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  1. L’Openjobmetis sceglie la linea della continuità per vivere una stagione lontana dai guai. Dopo le porte girevoli di un 2021/22 all’insegna dei correttivi - 3 allenatori e 25 giocatori a referto, compresi gli elementi delle giovanili - il primo mercato dell’era Scola ha fatto registrare il numero minimo di movimenti del terzo millennio: 7 conferme e solo 4 volti nuovi - ieri l’ufficialità della firma di Jaron Johnson, ultimo arrivo dopo Tariq Owens, Markel Brown e Colbey Ross - per una Varese totalmente immutata nel parco italiani rispetto alla seconda metà della stagione passata. Tra le 16 squadre della serie A al via il 2 ottobre, solo Sassari - con 9 rinnovi e sole 3 novità - ha un tasso di conferme più elevato rispetto al 64% del club del presidente Marco Vittorelli. Che mai come quest’anno ha operato così poco sul mercato estivo: il record precedente erano i 5 acquisti a fronte di 5 conferme del 2013/14. Nell’annata successiva, con Pozzecco in panchina, addirittura il roster fu azzerato al 100 per cento. IL PORTAFOGLI CONTRATTI Stavolta l’OJM aveva in cassaforte un robusto “portafogli contratti”: dei 7 confermati solo Matteo Librizzi ha rinnovato durante l’estate, tutti gli altri - da De Nicolao a Ferrero, passando per Woldetensae, Caruso, Virginio e l’unico straniero rinnovato Reyes - avevano un vincolo garantito almeno fino al 30 giugno 2023 (l’unica eccezione era De Nik Jr., con l’opzione d’uscita a suo favore, poi non esercitata). LO STAFF TECNICO Continuità dell’organico uguale potenziale vantaggio in avvio di stagione rispetto a rivali rivoluzionate. E lo staff tecnico tutto nuovo? Vero è che il trio Brase, Galbiati e Mandole dovrà impostare l’identità della nuova OJM. Ma alla rivoluzione del parco allenatori non corrisponderà una rivoluzione dello stile di gioco: le caratteristiche diverse di alcuni singoli (Ross da Keene, Johnson da Vene - ieri accasatosi ufficialmente all’Hapoel Gerusalemme - e Owens da Sorokas) modificheranno alcune situazioni offensive e difensive. L’IDENTITA’ Però l’identità della nuova Varese sarà sostanzialmente analoga a quella di Roijakkers, o meglio ancora di Seravalli: dunque i confermati conoscono già il sistema. E comunque Brase ha scelto due suoi pretoriani dell’era G-League come Markel Brown e Jaron Johnson: giocatori di fiducia e d’esperienza per un rostermediamente giovane, ma anche già rodati nel sistema utilizzato per condurre i Rio Grande Valley Vipers. L’identità della nuova OJM andrà costruita nelle sei settimane di lavoro dal 19 agosto al 2 ottobre, ma la linea della continuità sarà utile sotto due aspetti. Il primo è tecnico: Varese lavorerà a ranghi completi (mentre Vene sarebbe comunque arrivato a metà settembre dopo gli Europei...) per metabolizzare il marchio di Brase su un gruppo che conosce comunque già i tratti del modello “Banda Bassotti” del coach di Tucson. Il secondo è emotivo: continuità con una seconda metà del 2021/22 che ha saputo riaccendere l’entusiasmo di Masnago, pur senza più elementi amati come Keene, Sorokas e Vene, dovrà dare all’OJM la marcia in più per provare a partire forte. E sorprendere qualcuna delle squadre di alto rango - Sassari, Brescia, Trento e Reggio Emilia le prime quattro avversarie in campionato - contro le quali si dovrà testare l’assetto da corsa con i quattro piccoli. Giuseppe Sciascia
  2. Arriva dalla Russia, ha esperienza europea – francese in particolare – ma si è formato da professionista nei “soliti” Rio Grande Valley Vipers, la squadra di sviluppo degli Houston Rockets dalla quale arriva anche l’allenatore Matt Brase. La Openjobmetis ha preso l’ultimo esterno americano del suo mercato estivo, il 30enne Jaron Johnson, uomo che dovrà produrre punti dal ruolo di guardia pur avendo un fisico abbastanza stazzato con i suoi 1,98 centimetri di altezza (fonte Realgm). Il nome di Johnson è spuntato a sorpresa su un sito specializzato ed è stato confermato da fonti vicine alla Pallacanestro Varese che a questo punto ha inserito il tassello mancante tra la coppia di registi – Ross e De Nicolao – e l’ala piccola Brown con il quale l’ultimo arrivato potrà essere intercambiabile. L’impianto rimane quindi quello del “5+5” a meno di cambi di rotta attualmente non annunciati: Varese dunque è fatta ed è tutta a trazione esterna con la coppia Reyes-Ferrero nel ruolo di ali forti e quella Owens-Caruso a reggere l’urto con i pivot avversari. Johnson, dicevamo, arriva dal campionato russo e dalla VTB League avendo vestito la maglia dell’Avtodor Saratov e infine quella dell’Unics Kazan, il team dove l’ex varesino Claudio Coldebella ha lavorato da dirigente fino a quando ha dovuto lasciare il Paese a causa della guerra. Prima di volare a Est però, la guardia nata in Texas il 5 maggio del ’92, ha giocato all’estero in Australia (a Perth), Israele (Ironi Ziona) e soprattutto Francia tra Levallois, Chalon e Digione. Tranne a Digione (e a Kazan dove però ha giocato una manciata di partite) Johnson è sempre andato in doppia cifra per punti segnati, senza stagioni eclatanti ma con una certa costanza di rendimento anche nel tiro da tre punti e un discreto lavoro a rimbalzo. La Openjobmetis ha quindi variato leggermente profilo: dopo aver cercato un bomber puro (la prima scelta era Sean Armand, fuori portata economica) è andata su un uomo che, come Brown, dovrebbe dare garanzie di continuità e reggere l’urto in difesa con i pari ruolo. Johnson è considerato giocatore di talento, abile in attacco soprattutto in situazioni di pick’n’roll ma, in seconda battuta, capace anche di cercare l’uno contro uno o il tiro da fuori. Damiano Franzetti
