche l’inserimento nel roster dell’ex Varese Eric Maynor. Di questo parliamo con Peppe Sindoni, giovanissimo direttore sportivo (29 anni, premiato l’anno scorso come miglior dirigente del campionato) e artefice del “miracolo Orlandina”: «Negli ultimi mesi abbiamo fatto ampiamente ciò che dovevamo e potevamo fare. Siamo partiti con tre sconfitte consecutive, con Milano, a Bologna con la Virtus e con Pistoia, l’unica forse in cui potevamo fare di più. Però ci siamo riportati in classifica dove pensiamo di poter restare, abbiamo vinto gare importanti a Reggio Emilia e Sassari». L’esperienza della Champions League sta regalando aria nuova e positiva al club: «Come società siamo contenti e pieni di entusiasmo, stiamo vivendo questa esperienza europea con lo spirito giusto, per migliorarci a tutti i livelli. Vogliamo vedere, conoscere, ampilare gli orizzonti. Manca qualche vittoria ma siamo consapevoli che può essere una esperienza importante per noi. Siamo al primo anno, ma questo ci permette di sviluppare una mentalità importante in maniera molto più rapida che giocando una volta sola a settimana». Quindi no, a Capo d’Orlando nessuno si lamenta del doppio impegno: «Credo che l’esperienza europea sia un acceleratore di dinamiche - prosegue Sindoni - dopo tre mesi di stagione ci siamo ritrovati avanti di venti punti a Sassari, e negli anni passati non ci era mai capitato. Il doppio impegno va preso come una cosa positiva: quando ti siedi al tavolo a maggio ed intravedi la possibilità di partecipare ad una coppa, sai a cosa vai incontro. Ci stiamo confrontando a livelli mai provati prima, non possiamo lamentarci. Sai che è così fin dall’estate, nella costruzione abbiamo scelto di svecchiare la squadra e di creare un roster più profondo proprio in questa ottica. Però il doppio impegno ci permette di giocare contro il Paok Salonicco, ad esempio, siamo contenti ed onorati di farlo. Giochiamo il martedì per privilegiare anche il campionato, perché siamo una piccola squadra e dobbiamo comunque portare a casa la salvezza». Immaginerà sicuramente che qualcuno la guarderà storto a Varese dopo essersi assicurato poche settimane fa Eric Maynor, idolo a Masnago: «Sono contento che a Varese Eric sia ben ricordato, lo avevamo percepito già l’anno scorso quando lui fu uno dei protagonisti delle otto vittorie in dieci partite della squadra di Caja, e noi fummo una delle vittime. Ed eravamo in un momento eccezionale. Con l’aiuto di Eric quest’anno proveremo a vincere, ci aspettiamo una partita molto fisica e molto tattica, ci attendiamo molta aggressività proprio su Maynor. Le tre sconfitte di Varese si faranno sentire, Varese avrà una massima attenzione e lotterà su ogni possesso come vuole Caja. Noi stiamo migliorando molto ma dipendiamo ancora dalle percentuali dei nostri molti tiratori. Però pensiamo di poter vincere e di portare a casa un risultato diverso rispetto alla stagione passata». Alberto Coriele
  8. Serie A 2017/2018

    Chissà che pienone Openjobmetis Varese – Segafredo Virtus Bologna – martedì 26/12/2017 ore 15.00 Eurosport 2 e Eurosport Player
  9. Centomila euro annui di investimento garantito valgono il 10 per cento delle quote della Pallacanestro Varese. Questo il prezzo fissato dal club di piazza Monte Grappa - più mille euro di valore nominale per l'acquisto di ogni azione che vale 1' 1% del capitale -per gli eventuali nuovi soci interessati ad affiancare "Varese nel Cuore". Il valore è lo stesso dell' opzione concordata con Gianfranco Ponti (200mila euro annui per il 20% delle quote) al momento del suo ingresso nel CdA. I capitali freschi che i vertici del consorzio stanno cercando per aumentare le risorse garantite valgono quanto uno spazio vuoto (non primario) sulla maglia. Ma c'è una differenza sostanziale tra un rapporto di sponsorizzazione, che presuppone un ritorno di immagine e si esaurisce nel pagamento dell'importo pattuito, e un impegno diretto nel capitale societario con l'obbligo di legge di ripianare eventuali perdite. Sotto questo aspetto azzerare le passività