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simon89

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  1. L'Openjobmetis 2019/20 ripartirà con ogni probabilità dallo stesso nucleo della stagione appena chiusa, tolto ovviamente Aleksa Avramovic. Tra contratti in essere, rinnovi e trattative, sono quattro i potenziali punti fermi della Varese che verrà. Lo zoccolo duro italiano, con Matteo Tambone vincolato fino al 2021 già al termine del precampionato scorso e il prolungamento fino al 2022 di capitan Ferrero - stessa durata temporale dell'estensione di Attilio Caja -, sarà la base di (ri)partenza. E con ogni probabilità dovrebbe aggiungersi anche Nicola Natali, decimo uomo di lusso disposto anche ad accettare di non giocare e facendosi trovare pronto quando chiamato in causa dal coach pavese. Ma, al di là del supporting cast, il primo pilastro per il futuro è la conferma di Tyler Cain: le parti si annusano da qualche mese, ma il dialogo concreto degli ultimi giorni pare indirizzato ad una conclusione positiva. Il centro statunitense, che a giugno diventerà padre per la seconda volta, avrebbe espresso interessse per la possibilità di vestire per il terzo anno di fila la maglia dell'OJM. La negoziazione per togliere la clausola d'uscita dal contratto in cambio di un piccolo ritocco avverrà nei prossimi giorni, ma l'apprezzamento della famiglia per la destinazione Varese fa ben sperare il clan biancorosso di poter trattenere la pietra angolare del sistema difensivo di Artiglio, per questo motivo il più insostituibile di tutti. Anche più di Aleksa Avramovic, che pure sarà ovviamente il più rimpianto per la sua capacità di accendere i tifosi col suo adrenalinico stile di gioco. «E giusto che Avrà vada alla fine di un percorso molto stimolante, dovrà solo trovare la collocazione adatta a lui senza farsi soffocare dove non gli verranno dati minuti»: così Attilio Caja certifica la partenza a fine contratto della guardia serba, cui ha dispensato consigli nel corso della serata di ieri al Muccala. Lo show dei 30 punti a Bologna ha fatto pensare a un interesse della Virtus che per ora sogna serbi di altro spessore (offerta biennale da oltre 2 milioni alla superstar Teodosic); sembra difficile anche un interesse del suo mentore Claudio Coldebella a Kazan, mentre sul conto di Avra aveva chiesto informazioni Veljko Mrsic per il Cedevita Zagabria. Sostituire il bomber nello scacchiere tattico e la stella nel cuore dei tifosi non sarà facile, mentre tutto il resto del parco stranieri è in uscita. Tommy Scrubb vuole monetizzare la sua solidissima stagione provando a sfruttare in Spagna il suo passaporto britannico: Varese non può e non vuole svenarsi per trattenere un (pur ottimo) comprimario. Moore e Archie hanno fatto la loro parte per tenere l'OJM lontana dalla zona pericolo, ma hanno avuto un rendimento troppo alterno e si cercheranno profili più freschi; Salumu ha mostrato qualche spunto interessante ma la sua opzione per il 2019/20 prevede uno scatto salariale troppo alto per un giocatore della panchina. Con la conferma alle porte di Cain, è ai saluti anche Iannuzzi: al di là del rendimento inferiore alle aspettative, inutile investire risorse importanti su un elemento che può dare minuti solamente da cambio del pivot nel ruolo occupato da un giocatore da 30,9 minuti di media. Giuseppe Sciascia