  3. Esce di scena Sean Armand dal novero degli obiettivi dell’Openjobmetis per la caccia al bomber mancante. La guardia statunitense, capocannoniere del campionato turco 2021/22 con il Petkim, ha trovato nelle ultime ore l’accordo con un club egiziano (possibile siano i campioni in carica dell’Al-Ahly?). Varese aveva dato l’assalto all’esterno del 1991, arrivando a mettere sul piatto una cifra molto importante (si parla di una proposta attorno ai 200mila dollari). Che però non è stata sufficiente per convincere il veterano statunitense: respinta la proposta biancorossa di qualche giorno fa, non c’è stato tempo per preparare un secondo assalto, visto che il club africano ha assecondato la richiesta di Armand, ottenendone il sì. L’OJM prosegue la sua ricerca di un giocatore di alto profilo, cercando di convincere John Jenkins a mettere da parte le sue velleità NBA: il 31enne veterano dei professionisti (171 gare dal 2012 al 2019, nella parte finale della carriera 22 gare ai New York Knicks quando il g.m. biancorosso Mike Arcieri era “Director of Basketball Strategies” della franchigia) vuole infatti cercare un invito a un camp considerando l’Europa solo come piano B, allo stesso modo di quel che accadde 12 mesi fa quando accettò l’11 settembre la proposta dei francesi di Gravelines. Al momento i margini per smuovere in tempi rapidi l’ex Vanderbilt University paiono alquanto ristretti, nel nuovo giro di orizzonti potrebbe riprendere quota l’opzione Matt Mobley, 29enne guardia due volte secondo miglior marcatore del suo campionato nelle ultime tre stagioni (21,6 punti nel 2019/20 in Turchia e 20,2 nel 2020/21 in Germania), in cerca di riscatto dopo un’annata alterna – chiusa anzitempo con una risoluzione contrattuale a metà aprile – con gli spagnoli di Saragozza. Giuseppe Sciascia
  4. Sono due i nomi messi davvero nel mirino dalla Pallacanestro Varese per completare il roster in vista della stagione 2022/2023. Manca una guardia, come noto, e sarà con ogni probabilità l’ultimo acquisto. L’idea di navigare le acque stagionali con una barca settata sul 5+5 risponde agli intendimenti di inizio mercato, in particolare del gm Michael Arcieri, e si è solidificata con il passare del tempo: l’alternativa, ovvero i sei stranieri con un roster più lungo, ogni volta che ha fatto capolino in qualsivoglia brainstorming è stata scartata. Sarà, essa, eventualmente, il sentiero per uscire dalle emergenze in corso d’opera. La rosa dei papali da cui estrarre il 2 titolare, colui che dovrà inserirsi in quintetto base tra Colbey Ross e Markel Brown, si è notevolmente ristretta. Tanto da far pensare che il prescelto possa essere uno tra John Jenkins e Sean Armand. Il primo è classe 1991, è alto 193 cm, e ha alle spalle una carriera vissuta sulla soglia della NBA: 179 le partite disputate tra i Pro in 7 stagioni, tra il 2012 e il 2019, in un viaggio che ha toccato Atlanta, Dallas, Phoenix, Washington e New York. Solo 7 le partenze in quintetto e un continuo dentro e fuori dall’interesse delle franchigie, con periodi di “parcheggio” nelle varie squadre di sviluppo. Quattro le esperienze abroad per il 31enne: in Cina, ai Jiangsu Dragon, e in Israele, all’Hapoel Heliat, entrambe due comparsate, e poi in Spagna a Bilbao e in Francia a Dunkerque, nel 2021/2022. Notabili gli anni trascorsi all’high school e al college: due volte giocatore dell’anno del Tennessee e una volta nell’All-America Team tra le fila di Vanderbilt, dove ha tirato con il 43,8% da 3 di media in tre stagioni. Sì, parliamo di un tiratore. Puro, quasi “assatanato” di triple (in Francia, in 25 partite, 77 tiri da due e 189 da tre…), incline a scegliere la soluzione dall’arco (con rilascio molto rapido) non solo giocando costantemente in uscita dai blocchi, ma anche costruendosi il tiro da solo oppure colpendo con lo stesso nelle situazioni di transizione o semi-transizione. Un giocatore maturo, con punti nelle mani, sulla carta affidabile: quest’estate si è messo in luce anche con USA Team nelle qualificazioni ai Mondiali indonesiani del 2023. Il secondo, Armand, è anch’egli un classe 1991, ha la stessa altezza di Jenkins ma un passato completamente diverso: per lui le porte del Vecchio Continente si sono aperte subito e non si sono ancora chiuse. Francoforte, İstanbul BŞB, Gaziantep, Zenit, Bahçeşehir, Chalon, Fuenlabrada e Petkim Spor nel suo girovagare iniziato nel 2014. Tre le sue squadre nel 2021/2022: una toccata e fuga in Libano e in Spagna, poi il titolo di capocannoniere a 20 punti di media in Turchia. Anche qui parliamo principalmente di un tiratore, sebbene meno “fissato” di Jenkins: frecce congeniali al suo arco paiono essere anche la creatività dal palleggio, la conduzione del pick and roll e la penetrazione. Nemmeno in questo caso difetterebbero l’esperienza (con conoscenza approfondita della pallacanestro europea) e la maturità. Se la guardia uscirà effettivamente da questo ballottaggio (una firma non dovrebbe tardare), Varese dovrebbe comunque cascare in piedi, completando un reparto esterni variegato, poliedrico e prolifico. Basterà per una stagione scevra di problemi? La domanda è lecita: la Openjobmetis in fieri sta deliberatamente scegliendo di essere “piccola” e “leggera”, di avere un reparto lunghi senza alcuna ala forte di ruolo, di essere “costretta” a giocare un gioco sparagnino, veloce e privo di punti di riferimento per gli avversari e di difendere basandosi solo sull’aggressività degli esterni e sull’atletismo del nuovo centro, Tariq Owens, scartando un difensore “di concetto” come Siim-Sander Vene. Pro e contro (e mettiamoci pure i rimbalzi…), entrambi abbastanza evidenti, verranno soppesati dal campo. Fabio Gandini