invertendo la rotta dopo quattro anni di squilibri finanziari è la priorità per rendere attrattiva la Pallacanestro Varese nei confronti di eventuali investitori. L'opera di CdA e consorzio per coprire le perdite passate e mettere in sicurezza il presente è in costante evoluzione, confidando di risolvere la situazione senza che ne risenta l'ordinaria amministrazione. Ma come si conciliano il bilancio in rosso del 2016/17 e le ristrettezze del 2017/18 con gli investimenti sul reclutamento giovanile di Gianfranco Ponti e il tabellone led cube acquistato tramite lo sponsor Tigros? Intanto si tratta di operazioni mirate attraverso gruzzoli con destinazione specifica e non modificabile, comunque in grado di garantire vantaggi futuri al club. Ma proprio questi nuovi asset potrebbero essere attrattivi per allargare la compagine societaria, necessità assoluta per garantire sostenibilità futura all'attività del club sui livelli attuali. Serve qualcuno che rompa il ghiaccio - sia lo stesso Ponti, attivissimo in questi giorni, o altri appassionati al momento "coperti" - per dare il via ad un effetto domino in grado di aumentare di 3 o 400mila euro l'attuale apporto di "Varese nel Cuore". Che per chiudere il 2016/17 arriverà a un contributo totale superiore a 1,5 milioni di euro, oltre il doppio rispetto a quanto contabilizzato a giugno dello scorso anno solare. Ma, alla prova dei fatti, lo scartamento (anche notevole) fra le entrate presunte sulla carta e quelle reali dopo 12 mesi hanno costretto i proprietari a mettere nuovamente mano al portafogli per coprire le perdite dopo aver versato la quota iniziale prevista dal legame consortile. Troppi cambi merce contabilizzati, troppe promesse non onorate, troppa fiducia nello stimare i ricavi, troppi errori dell'area tecnica? All'atto pratico, nonostante i 4 dirigenti "bruciati" in 4 anni - in ordine cronologico Michele Lo Nero, Cecco Vescovi, Stefano Coppa e Fabrizio Fiorini -dal 2013/14 ad oggi ogni chiusura di bilancio è in modalità profondo rosso. L'ingresso di nuovi azionisti avrebbe proprio la funzione di aumentare le certezze delle entrate nel budget previsionale; in caso contrario serviranno tagli molto più pesanti rispetto al 15 per cento del budget del 2017/18 che si aggira comunque attorno ai 4 milioni. Il modello Pesaro, col 5+5 obbligato e una squadra infarcita di scommesse straniere low cost, dimostra che con circa 2,5 milioni si può allestire una serie A di sopravvivenza. Giuseppe Sciascia
  10. Luca Gregorio, una delle nuove voci del basket italiano su Eurosport, ha avuto modo di commentare diversi finali concitati in questa stagione: per fare due esempi, uno è stato il botta e risposta ad altissimo coefficiente di difficoltà tra Jerrells e Filloy in Milano-Avellino. Un altro, nostro malgrado, quello di Pesaro-Varese di domenica, all’Adriatic Arena, con l’invenzione di tabella di Dallas Moore. Luca sembra quasi abbonato ai “finali clutch”, ed insieme a lui ripercorriamo ciò che è stato Pesaro-Varese, una sconfitta a dir poco bruciante per la formazione di Attilio Caja. Dalla cabina di commento, che Openjobmetis ha visto? Direi che Varese ha giocato un primo tempo abbastanza negativo, in generale ha sbagliato l’approccio, condizionata anche dalle percentuali pessime al tiro di due giocatori come Wells e Waller. Entrambi ci hanno messo più di venti minuti a carburare. Nel secondo tempo però, specie nell’ultimo quarto, le cose sono cambiate perché il tasso tecnico di Varese è indiscutibile. Pesaro a mio parere ha vinto perché ha fatto valere la superiorità sui lunghi, per di più contro una squadra che è seconda a rimbalzo in tutto il campionato, sfruttando Mika ed Omogbo, che sono due lunghi atipici. Quella di Varese è stata una partita spezzata in due, difensivamente ha concesso molto meno nel finale ma il rischio è che se giochi solo gli ultimi minuti può non essere abbastanza. Aveva commentato Varese nella straordinaria vittoria contro Trento, poi sono giunte tre sconfitte consecutive. Se le aspettava? Varese riesce sempre a