  2. Chi va e chi resta: così il futuro di Varese Più addii che conferme. Congedo per AvrA, restano solo Cain, Ferrero, Tambone e Natali L'Openjobmetis 2019/20 ripartirà con ogni probabilità dallo stesso nucleo della stagione appena chiusa, tolto ovviamente Aleksa Avramovic. Tra contratti in essere, rinnovi e trattative, sono quattro i potenziali punti fermi della Varese che verrà. Lo zoccolo duro italiano, con Matteo Tambone vincolato fino al 2021 già al termine del precampionato scorso e il prolungamento fino al 2022 di capitan Ferrero - stessa durata temporale dell'estensione di Attilio Caja -, sarà la base di (ri)partenza. E con ogni probabilità dovrebbe aggiungersi anche Nicola Natali, decimo uomo di lusso disposto anche ad accettare di non giocare e facendosi trovare pronto quando chiamato in causa dal coach pavese. Ma, al di là del supporting cast, il primo pilastro per il futuro è la conferma di Tyler Cain: le parti si annusano da qualche mese, ma il dialogo concreto degli ultimi giorni pare indirizzato ad una conclusione positiva. Il centro statunitense, che a giugno diventerà padre per la seconda volta, avrebbe espresso interessse per la possibilità di vestire per il terzo anno di fila la maglia dell'OJM. La negoziazione per togliere la clausola d'uscita dal contratto in cambio di un piccolo ritocco avverrà nei prossimi giorni, ma l'apprezzamento della famiglia per la destinazione Varese fa ben sperare il clan biancorosso di poter trattenere la pietra angolare del sistema difensivo di Artiglio, per questo motivo il più insostituibile di tutti. Anche più di Aleksa Avramovic, che pure sarà ovviamente il più rimpianto per la sua capacità di accendere i tifosi col suo adrenalinico stile di gioco. «E giusto che Avrà vada alla fine di un percorso molto stimolante, dovrà solo trovare la collocazione adatta a lui senza farsi soffocare dove non gli verranno dati minuti»: così Attilio Caja certifica la partenza a fine contratto della guardia serba, cui ha dispensato consigli nel corso della serata di ieri al Muccala. Lo show dei 30 punti a Bologna ha fatto pensare a un interesse della Virtus che per ora sogna serbi di altro spessore (offerta biennale da oltre 2 milioni alla superstar Teodosic); sembra difficile anche un interesse del suo mentore Claudio Coldebella a Kazan, mentre sul conto di Avra aveva chiesto informazioni Veljko Mrsic per il Cedevita Zagabria. Sostituire il bomber nello scacchiere tattico e la stella nel cuore dei tifosi non sarà facile, mentre tutto il resto del parco stranieri è in uscita. Tommy Scrubb vuole monetizzare la sua solidissima stagione provando a sfruttare in Spagna il suo passaporto britannico: Varese non può e non vuole svenarsi per trattenere un (pur ottimo) comprimario. Moore e Archie hanno fatto la loro parte per tenere l'OJM lontana dalla zona pericolo, ma hanno avuto un rendimento troppo alterno e si cercheranno profili più freschi; Salumu ha mostrato qualche spunto interessante ma la sua opzione per il 2019/20 prevede uno scatto salariale troppo alto per un giocatore della panchina. Con la conferma alle porte di Cain, è ai saluti anche Iannuzzi: al di là del rendimento inferiore alle aspettative, inutile investire risorse importanti su un elemento che può dare minuti solamente da cambio del pivot nel ruolo occupato da un giocatore da 30,9 minuti di media. Giuseppe Sciascia
  3. Andrea Conti fa il punto tra il presente di un nono posto beffardo per una Varese esclusa solo per quoziente canestri dai playoff e un futuro basato sulla continuità delle scelte tecniche come evidenziato dal rinnovo solo da annunciare con Attilio Caja. Il g.m. biancorosso fotografa così il verdetto di ieri sera al PalaDozza: «Accettiamo il risultato del campo, analogo rispetto a quello di 12 mesi fa che era valso il sesto posto. Stavolta 32 punti non sono bastati, con l'amarezza di una classifica avulsa nella quale avendo scontri diretti positivi con 4 concorrenti su 5 siamo stati penalizzati dallo 0-2 con Avellino. Però la squadra ha reso in maniera abbastanza costante per tutta la stagione senza accusare mai momenti di affanno evidente; dopo la Coppa Italia abbiamo fatto un marzo bellissimo a parte il secondo tempo di Avellino. Peccato per l'assenza di Archie a Torino in una sconfitta che