  5. Markel Brown è un giocatore dell’Openjobmetis. L’ufficialità è arrivata questa mattina, mercoledì 20 luglio. Sarà la guardia titolare del roster: un tiratore esplosivo con trascorsi in NBA ed Eurolega che sarà il fuciliere e il bomber del gruppo. TERZA FIRMA IN ARRIVO E c’è la terza firma in arrivo dopo l’annuncio di Tariq Owens nella mattinata di lunedì 19 luglio e il colpo Brown: è stato raggiunto l’accordo con Colbey Ross. Il 24enne playmaker uscito nel 2021 dalla Pepperdine University, fresco campione della Summer League di Las Vegas con i Portland Trailblazers (6,2 punti e 2,4 assist in 15,7 minuti di media), sarà il terzo straniero nella nuova Varese contando anche la conferma di Justin Reyes. LA TRATTATIVA La trattativa, anticipata da Prealpina nell’edizione di mercoledì 6 luglio, era avviata ormai da 20 giorni, ancor prima del via della Summer League: tra l’avventura nel Nevada e l’attesa dell’OJM per la chiusura dell’accordo si è andati per le lunghe. Ma il regista che ha debuttato in Europa a Nymburk (14,2 punti e 5,8 assist nel campionato della Repubblica Ceca; 9,2 punti e 6,0 assist in BCL) ha accettato la proposta annuale di Varese: la firma ormai è una formalità. I TRE PICCOLI Dunque Ross dividerà i minuti in regia con Giovanni De Nicolao, potendo giocare anche a fianco del play di Vigodarzere in quintetti veloci che sono particolarmente indicati dal gioco praticato dal nuovo coach Matt Brase. Giostrando anche con 3 piccoli considerando l’arrivo di Brown. Giuseppe Sciascia
  6. Colbey Ross e Markel Brown: con due nuove aggiunte nel giro di poche ore la Pallacanestro Varese 2022-23 va vicina a completare la propria rosa, una squadra a cui ormai manca solo la guardia titolare per essere completa. La notte ha portato consiglio a Colbey Ross: il play campione di Cechia con il Nymburk aveva tempo fino a oggi per accasarsi a Varese altrimenti la Openjobmetis avrebbe cambiato obiettivo. Ross, allora, ha deciso per il “sì” proprio quando le speranze di averlo in biancorosso parevano ai minimi termini: si alternerà a Giovanni De Nicolao in regia sia per concludere in proprio, sia per “alimentare” il nuovo pivot Owens che attende impaziente palloni sopra al ferro. Con il giovane prodotto dell’università di Pepperdine, tenuto d’occhio alla summer league NBA di Las Vegas, arriverà anche un veterano come Markel Brown. 30 anni, un’esperienza solida in NBA con i Nets (venne scelto al numero 44 al draft 2014), il giocatore della Louisiana ha maturato presenze con la nazionale USA (vinse i Giochi Americani in finale con l’Argentina di Scola) ma anche in Eurolega con i turchi del Darussafaka. In passato anche una breve esperienza in quei Rio Grande Valley Vipers di G-League allenati dal nuovo coach biancorosso Matt Brase. Buon tiratore e abile in campo aperto Brown (ultima stagione ad Anversa, in Belgio) non ha ancora firmato ma tutto lascia pensare che la direzione presa dalla società e dal giocatore sia segnata; sarà lui a occupare il ruolo di ala nonostante un’altezza non eccessiva per la posizione (1,91) posizionando così Reyes in posto 4. Con i due esterni, dicevamo, manca ora un solo giocatore per completare la rosa: la guardia titolare per cui si attende un uomo in grado di fare canestro spesso e volentieri. Nelle prossime ore potrebbero esserci ulteriori sviluppi. Damiano Franzetti
  7. Aspettando Colbey Ross, l’OJM mette le mani su Tariq Owens. Il 27enne lungo di 208 centimetri per 95 chili già accostato ai biancorossi una decina di giorni fa, ha accettato nella serata di ieri, lunedì 18 luglio, la proposta del club biancorosso. E questa mattina è arrivata la conferma da parte del club varesino. Il centro del 1995 sembrava vicino all’accordo con Trieste nel weekend, ma alla fine ha preferito la proposta della società del presidente Vittorelli, dove sarà il pivot titolare potendo eventualmente «slittare» per qualche minuto anche da ala forte a fianco di Guglielmo Caruso. Giuseppe Sciascia
  8. Colbey Ross sarà un nuovo giocatore della Pallacanestro Varese? Se sì, probabilmente, lo sapremo nelle prossime ore: il play americano, “prodotto” dell’università di Pepperdine, ha terminato nella tarda serata di domenica (ora italiana) i propri impegni alla Summer League di Las Vegas e ora è chiamato a decidere se accettare o meno la proposta della Openjobmetis. Per Ross in totale 6,2 punti, 2,2 rimbalzi e 2,6 assist in 15,7 minuti di media nelle cinque partite giocate, con la soddisfazione per Portland di avere vinto il torneo. Una situazione di stallo che non dovrebbe durare a lungo: i dirigenti biancorossi hanno lasciato un paio di giorni per la scelta al giocatore americano, campione in Repubblica Ceca lo scorso anno con la maglia del Nymburk. La trattativa dura da tempo ed è tutta sul tavolo; Ross – che ha 23 anni – come ogni USA della sua età ha il sogno di poter mettere piede nel mondo della NBA, passando magari per un invito ai camp del mese prossimo o per un contratto collegato agli accordi tra le franchigie e le squadre di D-League. Firma quindi sì vicina ma da non dare per scontata, anche se le prove di Ross in Summer League possono essere definite “normali”: buone cifre in relazione al minutaggio ma niente da poter far sobbalzare sulla sedia i dirigenti delle squadre NBA, insomma. Se il giocatore sceglierà Varese, bene, altrimenti per la Openjobmetis si potrebbero – andiamo a intuito – aprire due strade: o puntare un giocatore con caratteristiche simili (soprattutto a livello anagrafico, di ruolo e… monetario) oppure cercare un giocatore che possa occupare sia il ruolo di play sia quello di guardia, capace di fare canestro anche da fuori (un qualcosa di simile a Marcus Keene, per quanto l’ex numero 45 sia piuttosto unico vista la taglia fisica). Il termine della Summer League dovrebbe anche far calare il listino prezzi in mano a ogni agente: chi può spendere tanto lo fa prima, per assicurarsi i giocatori considerati imprescindibili. Tutti gli altri possono ora agire “con lo sconto”, in operazioni che ricordano quel che accade in borsa, dove si può fare affari a prezzo migliore se si arriva al momento giusto. E vista la necessaria attenzione al bilancio in casa Openjobmetis, questa dovrebbe essere la strada seguita. Intanto sia Luis Scola sia Mike Arcieri, per vie differenti, sono di rientro a Varese nei prossimi giorni con El General che sarà impegnato anche a chiudere in via definitiva l’accordo storico con la Robur et Fides, il quale sarà presentato verso il fine settimana a Palazzo Estense. Vedremo se, nella circostanza, ci sarà anche qualche annuncio relativo alla prima squadra. Damiano Franzetti