giocare grandi partite interne, infatti tutte e tre le vittorie sono arrivate a Masnago. Se vogliamo, la squadra di Caja può essere in linea con il campionato di una squadra che cerca la salvezza però in trasferta deve fare di più: le uniche due volte in cui è stata veramente in partita è successo a Milano e ad Avellino, perché a Brescia al di là del risultato finale non c’è mai stata partita. La Openjobmetis ha poca continuità da questo punto di vista, vive di fiammate, è capace di darne e di prenderne venti contro chiunque. Serve tempo per trovare equilibrio, e c’è anche da dire che il gioco di Caja è esigente, dispendioso, e richiedere intensità per quaranta minuti non è mai semplice. Però è una squadra che ha entusiasmo ed individualità importanti. Sotto l’aspetto dei singoli, dove è mancata Varese all’Adriatic Arena? Innanzitutto credo sia mancato il contributo di Pelle sotto il canestro, Hollis si è acceso solo a sprazzi, così come i due esterni. Wells ha giocato e segnato negli ultimi dieci minuti, ma come si è visto non è bastato. Ho visto invece molto bene Avramovic: su Moore in difesa ha svolto un grandissimo lavoro limitandolo per buona parte dell’ultimo periodo. Però Moore è un giocatore di qualità clamorosa e l’ha fatta vedere tutta nell’ultimo canestro. Avendo visto anche le altre squadre, come inserisce Varese all’interno della corsa alla salvezza? Varese non dovrebbe avere problemi a salvarsi, guardando il potenziale delle altre squadre: c’è da dire che questo è veramente un campionato stranissimo, è difficile stabilire chi sia la più debole. Penso che Brindisi sia la meno attrezzata al momento, però all’inizio avevo visto malissimo sia Capo d’Orlando che Cremona. Poi i siciliani hanno vinto 4 delle ultime 6 partite ed hanno anche inserito un giocatore come Maynor. Reggio Emilia è in difficoltà ma ha un roster che le permette di rialzarsi. Ripeto, Varese mi sembra una formazione completa, con atletismo e buoni ricambi per un campionato da una partita a settimana. Alberto Coriele
  11. Tre sconfitte, ok, ma due di esse collezionate più o meno all’ultimo tiro e restando sempre in partita. Tre sconfitte, ok, una pesante di 21 punti ma le altre due rispettivamente di 4 e 3 punti. Tre sconfitte, ok, ma due di queste ricche di episodi di segno negativo (il tiro di Moore, i rimbalzi offensivi lasciati per strada e due “fischi” assurdi al cospetto di Pesaro, la palla persa di Hollis e la prodezza di Rich contro Avellino) a conti fatti determinanti. Eppure i numeri delle ultime tre partite giocate dalla Openjobmetis Varese certificano un decremento nel rendimento collettivo di squadra e singoli ben più evidente di quanto detto dagli scarti finali e dall’andamento dei match sul campo. Un calo evidente Contro Avellino, Sassari e Pesaro Varese è stata una delle peggiori squadre di Serie A in tante voci statistiche. A cominciare dai punti segnati, 64,3: meglio della Openjobmetis hanno fatto tutte le altre quindici formazioni del massimo campionato. E la contrazione della produttività offensiva è evidente anche nel raffronto interno: nelle prime sei gare la formazione di Attilio Caja aveva segnato 78,5 punti di media . Andiamo oltre. Varese nelle ultime tre è stata il fanalino di coda del campionato anche nei falli subiti (14,7 contro i 17,8 delle prime sei partite), nel numero dei tiri liberi tentati (11,7: sono stati 17,7 nelle sei puntate dell’incipit) e nella percentuale del tiro da tre punti (22,7%: la somma dei match contro Venezia, Milano, Cantù, Brescia, Pistoia e Trentino aveva invece fatto segnare il 33,8% di media). Non è andata meglio nella valutazione complessiva (59,3, penultimo dato della Serie A: era stata di 82,3 a gara nelle prime sei), negli assist (9,7, penultimo dato, contro i 13,7 dell’inizio), nelle stoppate subite (3,3 a partita, anche qui da penultimi del torneo, contro le 3 dei primi due mesi) e nella percentuale del tiro da 2 punti (46,5%, 13° posto, contro il 50,8% ottenuto nei sei appuntamenti precedenti). Per la cronaca sono scese anche le stoppate