ci ha girato un po' la stagione». Come giudica la stagione 2018/19 dell'Openjobmetis? «Dobbiamo essere orgogliosi di squadra e staff: un gruppo allenato in questo modo merita solo complimenti per la disponibilità e la dedizione. Per il secondo anno di fila abbiamo fatto meglio rispetto alle risorse economiche disponibili, cambiando meno di tutti con una sola sostituzione fisiologica. Al di là della frustrazione del momento dobbiamo essere contenti della stagione». Quali saranno i passi per programmare il futuro? «C'è tanto da fare non solo dal punto di vista sportivo ma anche societario. Il punto di partenza è quello di capire quali saranno le prospettive future. Le valutazioni sulla stagione e sulle strategie future da condividere con Caja a mente fredda non possono prescindere da un concetto: Varese non può permettersi elementi dal pedigree importante, dunque servono giocatori adatti ad un metodo ed un sistema. Il direttore d'orchestra è Attilio, ci vogliono gli interpreti giusti per lui». Si ripartirà con l'obiettivo minimo di tenersi lontano dai guai, anche alla luce del raddoppio delle retrocessioni in A2? «A prescindere da 18 o 16 squadre, con due retrocessioni non possiamo permetterci di peccare di presunzione. Non è questione di minimalismo e mancanza di ambizioni: veniamo da due anni nei quali una pallacanestro con un' identità basata sul lavoro e il sacrificio, molto calzanti alla mentalità di Caja, ci hanno portato a costruire una squadra con una identità molto forte, che in particolare in casa ha dato grandi soddisfazioni. Ripartiremo da quell'identità e quella mentalità, che i tifosi hanno dimostrato di apprezzare». Dunque l'equilibrio dei conti rimane la priorità assoluta per la continuità nel tempo? «La Pallacanestro Varese ha bisogno di darsi prospettive di durata a lungo termine: siamo un patrimonio della città e per questo è necessario poter garantire uno spettacolo per più anni ai tifosi, prestando massima attenzione ai conti e investendo in maniera oculata e intelligente. L'auspicio è che entrino risorse fresche, ma non possiamo prescindere dal principio di fare con quello che abbiamo; nel medio periodo potrebbe arrivare un aiuto dalle giovanili che alla luce dei regolamenti diventano un serbatoio importante per crescere giocatori in casa». Giuseppe Sciascia
  4. L'Openjobmetis non fa il miracolo al PalaDozza e resta fuori di un niente dai playoff. La sconfitta sul campo della Segafredo fa scivolare al nono posto la formazione di Attilio Caja, penalizzata dallo 0-2 contro Avellino nell'avulsa a quattro squadre che premia Trieste e Sidigas e condanna i biancorossi ad una eliminazione beffarda. A Varese non basta lo stesso bottino del 2017/18 per tagliare il traguardo, e le 27 giornate su 30 nelle prime 8 non sono sufficienti a contenere le rimonte di Trento ed Alma, partite dai 14 punti nel girone di andata. Lo stesso bottino totalizzato dall' OJM nel ritorno, dove sono fatali le ultime 5 sconfitte esterne consecutive, compresa quella decisiva ad Avellino dove i 24 punti dilapidati nel secondo tempo della gara di metà marzo, condanna due mesi dopo Ferrero e compagni. L'ultimo show biancorosso di Avramovic (eguagliato il record dei 30 punti all'esordio stagionale con Brescia) non è sufficiente a Varese per sovvertire la superiorità interna della Segafredo, che banchetta in area (69% da 2 contro il 45% biancorosso) e punisce una OJM prevedibile quando l'esterno serbo non trova più la via del canestro (19 punti a metà gara e 23 al 24'). Sufficienza piena solo per Salumu e Cain tra i biancorosi, che evidenziano una cifra tecnica troppo modesta per sbancare il campo di un'avversaria dal potenziale ben superiore al suo undicesimo posto. Varese non ha perso i playoff al PalaDozza, ma nella serie di sconfitte esterne del 2019 (unico hurrà a