  9. Il mercato della Pallacanestro Varese sta per decollare. Dopo i primi annunci di coach Matt Brase e del suo assistente Paolo Galbiati, questa settimana dovrebbero iniziare a riempirsi anche le 4 caselle mancanti del roster, ovvero tutto il pacchetto stranieri della prossima stagione, a cui va aggiunto il già arruolato Justin Reyes. Così, dopo giorni di silenzi e tanto lavoro per Scola e Arcieri negli Stati Uniti, passando da una sede all’altra della Summer League, con snodo principale a Las Vegas, l’AD e il GM biancorossi sono pronti per dare forma e sostanza allo studio e alle ricerche di queste ultime due settimane. Il ritorno dagli USA, previsto tra oggi e domani dei due uomini forti biancorossi, aprirà così il mercato in entrata di Varese che dovrebbe partire dalla regia, con il nome di Colbey Ross caldissimo, sia per caratteristiche tecniche che per affinità con Matt Brase, visto che il prodotto di Pepperdine University ha giocato l’ultima Summer League con i Portland Trail Blazers, da dove proviene il neo allenatore biancorosso. Ross arriverebbe a Varese dopo una buona prima stagione in Europa, giocata in Repubblica Ceca a Nymburk e chiusa con 9 punti e 6 assist di media. Dopo Ross, le mire biancorosse si concentreranno sulla guardia, la scelta ad oggi più difficile da compiere. La OJM è infatti a caccia di un giocatore versatile, capace di ricoprire sia il ruolo di 2 che di 3, per cui sono richieste determinate peculiarità: buona attitudine difensiva e ottimo senso del canestro. Un mix perfetto insomma, non facile da trovare sul mercato, a maggior ragione se non si hanno capacità economiche stratosferiche. Sistemato il pacchetto esterni, Varese dovrà chiudere il cerchio con un centro dinamico e verticale, capace di pendolare tra attacco e difesa con grande agilità ed un’ala grande, tenuto conto che con Vene in un mese e mezzo la situazione non è cambiata e la parti sono ancora molto distanti. Un quadro che ha dunque ancora bisogno di diverse pennellate per potersi completare, con l’idea di avere una Pallacanestro Varese giovane, veloce, affamata che vivrà molto sull’entusiasmo e le qualità dei giovani provenienti dall’America. Alessandro Burin
  10. Paolo Galbiati è il nuovo vice-allenatore della Pallacanestro Varese. La trattativa durava da un po’, non è mai stata improntata su un ruolo da head coach ma alla fine si è sviluppata per la “posizione” di primo assistente del nuovo tecnico, il 40enne americano Matt Brase. Galbiati in carriera vanta una, per certi versi, incredibile vittoria da esordiente in Coppa Italia con Torino, è milanese di Vimercate e ha 38 anni, quasi coetaneo di Brase. Arriva da un biennio a Cremona ma con la Vanoli è retrocesso al termine della scorsa stagione agonistica. Varese lo ha cercato perché voleva un allenatore con esperienza da “primo” in Serie A, preferendo un profilo giovane rispetto alla figura da “senior assistant” che in passato hanno adottato diverse altre squadre. Una mossa, quella del duo Scola-Arcieri che – lo diciamo in modo cristallino – è la prima che non ci convince della nuova gestione. Nulla di personale, ci mancherebbe, ma per diversi motivi ci sarebbe piaciuta una scelta differente. Innanzitutto Galbiati è appena retrocesso come abbiamo già detto, e lo ha fatto con largo anticipo rispetto alla fine del campionato. A Varese, in match decisivo, Roijakkers e i suoi giocatori fecero a fettine la Vanoli e nel dopo partita l’allenatore cremonese non nascose le critiche ai suoi giocatori, come anche fatto in altre circostanze. Insomma, ci saremmo (già allora, da avversari) attesi almeno un’autocritica o magari una dimissione anticipata, che forse anche a Cremona qualcuno si attendeva. C’è chi, in questi giorni, ha obiettato: “Però l’anno prima fece bene”. Nì, perché la versione precedente della Vanoli arrivò sì al decimo posto in Serie A ma chiuse la stagione a 22 punti, appena 2 in più della tanto vituperata e martoriata Openjobmetis di Bulleri. In pratica la differenza tra le due squadre fu la mancata vittoria di Varese con Treviso, due punti scippati dall’arbitro Paternicò per l’antisportivo a Scola. E ancora: mettere un vice ingombrante come Galbiati alle spalle di un esordiente assoluto per l’Italia ci pare un po’ pericoloso. Perché se Brase dovesse perdere qualche partita in avvio, sarebbe semplice – almeno per una parte dell’opinione pubblica – mugugnare e sottolineare che, al limite, un ricambio sarebbe già in casa. Ecco: non proprio la situazione migliore per un coach americano intento a ingranare in un mondo nuovo (parte dell’opinione pubblica che ciclicamente sostiene che “sarebbe meglio fare un anno di A2 piuttosto che una Serie A da salvezza risicata. Citofonare a Cantù per sapere quanto è bello il torneo cadetto…). Galbiati gode comunque di grande considerazione a livello nazionale, tanto da essere rimasto nello staff azzurro nonostante il cambio di guida tra Sacchetti e Pozzecco. Questo per dire che a livello tecnico il coach milanese