date (2,7 contro 3,5) e diminuite (ma questo è un dato positivo) le palle perse (9,7 contro 12,8). Attenzione: qualcosa è cambiato anche in un aspetto del gioco che aveva visto Ferrero e compagni primeggiare (o quasi) rispetto alla concorrenza. Scriviamo dei rimbalzi. Per quanto riguarda quelli totali il fatturato degli scontri con Sidigas, Banco di Sardegna e Vuelle è stato di 37,7 carambole a gara: se è vero che il dato pone Varese al 7° posto, quindi non malaccio, è vero altrettanto che nelle prime sei i rimbalzi erano stati 40,3 a partita e che gli uomini dell’Artiglio si contendevano la prima piazza nella specifica statistica con la The Flexx Pistoia. A proposito di rimbalzi: sono diminuiti quelli difensivi (24,3 contro 27,7: Varese al 15° posto) e sono aumentati quelli offensivi concessi (13, 4° peggiore, contro i 10,3 delle prime sei) e quelli totali concessi (40, 6a peggiore, contro 34,3). Due osservazioni Un collettivo è fatto di unità: se le cifre della squadra calano è perchè lo fanno quelle dei singoli giocatori. Senza andare a spaccare il capello in quattro, basti notare i punti segnati di media: tutti gli effettivi sono peggiorati tranne Cain, Avramovic, Pelle e Okoye, con Waller nel ruolo di Calimero essendo passato dai 14 punti delle prime sei sfide ai 7 delle ultime tre. E poi le percentuali di tiro: lo stesso Waller ha tirato da 3 con il 17,6% (prima lo faceva con il 41%), e sempre da oltre l’arco Ferrero è passato dal 31,6 al 14,6% e Hollis dal 54,5% al 25%. Si potrebbe anche andare avanti, ma a)le variazioni in altre voci statistiche dei singoli non sono così eclatanti e b)il concetto ormai è chiaro. Osservazioni? Due, forse anche banali ma evidenti. La prima è che nonostante alcuni passaggi a vuoto emersi in controluce in tutte e tre le occasioni, contro Avellino, Sassari e Pesaro la difesa ha continuato a non tradire. Ed è forse questa la ragione principale per la quale due delle tre sconfitte sono maturate solo all’ultimo e, nel caso della partita giocata all’Adriatic Arena, dopo un sostanzioso recupero biancorosso (dal -17).La seconda è che se è vero che dal trittico appena andato in onda sugli schermi cestistici la Openjobmetis esce con zero punti in classifica, qualche dubbio in più rispetto al mese di ottobre e un morale non certo alto (pure dell’ambiente... E a tal proposito ci ripetiamo: obiettivo salvezza significa anche passare da strisce negative del genere), non è certo falso notare che sarebbe bastato fare un poco meglio di quanto ottenuto (ed evidenziato dalle nude e pessime cifre) per portare a casa 2 o 4 punti. E allora staremmo parlando di altro, nonostante i numeri. Fabio Gandini
  12. La Pallacanestro Varese si interroga sulle ricette per uscire dalla crisi di risultati dell'ultimo mese. Tre sconfitte in fila, figlie della costante sterilità offensiva - in particolar modo balistica - di una squadra riscopertasi povera di qualità individuali dopo aver nascosto i limiti dei singoli esaltando le doti corali nel primo positivo scorcio di stagione. E crisi di gioco o di sistema per il team di Caja che, a dispetto del volume di intensità prodotta, fatica terribilmente a mettere punti sul tabellone in assenza di un "go-to guy " designato? La rimonta furente operata domenica in meno di 10 minuti, quando Ferrerò e soci hanno alzato l'aggressività in difesa e di conseguenza il ritmo di gioco, ribadisce che il sistema attuale sia l'unico proponibile con l'attuale personale tecnico. Il problema è la difficoltà a distillare qualità dalla quantità, specialmente da quando Antabia Waller ha smarrito il feeling col canestro. La guardia, che sin dal precampionato aveva rappresentato la certezza principale del gioco a metà campo, ha percentuali in caduta libera (7.0 punti col 31% da 3 e il 17% da 3 nelle ultime tre gare) dopo i 14,0 col 41 % dall'arco delle prime sei giornate. Di riflesso è crollato il fatturato della squadra, precipitato da 78,3 punti col 34% da 3 fino a Trento ai 64,0 punti col 22% dall'arco del trittico Avellino-Sassari-Pesaro. Eppure