Trieste il 10 febbraio) quando l'attacco ha battuto in testa per limiti oggettivi di qualità. Ma la scelta di fondo dell'OJM 2018/19 era quella di costruire una squadra con un'identità forte in casa e in grado di soffrire il meno possibile. Per questo le scelte di Moore e Archie, ieri deludenti per impatto offensivo e personalità, non sono da bocciare tout court. Il campo ribadisce che la Varese 2017/18- quella del ritorno, con Larson e Vene - è più forte di quella che ha chiuso ieri la sua stagione pur senza mai venire coinvolta nella bagarre salvezza come 12 mesi fa. Un quarto di finale in Coppa Italia e una semifinale in FIBA Europe Cup valgono un playoff sfumato per differenza canestri? Artiglio fa prevalere nettamente l'orgoglio per i 9 mesi di solidità rispetto al rammarico perii traguardo sfumato in extremis. Nei fatti la continuità espressa dal sistema ha permesso a Ferrero e soci di viaggiare a lungo oltre il loro livello di qualità; le correzioni del mercato dei club più ricchi nel ritorno hanno riassestato i valori, e la partita di ieri ha detto che lo scandalo è Bologna fuori dai playoff, non certo una Varese grintosa ma modesta, Avramovic a parte. Ora in cantiere c'è un saluto alla squadra che si terrà mercoledì in piazza Monte Grappa, poi si ripartirà da Caja, gli italiani e (auspicabilmente) da Cain col primo compito di trovare un nuovo idolo per rimpiazzare l'Avra consacratosi star al PalaDozza. Giuseppe Sciascia
  5. Tambone imbarazzante, come la sua stagione
  6. Torino -8 e ufficialmente retrocessa
  7. L'Openjobmetis è padrona del proprio destino in vista del turno conclusivo della serie A. Nella volata per assegnare gli ultimi 3 posti nei playoff, la formazione dì Caja è in lizza con altre cinque squadre per bissare l'impresa della passata stagione. A differenza del 2017/18 però, i 32 punti ottenuti dai biancorossi potrebbero non bastare. Ecco tutte le possibilità a seconda dei risultati dell'ultima giornata: secondo i calcoli di Lega Basket, Varese si qualificherà ai playoff nel 75 per cento delle casistiche. COLPO AL PALADOZZA? PLAYOFF ARITMETICI - Ferrero e soci saranno certi dell'accesso alla post season in caso di vittoria esterna sul campo della Segafredo: il colpo a Bologna garantirebbe all'OJM di chiudere almeno sesta (in tal caso sfiderebbe Venezia, già aritmeticamente terza, nei quarti di finale). Il caso migliore per i biancorossi potrebbe portarli al quinto posto nell'ipotesi in cui Cantù vinca a Sassari con meno di 26 punti di scarto, in tal caso Varese se la vedrebbe nei quarti contro l'Happy Casa Brindisi di Frank Vitucci. Due posizioni che in ogni modo permetterebbero a Varese di avere chances di accesso alle coppe europee - nel dettaglio alla Champions League FIBA - come accaduto nel 2017/18, quando la società di piazza Monte Grappa declinò il diritto alla Champions iscrivendosi alla FIBA Europe Cup. SCONFITTA A BOLOGNA? FORZA PISTOIA - In forza dei risultati positivi dagli altri campi nel turno di domenica, l'OJM ha possibilità di qualificarsi anche in caso di ko al PalaDozza. Serviranno però combinazioni di risultati positivi: prima di tutto da Pistoia che ospiterà Avellino. Varese ha bisogno di evitare la parità - anche multipla - con la Sidigas visto lo 0-2 negli scontri diretti con gli irpini, che giocheranno sul campo di una OriOra con il match ball salvezza in mano dopo il meno 6 a carico di Torino. La sconfitta della Scandone in Toscana, e almeno un'altra sconfitta-di una della tre attuali compagne di viaggio di Varese - Trento gioca a Brindisi, Trieste a Milano e Cantù a Sassari - garantirebbe ali'OJM il ticket per la post season oscillando tra il sesto e l'ottavo posto. Se invece Avellino espugnerà il PalaCarrara, la truppa di Caja dovrà sperare che Cantù vinca in Sardegna in contemporanea con le sconfitte