ha indubbiamente qualità riconosciute e ciò è assolutamente positivo. Nella Openjobmetis prenderà anche incarichi relativi al “player development” (lo ha detto il gm Arcieri nel comunicato che ufficializza l’ingaggio), aspetto cui Scola tiene molto, come sappiamo. Proveremo quindi a dimenticarci che Cremona giocava meglio nella prima parte di stagione che nella seconda, lo scorso anno… il development insomma si è visto sino a un certo punto, diciamo così. (Sì, sappiamo anche che la Vanoli è stata particolarmente sfortunata tra infortuni e “rattoppi” deludenti a livello di giocatori. Le colpe sono di tutti, ci mancherebbe). Paolo Galbiati, comunque, entra a far parte dello staff (da cui ufficialmente non è ancora uscito Alberto Seravalli: si vocifera di un pasticcio in casa Virtus Bologna, con contatti tra le alte sfere dei due club per risolvere la cosa…). E da questo momento godrà del tifo di tutti, noi compresi. Però, ecco, qualcosa in merito ci sentivamo di dirla. GIOCATORI: COLBEY ROSS VICINISSIMO A livello di giocatori, sembra quasi chiusa in positivo la trattativa tra Varese e Colbey Ross, funambolico play americano che lo scorso anno vinse il campionato ceco e disputò la Champions con Nymburk. 23 anni, bravo in penetrazione e nel servire i compagni, risponde a quel profilo giovane che la Openjobmetis cercava, avendo già nel ruolo una certezza come Giovanni De Nicolao. Ross sta giocando la Summer League di Las Vegas, ha fatto buone cose ma ben difficilmente sarà considerato a livello NBA. Scola e Arcieri, che si trovano al torneo del Nevada, sono pronti per andare ai dettagli. Damiano Franzetti
  11. L’Openjobmetis prepara il trasferimento del quartier generale a Las Vegas per chiudere l’operazione head coach. Luis Scola e Mike Arcieri sono pronti a sbarcare nel Nevada per definire la guida tecnica della stagione 2022/23: i colloqui con Paolo Galbiati non si sono trasformati in proposte contrattuali per il tecnico ex Torino e Cremona. Che potrà tornare in corsa solo in caso di fumata nera nelle trattative in corso, da definire durante il viaggio negli Stati Uniti dell’a.d. e del g.m. biancorosso FILIERA ROCKETS Il nome più gettonato al momento sarebbe quello di Matt Brase, 40enne tecnico statunitense legato alla filiera degli Houston Rockets (arrivò nel 2012 nel personale tecnico facendo in tempo ad incrociare Luis Scola nella sua ultima stagione nel Texas). Il coach statunitense ha esperienze da capo allenatore in G-League nella squadra satellite dei Rio Grande Valley Vipers, è stato per due anni direttore del reparto “player development” dei Rockets, ed ha all’attivo due stagioni nello staff tecnico di Mike D’Antoni sulla panchina di Houston. Brase sarà a Las Vegas come membro dello staff tecnico dei Portland Trailblazers, dove ha lavorato nel gruppo degli assistenti di Chauncey Billups nella stagione 2021/22. Sarà lui il prescelto da Varese per guidare il nuovo corso griffato Luis Scola? Ovviamente la chiave di tutto riguarda la disponibilità a lasciare il mondo dorato della NBA (ai Traiblazers aveva specifiche mansioni su situazioni speciali legate all’attacco) da parte del 40enne tecnico statunitense, che aveva assaggiato il basket FIBA guidando nel 2018 la Nazionale di Haiti. L’OSSERVATO E tra l’altro nella squadra di Portland in campo a Las Vegas giocherà anche quel Colbey Ross, 23enne playmaker quest’anno a Nymburk (14,0 punti e 3,5 assist), che potrebbe rientrare nel “parco-osservati” dall’OJM per sostituire Marcus Keene. Curiosità: Brase è il nipote di Lute Olson, storico coach che guidò gli Stati Uniti alla vittoria dei Mondiali del 1986 e per 25 anni allenatore dell’università di Arizona (dove il papabile per la panchina OJM ha giocato dal 2003 al 2005) che portò al titolo NCAA nel 1997. Sarà lui il tecnico d’Oltreoceano al quale Luis Scola affiderà la panchina del nuovo corso “americaneggiante” della sua OJM? FIDUCIA E ADDII Dipenderà ovviamente dalla volontà del 40enne tecnico statunitense, ma in casa biancorossa c’è fiducia sulla possibilità di tornare da Las Vegas con una firma in tasca (e nel caso peggiore ci sarebbero altre due ipotesi americane al vaglio). Intanto però sono state archiviate le pratiche Johan Roijakkers ed Adriano Vertemati: accordo definitivo tra l’OJM ed il tecnico olandese per ricomporre amichevolmente la vertenza legale iniziata col licenziamento per giusta causa (ritirato ieri con relativa risoluzione consensuale tra le parti). Accordo transattivo anche con il coach di Cornaredo, chiusi definitivamente entrambi i capitoli degli esoneri passati. Ora lo staff tecnico è totalmente da ricostruire anche a libro paga, sarà Matt Brase a riempire la prima casella? Giuseppe Sciascia
  12. Alberto Seravalli lascia Varese e si accasa alla Virtus Bologna. In attesa della scelta del nuovo allenatore (Paolo Galbiati, col quale ci sono stati due colloqui nelle ultime 72 ore, o una ulteriore pista straniera?), l’OJM perde anche l’unico membro dell’area tecnica visto che Matteo Jemoli non sarà più assistant coach ma passerà nel ruolo di assistente general manager. Il futuro del coach ferrarese che aveva concluso ad interim la stagione 2021/22 come capo allenatore dopo l’esonero di Johan Roijakkers sarà in Eurolega, entrando a far parte dello staff tecnico di Sergio Scariolo in sostituzione di Andrea Gavrilovic. La permanenza di Seravalli a Varese pareva una certezza assoluta, ma i tempi per il rinnovo del contratto – dopo tre colloqui anche per rivestire il ruolo di capo allenatore, preferendo poi puntare su profili stranieri prima dei recentissimi abboccamenti con Galbiati – sono andati molto per le lunghe. Dalla prima proposta di 1+1 con uscita gratuita per il club a metà giugno alla seconda biennale di qualche giorno fa, c’era una intesa di massima ma non la firma in calce al contratto da parte del coach. In questo limbo è giunta la chiamata della Segafredo, che Seravalli ha accettato al volo. E allora lo staff tecnico Openjobmetis sarà da rifare ex novo. Giuseppe Sciascia