non è cambiata la preparazione - purtroppo solo l'esito, a causa di una fiducia intaccata dalle ultime sconfitte in volata - effettuata dalla squadra per mettere il suo cecchino nelle condizioni ottimali per colpire. Ma se l'attacco stenta a convertire in punti l'opera di costruzione basata sul collettivo, perchè non cavalcare maggiormente il talento di Damian Hollis? L'ala di passaporto ungherese è al momento il giocatore col miglior rapporto tra punti e minuti giocati (9.0 in 18.7), faticando però a strappare spazio nelle rotazioni, con Artiglio che gli preferisce un giocatore meno talentuoso ma più aggressivo come capitan Ferrero (7.0 in 20.2). Ma la soluzione "più Damian, meno Giancarlo" rischia di essere la più classica delle coperte corte: se Varese non può prescindere dall'aggressività per spingere in contropiede e giocare il meno possibile a metà campo, c'è bisogno di sciabolatori e non di fiorettisti, dunque i rapporti di forza nello spot di ala forte non potranno essere modificati in maniera radicale. A meno di non rimettere in discussione l'intero sistema che, di sicuro, non potrà essere riveduto e corretto attraverso il ricorso al mercato. Se nella scorsa annata i correttivi Dom Johnson e Attilio Caja vennero effettuati a prezzo di sacrifici economici fuori budget, quest'anno gli sforzi extra dovranno essere concentrati sulle chiusure dei bilanci 2016/17 e 2017/18. Di certo Varese è in difficoltà, ma non bisogna buttar via il bambino con l'acqua sporca: in assenza di alternative - per motivi tecnici ed economici - alla ricetta "fiducia, lavoro e più aggressività", occorre concentrarsi su una settimana di allenamenti mirati per invertire la rotta contro Capo d'Orlando ed esorcizzare con l'applicazione dei "terzini" biancorossi lo spauracchio della classe pura del caro ex Eric Maynor. Giuseppe Sciascia
  13. Serie A 2017/2018

    Brescia 9 su 9
  14. La Pallacanestro Varese allunga il suo digiuno esterno anche a Pesaro. Una clamorosa prodezza balistica di Dallas Moore punisce la prestazione dai due volti della truppa di Attilio Caja, che incassa il terzo stop consecutivo - e quarto stagionale lontano da Masnago - finendo risucchiata nella zona bassa della classifica. Due partite in una per Ferrero e soci, invischiati per 25 minuti dalle cadenze sincopate di una Vuelle capace di graffiare a ripetizione dall'arco (7/15 alla pausa lunga) e di nuovo vittime del male oscuro nel tiro dal perimetro (1/11 all' intervallo) che aveva già fatto scattare il campanello d'allarme dopo l'amichevole di Gallarate. Varese rischia il tracollo precipitando fino a meno 17 a suon di ferri ed errori banali nelle esecuzioni offensive; poi gioca 15' con il coltello tra i denti, con l'aggressività sul portatore di palla e la chiusura costante dell'area che manda fuori giri l'attacco avversario (13 triple e soli 3 tiri da 2 nei 10' finali). La scintilla l'accende la verve di Alexsa Avramovic, e quando la squadra di Caja può correre si esalta il mix di forza fisica ed atletica di Stan Okoye (7/14 al tiro, 4/5 ai liberi e 8 rimbalzi). E dopo 30' decisamente opachi entra in partita anche Cameron Wells, giocando un quarto periodo da leader che riporta i biancorossi da meno 17 in parità; peccato che a Varese manchi il colpo del kappaò, tra prodezze dei padroni di casa e qualche rimbalzo offensivo di troppo - compresi i 3 decisivi nei possessi precedenti la magia di Moore - che impediscono agli ospiti di mettere la testa avanti nel momento migliore (più volte in parità ma mai in vantaggio negli ultimi 7' giocati in equilibrio). Alla fine decide una invenzione assoluta del play di casa, che spezza un ottimo raddoppio portato da Ferrera con un tiro in salto che centra il tabellone e si spegne in fondo alla retina; un colpo da biliardo (pur col forte dubbio del cambio del piede perno dopo l'arresto) che regala due punti a Pesaro, sempre al comando nell'arco del match. Ma il rammarico del clan ospite riguarda la remissività mostrata nei primi 25', senza aggredire la partita col piglio necessario per