di Trento e Trieste: solo in questa parità a quattro i biancorossi si qualificherebbero all'ottavo posto sfidando dunque la testa di serie numero 1, Milano. IL CASO PEGGIORE - Le altre parità a quota 32 che comprendono Avellino penalizzerebbero l'OJM in qualsiasi classifica avulsa nonostante il 2-0 negli scontri diretti con Trieste; nel 25% delle casistiche i biancorossi chiuderebbero noni o decimi, ma ovviamente si tratta solo di un calcolo matematico che non contempla i valori del campo. Per espugnare Bologna e interrompere una serie negativa lontano dall'Enerxenia Arena che dura dal 10 febbraio, servirà comunque un'impresa a dispetto delle motivazioni di classifica azzerate di una Segafredo comunque decisa a celebrare davanti ai propri tifosi la freschissima vittoria della Champions League. Oppure bisognerà sperare nella voglia di salvezza di Pistoia, che però domenica a Masnago non ha esattamente incantato... Giuseppe Sciascia
  8. Ponti scrive a Rasizza «La Pall. Varese non è mai noia» Caro Rosario, Ti sbagli, la PALLACANESTRO VARESE NONE NOIA. La PALLACANESTRO VARESE NON SARÀ MAI NOIA. La Pallacanestro Varese è entusiasmo, passione, gioia, orgoglio e talvolta amarezza, conflitto, ma MAI noia. La Pallacanestro Varese è un punto fermo nella mia vita così come nella vita di migliaia di varesini non solo come fatto sportivo, ma come elemento sociale e culturale. La PALLACANESTRO VARESE, con i suoi valori, è stata e deve ritornare ad essere affermazione dì una città in Europa e nei mondo intero. Da ormai 30 anni sono emigrato, per motivi di lavoro e dì famiglia, affrontando tutti i disagi di un italiano all'estero, preda di facili battute sul nostro disastrato Paese, ma posso assicurarli che bastava dire la magica parola "VARESE" e i sorrisi di scherno diventavano rispetto: "Varese?Ahhh, BASKETBALLÌ" Ancora pochi mesi fa, a una cena a Belgrado con grandi protagonisti del basket passato ed attuale, Fabio Colombo ed io avevamo gli occhi lucidi quando il grande Kianovi - al quale avevo appena spiegato ì nostri ambiziosi progetti per il settore giovanile di Varese -parlava di un playmaker della grande Varese piccolo e tignoso (avrai già capito di chi sì trattava), a suo dire il miglior playmaker d'Europa. Quando gli ho spiegato che la persona di cui parlava era seduta al suo fianco, si è alzato di colpo, gridando frasi incomprensibili in serbo ed in inglese, ed ha abbracciato il nostro Dodo sbaciucchiandolo alla russa, tra gli applausi dì tutti ì presenti. Questo è il basket, anzi il nostro basket. Dove i grandi del passato come Raga, Morse e tanti altri ritornano come attratti da una calamita. Senza mai provare NOIA. Ieri, dopo aver letto il sagace trafiletto del caporedattore della Prealpina, Ti ho chiamato suggerendovi di fare un comunicato congiunto per confermare il nostro comune obiettivo di rendere ancora Varese una delle capitali del basket e così smorzare la sapiente provocazione. Hai preferito comunicare solitario sui social. Rispetto la Tua scelta ma non la condivìdo. Non ne condivido i toni e nemmeno il contenuto: certamente la Tua società ha fatto molto per la PALLACANESTRO VARESE ma altrettanto o forse ancor di più ha fatto la PALLACANESTRO VARESE per la Tua società non solo in termini dì comunicazione ma anche associandola ai nostri straordinari valori sportivi ed etici. Comunque, sperando che questa nostra discussione pubblica generi un valore positivo per il basket cittadino, Ti confermo la mia stima e resto in attesa della finalizzazione degli accordi passati ed attuali tra Te, il Consorzio e la PALLACANESTRO VARESE, per poter poi lavorare tutti insieme in un'unica direzione. Cordiali saluti Gianfranco Ponti