  13. Giovanni De Nicolao sarà il playmaker titolare dell’Openjobmetis versione 2022/23. Il regista di Vigodarzere non lascia né raddoppia: vestirà ancora la maglia biancorossa col contratto in essere che lo legherà anche per la prossima stagione a Varese. A poche ore dalla deadline dell’escape in favore del giocatore, la decisione è presa: De Nik JR. non eserciterà l’uscita a pagamento entro la mezzanotte di oggi, 30 giugno 2022, e resterà al servizio della squadra - in attesa di definire l’identità del nuovo coach - nel ruolo da titolare che aveva già rivestito nella gestione di Johan Roijakkers. Per l’OJM è uno snodo importante: consente in pratica di considerare chiuso il mercato degli italiani dopo il rinnovo a lungo termine con Matteo Librizzi. Dopo il no della FIBA alla Wild Card per la BCL, la scelta del format 5+5, con la conferma di De Nicolao nel ruolo chiave in regia, lascia a Varese lo spazio tecnico e salariale per poter definire le quattro posizioni mancanti sul mercato straniero. Giuseppe Sciascia
  14. Arrivati alla metà di giugno, in casa Pallacanestro Varese le domande sono tante: da chi guiderà in panchina il nuovo corso targato Luis Scola, a chi poi in campo cercherà di tramutare tutto il lavoro della settimana in punti per la classifica, fino al nuovo settore giovanile biancorosso che si appresta ad iniziare, grazie allo storico accordo stipulato con la Robur Et Fides. Domande però appunto, che cercano risposte nella parole del General Manager biancorosso Michael Arcieri, che traccia un quadro dei lavori in corso. A che punto è la ricerca del prossimo allenatore di Varese? “Siamo ormai a buon punto. In queste settimane abbiamo parlato con tanti allenatori italiani, stranieri e della NBA, riscontrando molto interesse nella possibilità di venire a lavorare in Pallacanestro Varese. Per noi questo è motivo di grande orgoglio, perché ci porta a dover e poter fare una scelta su un’ampia platea. Non so ancora se ci vorrà qualche giorno o una settimana per l’annuncio, è una scelta importantissima che non ha bisogno di fretta, anche se vogliamo avere qui il nostro nuovo coach il prima possibile per iniziare questo nuovo percorso insieme”. In queste settimane sono uscite tante voci e anche qualche nome, ad oggi c’e un profilo che più degli altri vi sta convincendo come scelta? “Senza dubbio l’allenatore che prenderemo sarà uno che sa molto lavorare sullo sviluppo e sulla crescita dei giocatori, che abbia un background ben definito di conoscenze ed esperienze, che possa essere una grande risorsa per tutti. Ovviamente con qualcuno di quelli in lizza i discorsi sono stati più approfonditi ma non abbiamo ancora preso una scelta”. Con la scelta del nuovo coach c’e la possibilità che cambi qualcosa anche a livello di staff tecnico? “Chiaramente una volta scelto il capo allenatore poi parleremo con lui per capire se vorrà portare con sé qualche persona a livello di staff e penso sia una cosa assolutamente normale. Staff di cui però posso dire che al 100% farà parte Alberto Seravalli, che consideriamo un elemento di assoluta affidabilità”. Dalla panchina al campo, il mercato ha già portato via un pilastro della passata stagione come Sorokas. Quanto le é dispiaciuto e se questo cambia i vostri piani sul mercato? “Parto dalla seconda parte della domanda e dico che non cambierà molto nella strategia di di costruzione della squadra. Detto questo, mi dispiace moltissimo che Paulius sia andato via, è un ragazzo stupendo con cui ho in ottimo rapporto. La sera prima di accettare l’offerta di Treviso ci siamo parlati e abbiamo capito che quella poteva però essere la scelta migliore per tutti. Questi sono i momenti più brutti quando fai il mio lavoro, vorresti tenere tutti ma sai che è impossibile. Certe persone diventano parte di una famiglia ma ad un certo punto devono andare via. Come per Sorokas lo stesso discorso vale per Beane, Vene, Keene, vorremmo tenere ognuno di loro ma purtroppo questo non è possibile”. Da Sorokas a De Nicolao, che ha una possibilità di uscita dal contratto entro il 30 giugno. Volete confermarlo nel roster del prossimo anno? “Assolutamente sì. Giovanni come Paulius, oltre che essere un ottimo giocatore in campo, cresciuto in maniera costante negli ultimi anni, è una persona eccezionale e senza ombra di dubbio vogliamo tenerlo. È chiaro che fino al 30 giugno lui ha questa opzione, deve pensarci, però abbiamo 13 giorni, dobbiamo aspettare e mi auguro che la risposta da parte sua sia positiva e che rimanga con noi per molti anni”. Quanta fiducia c’è di poter partecipare alla Champions League anche se non dipende da voi e questo cambierà qualcosa nello schema di costruzione della squadra? “Noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo e potevamo fare, ora aspettiamo ma se c’e l’opportunità, noi vogliamo giocare in Europa. Nel caso di risposta positiva dalla FIBA, a quel punto è normale che se devi affrontare una stagione con due competizioni molto dispendiose la squadra andrà costruita con il 6+6, viceversa nel caso in cui dovessimo giocare solo in campionato, opteremmo per un 5+5 molto più verosimilmente”. Si può dire che parte della costruzione della nuova squadra passerà dal viaggio in America per le Summer League che lei farà a luglio? “Assistere alle Summer League è importante anche se hai già firmato tutti i giocatori della nuova squadra. E’ un’esperienza che ti permette di mantenere e creare rapporti con agenti, giocatori ed allenatori. Puoi