esaltare le qualità agonistiche e nascondere i limiti tecnici del gruppo. Se l'apriscatole designato Waller continua a sparare a salve (3/13 totale), l'unico talentuoso senza "tigna" difensiva Hollis resta un lusso se serve la grinta (solo 13' per l'ungherese) e il centro a due teste Pelle-Cain totalizza 2 tiri dal campo su rimbalzo offensivo, è chiaro che giocare a ritmi bassi è un lusso che Varese non può concedersi. Specialmente contro una Vuelle dal tasso tecnico superiore se lasciata libera di esprimersi, ma palesemente in difficoltà quando la difesa bianco-rossa ha graffiato con energia. Peccato che la truppa di Caja abbia saputo cambiare volto quando la partita sembrava già compromessa; bravi Ferrero e soci a rivoltarla come un calzino in pochi minuti, però anziché recriminare sulla sfortuna per il jackpot allo scadere di Moore o su qualche fischio casalingo nelle bagarre a rimbalzo degli ultimi 2', mettere in campo un piglio deciso già in avvio avrebbe probabilmente evitato la volata finale. Ora arriva Capo d'Orlando trasformata da zucca in carrozza dalla bacchetta magica dell'ex Maynor: domenica al PalA2A servirà rompere un digiuno che dura dal 3 novembre per non scivolare in piena zona rossa... Giuseppe Sciascia
  15. ... una squadra in preda agli errori perda totalmente fiducia, diventando l’ombra di se stessa. E poi succede che la stessa ritorni in sè, sfiorando un miracolo “ucciso” da un miracolo degli avversari. A Pesaro finisce 74-71 Succede che il basket sia lo sport più bello del mondo. Ma anche uno dei più spietati nel colpire dove fa male davvero. Succede che la definizione dello sport più bello del mondo abbia una postilla nel finale: “…scopo del gioco è che ogni squadra riesca a mandare il pallone nel canestro avversario”. Succede che quando una squadra, un gruppo di esseri umani prima che di atleti, incontra enormi difficoltà a portare a termine lo scopo di cui sopra (quello che viene prima di ogni altra cosa, prima dell’impegno, prima dell’attitudine difensiva, prima della bravura in qualsiasi altro aspetto del gioco), i singoli che la compongono perdano fiducia in sé stessi. Progressivamente, consumando ogni energia mentale e fisica nell’errore ripetuto. Succede che questa squadra, questo gruppo di esseri umani prima che di atleti, sia la Openjobmetis Varese. Una squadra che fatica a fare canestro e che viene sistematicamente punita, come ovvio che sia, da questa mancanza. Nonostante brilli in molti altri aspetti del gioco più bello del mondo. Succede che la partita di Pesaro, con il passare dei minuti, inizi sempre di più ad assomigliare a quella contro Venezia. E poi a quella contro Brescia. E poi a quella contro Avellino. E poi a quella contro Sassari. Punizioni esemplari di una squadra che non riesce a portare a termine lo scopo del gioco: mettere la palla in quel benedetto cesto fornito di retina forata sul fondo. Succede che gli errori generino insicurezza, insinuandosi nell’anima e nella testa. Perché ormai troppo frequenti, troppo numerosi, troppo gravi. Fiaccando la resistenza psicologica e la concentrazione dei giocatori. E la testa e il cuore sono il motore di tutto. Sempre. Succede che in Pesaro-Varese il motore della squadra di Attilio Caja, ingrippato da quegli sdengsenza soluzione di continuità, si fermi. E che in quei pistoni ormai inermi Varese lasci anche quelle qualità che finora non aveva quasi mai smarrito: l’attenzione, la grinta in difesa, la presenza a rimbalzo, la consapevolezza di dover spendere ogni volta una goccia in più dell’avversario per sopravvivere, eterna condanna di chi di innato ha soprattutto la buona volontà. Succede che la domenica in riva all’Adriatico si trasformi allora in un mezzo incubo, contro dei padroni di casa non certo baciati dal talento o dalle stigmate dei campioni, ma senza dubbio più bravi a portare a termine lo scopo del gioco più bello del mondo (“mandare il pallone nel canestro avversario”). Succede che gli sdeng di cui sopra diventino 10 in fila, ad ogni tentativo da oltre l’arco. E poi 3 su 20 