  9. Gianfranco Ponti racconta le ragioni delle sue dimissioni dal consiglio di amministrazione della Pallacanestro Varese, confermando però la disponibilità a rientrare nei ranghi alle sue condizioni. L'imprenditore di Angera, uscito da metà marzo dalla stanza dei bottoni, club di piazza Monte Grappa, motiva così la sua scelta: «Mi sono dimesso perché non ho condiviso alcune scelte legate a questioni di gestione societaria, compresa la mancata attuazione immediata di un piano di riorganizzazione realizzato da Andrea Conti e Giorgio Pellegatta dei quali ho massima stima e che avevo appoggiato attivamente: razionalizzando alcuni costi avrebbe portato risparmi per circa 150mila euro. Ma a me la Pallacanestro Varese sta sempre a cuore: il mio passo indietro non è irreversibile, domenica sarò all'Enerxenia Arena a sostenere la formazione di Caja, e a certe condizioni sono disposto a tornare nei ranghi per costruire una squadra e una società più forti». Quali sono le condizioni per far rientrare le dimissioni? «La porta non è assolutamente chiusa: attendo che a giugno si formi il nuovo CdA per valutare se ci saranno le condizioni per farne parte ed eventualmente esercitare la mia opzione di acquisto fino al 20 per cento delle quote. Quel che chiedo è che il futuro CdA, poco importa se uguale a quello attuale o con figure differenti, dovrà avere pieni poteri per i prossimi tre anni. La prima condizione, non negoziabile, è che del consiglio di amministrazione faccia ancora parte Toto Bulgheroni, unica figura per me imprescindibile per le sue competenze e la sua capacità di essere punto di riferimento per tutta la città». Il suo passo indietro è legato anche alle tempistiche della nomina del nuovo nuovo CdA? «L'attuale governance in scadenza al 30 giugno avrebbe dovuto rimanere in carica fino all'approvazione del bilancio 2018/19, cosa che avverrà nei primi mesi del 2020. Si è convenuto di farla decadere a giugno per programmare il futuro in funzione delle possibili novità nel capitale azionario. Lo scorso febbraio avevo proposto di dimetterci tutti per anticipare i tempi della costituzione del nuovo CdA. Dunque, nel desiderio di stimolare positivamente la situazione e non certo per un capriccio, ho anticipato il passo indietro». Quale sarebbe il modo per effettuare un vero salto di qualità in termini di budget e relative ambizioni? «Al di là del piano di riorganizzazione non si può soltanto operare sulla riduzione dei costi. Per crescere davvero serve aumentare i ricavi, soprattutto quelli da sponsorizzazione: il vero salto di qualità arriverebbe attraverso un abbinamento di alto livello, diciamo da un milione di euro, a supporto dei partner attuali partendo da Openjobmetis (qualora dovesse acquistare quote del club nell'operazione Orgoglio Varese, l'azienda di Gallarate potrebbe lasciare ad altri il ruolo di main sponsor se giungessero offerte più vantaggiose, ndr). Sono pronto a rientrare nell'ambito di un azionariato che condivida un progetto ambizioso, non in una società che si avvìi verso una politica di piccolo cabotaggio» Cosa accadrà qualora non si avverassero le condizioni richieste? «Mi occuperò sempre del settore giovanile, per il quale il mio impegno proseguirà a prescindere dagli sviluppi al vertice del club. Anche in questo ambito siamo in cerca di risorse da sponsorizzazione; la volontà è comunque quella di potenziare l'Academy investendo sul parco allenatori in cerca di professionisti a tempo pieno, e sul reclutamento italiano e straniero per migliorare ulteriormente i nostri gruppi. Che già quest'anno, con l'Interzona raggiunto da Under 18, 16 e 15 e il titolo regionale dell'Under 14, hanno dato risultati lusinghieri». Giuseppe Sciascia