parlare con loro e capire quali prospetti possono essere subito pronti per venire in Italia o chi ha bisogno di ancora qualche anno di crescita ancora. Detto questo, aggiungo però che dei 4-5 giocatori che andremo ad inserire nel roster, per i rapporti che abbiamo in America, pensiamo non valga la pena riempire tutto il roster ora e penso e spero proprio che almeno uno o due nuovi acquisti arriveranno dalle Summer League di Las Vegas, San Francisco o Salt Lake City”. Infine le chiedo se davvero è ormai tutto fatto per il nuovo accordo con la Robur Et Fides per il settore giovanile e se si sta aspettano solo il 30 giugno per poterlo annunciare? “Si sappiamo che c’e questa deadline del 30 giugno, ad oggi pero abbiamo fatto e stiamo facendo, tutto quello che dovevamo per poter partire dal primo di luglio con il nuovo progetto con la Robur Et Fides. Ora attendiamo di definire gli ultimi dettagli, però siamo pronti con lo staff e la strategia per iniziare con il nuovo settore giovanile sotto il nome di Pallacanestro Varese. So che questo è un passo che genera entusiasmo in tutta la città, nei genitori e nei ragazzi con cui abbiamo parlato e siamo molto felici di ciò”. Alessandro Burin
  15. La formula, l’eventuale partecipazione alle coppe, le conferme, gli addii, i giovani, l’allenatore: poche le certezze attualmente in casa Pallacanestro Varese. Proviamo a fare ordine “per argomento”, senza il “fumus” di ciò che al momento non é (e forse nemmeno può essere) certo. 5+5 o 6+6? Certezze sulla formula da seguire? No: la società non ha ancora fatto la sua scelta definitiva. Certo, per questioni economiche la prima (5 giocatori di formazione non italiana più “almeno” cinque giocatori di formazione italiana) sarebbe preferibile, sul fronte del risparmio contrattuale e non solo. A dirimere il dilemma sarà l’eventuale partecipazione alle coppe: se Varese viaggerà per l’Europa, lo farà con 6 stranieri; se invece si concentrerà esclusivamente sul campionato, la scelta ricadrà sul 5+5. Coppa europea Anche qui: l’intenzione è manifesta, ma certezze non ce ne sono. E, soprattutto, non ci saranno forzature a tutti i costi. In sostanza: o sarà Champions League, o nulla, perché l’ipotesi di coprire in lungo e in largo il continente per la Europe Cup non viene considerata appetibile, né dal punto di vista economico, né da quello tecnico (anzi, per la verità è pure un po’ pericolosa, visto il dispendio di energie…). Speranze di accedere alla prima coppa Fiba? Varese dipende dal volere altrui: quello di chi l’ha preceduta in classifica nel campionato 2021/2022 e quello della stessa Federazione Internazionale, che ha delle wild card a disposizione. I punti fermi La base della ripartenza biancorossa sarà costituita da Tomas Woldetensae, Guglielmo Caruso, Giancarlo Ferrero e Justin Reyes. Tutti con il contratto, tutti sicuri di restare, uno anche di trovare posto in quintetto base: si tratta dell’ala portoricana. De Nicolao Michael Arcieri e Luis Scola considerano “De Nik” una pedina fondamentale per la prossima stagione. È questa la stessa idea di Giovanni? Per averne la certezza, salvo fughe in avanti nei prossimi giorni, si dovrà aspettare il 30 giugno, termine ultimo a disposizione del play per uscire dal contratto che lo lega al sodalizio varesino per un’altra annata. Virginio e Librizzi Anche sui due giovanotti la scelta societaria va verso la riconferma. Senza, almeno a oggi, dirottarli in prestito in campionati minori: per i dirigenti entrambi avrebbero già infatti dimostrato di valere la Serie A. Nicolò, classe 2003, ha però un contratto garantito fino alla fine della prossima stagione (più un’opzione per un prolungamento di altri due anni), Matteo no. E ha gli occhi del mercato sopra di sé. Spazio regolamentare nel roster? Il problema non si pone: 5+5 o 6+6 significano “almeno 5 italiani e almeno 6 italiani”, l’unico limite cui prestare attenzione è quello dei 18 contratti da depositare. Le conferme in entrata Keene, Beane, Sorokas e Vene. Quattro giocatori e una sola sicurezza: non rimarranno tutti. Il più lontano dall’immagine dirigenziale della futura squadra è la guardia ex Roma. Salvo sorprese, non verrà riconfermata. Capitolo Keene: la società vorrebbe tenerlo e ha formulato la sua offerta di rinnovo, ma la risposta del giocatore è stata più o meno “per ora voglio guardare il mercato”. Sviluppi, allora, sono possibili in un senso o nell’altro. Si gioca a incastri e a “portafoglio”: Vene potrebbe escludere Sorokas (che, a differenza dell’estone, parrebbe avere diverse offerte) e viceversa, tenendo presente che Varese un nuovo lungo sul mercato lo cercherà al 100%, straniero o italiano. E anche la decisione sullo spot in quintetto di Justin Reyes (sarà utilizzato da 3 o da 4?) influirà sui ragionamenti. Il mercato in entrata In base al numero di riconferme, Pallacanestro Varese andrà sulla “piazza” per cercare dai 3 ai 6 giocatori. Uno di questi sarà di sicuro un atleta italiano di valore, in grado cioè di tenere con assoluta certezza il quintetto. Altre testate hanno fatto i nomi di Paul Biligha, Riccardo Moraschini e Diego Flaccadori. Attualmente si può confermare che l’interesse per l’esterno ex Milano (squalificato per doping: tonerà il 20 ottobre) sussiste fin dall’inizio della primavera- cioè dal momento della sua risoluzione con l’Armani Exchange - ed è comune - ovviamente - a tante altre squadre. E lo stesso vale per il lungo attualmente alla corte di coach Ettore Messina: Biligha, anzi, era stato chiesto dai biancorossi come cambio “in natura” nell’operazione che ha portato Trey Kell alle ex Scarpette Rosse (il centro era d’accordo, ma avrebbe voluto poi tornare a Milano per i playoff: impossibile…). Ingenerare false speranze o credenze