tentativi, che cambia pressoché nulla. Succede che quel motore ingrippato produca palle perse sciagurate, rimbalzi lasciati agli avversari, attacchi sconsiderati, difese di pietra. Succede che un -7 diventi un -11, poi un -13, poi addirittura un -17. Contro Pesaro. Non Sassari, non Avellino, non Brescia. Contro Pesaro è più grave. Poi succede che all’improvviso qualcosa cambi. Senza avvisaglie. Cambi quando un allenatore che le ha provate davvero tutte trovi inaspettatamente un quintetto che funziona, zeppo di seconde linee. Avramovic, Cain, Hollis, Tambone: in campo ci sono loro, ma per disperazione. Per disperazione davanti a un Wells indisponente, a un Waller ininfluente, a un Pelle ancora troppo ragazzino ai piani superiori. Ci sono loro, ma è come una scommessa di un giocatore d’azzardo che ha deciso di perdere tutti i suoi soldi. Succede che i tiri inizino a entrare. Uno dopo l’altro? Sarebbe scrivere troppo. Diciamo con frequenza, come gli errori di prima. Succede che quelle retine finalmente smosse da un torpore che sembrava eterno rianimino il cuore dei pretoriani dell’Artiglio. Prima quelli in campo nel momento del cambiamento, poi tutti gli altri. Sì: anche Wells e (parzialmente) Waller. Succede che gli sdeng diventino ciuff. E che con i ciuff tornino anche la difesa, un pizzico di attenzione, una sporta di grinta. Succede che Varese ritorni Varese, una squadra con la consapevolezza di dover spendere sempre una goccia in più dell’avversario per sopravvivere, eterna condanna di chi di innato ha soprattutto la buona volontà. Succede che un -17 diventi un -13, poi un -10, poi ancora un -6, infine un pareggio. Firmato da quello che per 30 minuti era stato il peggiore in campo, uno straniero da rispedire a casa sua direttamente dal pullman del ritorno, se solo qui non si fosse sempre con le pezze al… (e scusate l’uso del francese). Un fantasma dell’oltretomba che diventa un signore vivo, vegeto e nobile, capace di portare a termine lo scopo del gioco con tecnica, audacia. Intelligenza. Classe. Succede che una partita già persa diventi una partita da vincere. Succede che se vuoi vincere una partita, però, oltre allo scopo principale del gioco tu debba stare attento anche a tutti gli altri particolari: non lasciare i rimbalzi offensivi agli avversari, per fare un esempio; non perdere palloni stupidi, per farne un altro; segnare i canestri che possono risultare decisivi, per farne un terzo. Succede che Pesaro conquisti troppi rimbalzi d’attacco per non far male alle ambizioni dei suoi opposti, che Varese butti via qualche pallone in modo stupido e che non segni due canestri fondamentali. Succede che tutto debba cambiare di nuovo. E invece non cambia, perché nonostante ciò che abbiamo appena scritto la Openjobmetis – tornata consona al suo dna – voglia davvero conquistare il match che ha recuperato dalla spazzatura. Succede che a 30 secondi dalla fine si sia ancora pari. 69-69 Succede che se tocchi la palla e non la mano di un avversario, per nessuna ragione un arbitro ti debba fischiare fallo. Succede che a volte un arbitro il fallo te lo fischi lo stesso. Succede che a volte nemmeno un’ingiustizia spenga la voglia di un miracolo. Succede che per spegnere la voglia di un miracolo ci sia bisogno di un altro miracolo. Succede che Dallas Moore lo compia, a un secondo e mezzo, dalla sirena finale, inventandosi un canestro insensato. Improbabile. Irripetibile. Irrispettoso delle leggi fisiche e soprattutto di una difesa praticamente perfetta. Una difesa da Varese. Succede che Pesaro vinca con questa prodezza. Succede che il basket sia lo sport più bello del mondo. Ma anche uno dei più spietati nel colpire dove fa male davvero. Succede che nella vita, anche nel basket quindi, nulla sia tuttavia solo estemporaneità. E che ogni cosa vada analizzata a dovere, oltre il singolo episodio, oltre la bravura degli avversari, oltre la punizione del destino, Succede che, a volte, non si abbia voglia di analizzare alcunché. Fabio Gandini
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