  10. Ponti detta le condizioni intervista «Pronto a rientrare in un CdA con pieni poteri e con Bulgheroni» «Dimissioni perché non ho condiviso alcune scelte di gestione» «No a un club che punti a una politica di piccolo cabotaggio» Gianfranco Ponti racconta le ragioni delle sue dimissioni dal consiglio di amministrazione della Pallacanestro Varese, confermando però la disponibilità a rientrare nei ranghi alle sue condizioni. L'imprenditore di Angera, uscito da metà marzo dalla stanza dei bottoni, club di piazza Monte Grappa, motiva così la sua scelta: «Mi sono dimesso perché non ho condiviso alcune scelte legate a questioni di gestione societaria, compresa la mancata attuazione immediata di un piano di riorganizzazione realizzato da Andrea Conti e Giorgio Pellegatta dei quali ho massima stima e che avevo appoggiato attivamente: razionalizzando alcuni costi avrebbe portato risparmi per circa 150mila euro. Ma a me la Pallacanestro Varese sta sempre a cuore: il mio passo indietro non è irreversibile, domenica sarò all'Enerxenia Arena a sostenere la formazione di Caja, e a certe condizioni sono disposto a tornare nei ranghi per costruire una squadra e una società più forti». Quali sono le condizioni per far rientrare le dimissioni? «La porta non è assolutamente chiusa: attendo che a giugno si formi il nuovo CdA per valutare se ci saranno le condizioni per farne parte ed eventualmente esercitare la mia opzione di acquisto fino al 20 per cento delle quote. Quel che chiedo è che il futuro CdA, poco importa se uguale a quello attuale o con figure differenti, dovrà avere pieni poteri per i prossimi tre anni. La prima condizione, non negoziabile, è che del consiglio di amministrazione faccia ancora parte Toto Bulgheroni, unica figura per me imprescindibile per le sue competenze e la sua capacità di essere punto di riferimento per tutta la città». Il suo passo indietro è legato anche alle tempistiche della nomina del nuovo nuovo CdA? «L'attuale governance in scadenza al 30 giugno avrebbe dovuto rimanere in carica fino all'approvazione del bilancio 2018/19, cosa che avverrà nei primi mesi del 2020. Si è convenuto di farla decadere a giugno per programmare il futuro in funzione delle possibili novità nel capitale azionario. Lo scorso febbraio avevo proposto di dimetterci tutti per anticipare i tempi della costituzione del nuovo CdA. Dunque, nel desiderio di stimolare positivamente la situazione e non certo per un capriccio, ho anticipato il passo indietro». Quale sarebbe il modo per effettuare un vero salto di qualità in termini di budget e relative ambizioni? «Al di là del piano di riorganizzazione non si può soltanto operare sulla riduzione dei costi. Per crescere davvero serve aumentare i ricavi, soprattutto quelli da sponsorizzazione: il vero salto di qualità arriverebbe attraverso un abbinamento di alto livello, diciamo da un milione di euro, a supporto dei partner attuali partendo da Openjobmetis (qualora dovesse acquistare quote del club nell'operazione Orgoglio Varese, l'azienda di Gallarate potrebbe lasciare ad altri il ruolo di main sponsor se giungessero offerte più vantaggiose, ndr). Sono pronto a rientrare nell'ambito di un azionariato che condivida un progetto ambizioso, non in una società che si avvìi verso una politica di piccolo cabotaggio» Cosa accadrà qualora non si avverassero le condizioni richieste? «Mi occuperò sempre del settore giovanile, per il quale il mio impegno proseguirà a prescindere dagli sviluppi al vertice del club. Anche in questo ambito siamo in cerca di risorse da sponsorizzazione; la volontà è comunque quella di potenziare l'Academy investendo sul parco allenatori in cerca di professionisti a tempo pieno, e sul reclutamento italiano e straniero per migliorare ulteriormente i nostri gruppi. Che già quest'anno, con l'Interzona raggiunto da Under 18, 16 e 15 e il titolo regionale dell'Under 14, hanno dato risultati lusinghieri». Giuseppe Sciascia
  11. Lillard vince così gara 5 e manda a casa OKC....pazzesco
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