nei tifosi, però, è un “crimine” per chi deve cercare di raccontare la realtà. E allora si tenga per favore presente che giocatori come Moraschini e Biligha, potendo Varese offrire loro uno stipendio di certo (parecchio) inferiore a quello che percepiscono (o percepivano) da Milano, prenderanno prima di tutto in considerazione pretendenti sul palcoscenico dell’Eurolega, poi su quello dell’Eurocup, quindi su quello di una Champions League di alto livello (non quella che potrebbe fare Varese…). Quindi ancora si faranno i conti in tasca e, solo allora, vaglieranno eventuali proposte di chi oggi - e non è un’offesa scriverlo, visto che é la verità - non ha (ancora? speriamo!) né l’appeal economico, né quello competitivo adatto a farsi preferire. E questo ragionamento vale per tanti altri. Allenatore Il “casting” non è finito. Ma il nome dell’head coach e degli altri professionisti che lo affiancheranno dovrebbero uscire entro i prossimi sette giorni (anche se c’è la possibilità che si vada oltre). La ricerca di Varese ha riscosso successo (nel senso dell’interesse dimostrato ad aprire un dialogo) anche tra diversi allenatori con passato NBA, oltre che in Europa o in Italia. Altre testate hanno fatto il nome di Pablo Prigioni, ex stella argentina (come Luis Scola) da giocatore e vantante esperienze sulle panchine di Baskonia, Brooklyn Nets e Minnesota Timberwolves, negli ultimi due casi da vice: voci interne al club varesino hanno smentito, anche se non ufficialmente, qualsiasi contatto con lui. Fabio Gandini
  16. Mentre dagli Stati Uniti arrivano conferme sullo sviluppo della trattativa tra Varese e Pablo Prigioni – sull’asse USA-Europa degli allenatori rimbalza la notizia di una possibilità concreta che l’ex compagno di Luis Scola stia lavorando per liberarsi da Minnesota per rispondere alla chiamata dell’ex compagno con Vitoria e l’Argentina – il g.m. Mike Arcieri prosegue la caccia al big tricolore. C’è anche Diego Flaccadori nella lista della spesa stilata dall’Openjobmetis per il suo investimento di spicco sul mercato italiano. Arcieri ha verificato la disponibilità del 27enne play-guardia orobico lo scorso anno a Trento (15,4 punti e 3,7 assist di media) ma vincolato contrattualmente con il Bayern Monaco. PASSATO, PRESENTE E FUTURO L’esterno del 1995 si è evoluto da guardia mancina a regista destrorso nelle ultime stagioni, e il suo fatturato offensivo con la maglia della Dolomiti Energia (settimo marcatore della serie A e secondo italiano dietro l’MVP Amedeo Della Valle) ne evidenzia la crescita dopo l’esperienza tra Bundesliga ed Eurolega a Monaco di Baviera. “Flacks”, giocatore rientrato nel giro dell’Italbasket con le convocazioni di febbraio di Sacchetti, può costruire e finalizzare gioco nella moderna veste della “combo-guard”: ovvio che un giocatore del genere non sarebbe adatto a fare reparto con Marcus Keene, inducendo l’OJM a puntare su un alternativa con caratteristiche differenti rispetto al capocannoniere 2021/22. IL PRECEDENTE E LA CHIAVE EUROPA – Sulle piste di Flaccadori ci sono però diverse squadre, a partire dalla stessa Trento dove è tornato in prestito dopo il reclutamento dalla sua alma mater Blu Orobica nell’estate 2014. Quando la Dolomiti Energia riuscì a strapparlo a Varese in extremis, dopo che Simone Giofrè e Cecco Vescovi lo avevano adocchiato come primo rinforzo dell’era Pozzecco. All’Aquila rimase per tutti e 5 gli anni del suo contratto iniziale: ora Trento lo rivorrebbe, ma difficilmente – visto il tredicesimo posto della stagione 2021/22 - potrà proporgli una vetrina in una coppa europea. Asset imprescindibile per qualsivoglia trattativa da parte di Varese: senza Europa sarà impossibile convincere un big italiano a sposare la causa OJM, entro i prossimi 7-10 giorni si capirà la strategia biancorossa (Wild Card per la BCL o apertura alla FIBA Cup?). LISTA D’ATTESA PER I BIG Ma su “Flacks” aveva preso informazioni anche la Virtus Bologna, prima della virata su Amedeo Della Valle (per il quale però servirà una trattativa laboriosa con Brescia in assenza di clausole “Eurolega escape”...). Vale per Flaccadori ma anche per altri elementi del giro azzurro che l’OJM ha tastato in queste settimane: Varese dovrà armarsi di santa pazienza e lasciar sfogare le superbig e poi le big sul mercato degli italiani. Facendosi trovare pronta su obiettivi mirati, ma con la certezza dell’Europa da mettere sul piatto, nel momento in cui le squadre con più risorse e più appeal avranno fatto le proprie scelte. Giuseppe Sciascia
  17. È nel vivo il casting per il ruolo di capo allenatore della prima Openjobmetis dell'era Luis Scola. Seconda tornata di interviste nel processo di selezione del nuovo head coach biancorosso. Che potrebbe anche non essere del tutto nuovo, visto che tra i finalisti (che sono 3) - o quantomeno tra coloro che sono giunti al secondo colloquio - ci sarà anche Alberto Seravalli. GRUPPO DI PROFILI Il procedimento di scelta è quello utilizzato normalmente nella NBA: si individua un gruppo di profili che ricalcano le richieste della società e si procede con un colloquio valutativo nel quale si fa la conoscenza del candidato. Poi ci sono quelli che declinano e quelli che non piacciono; pertanto da un ampio ventaglio iniziale di papabili, si selezionano i profili da convocare per un colloquio più approfondito. Ossia quanto accaduto nel weekend, con l'ultima tappa che coinvolgerà oggi il 34enne tecnico ferrarese, capo allenatore dell'OJM nelle ultime quattro gare della stagione 2021/22. CONDIZIONE NON NEGOZIABILE Ed anche per questo motivo, l'unico tecnico italiano che ha già dimestichezza col "sistema Moneyball" sperimentato nella parte conclusiva dell'annata terminata l'8 maggio: numeri e statistiche avanzate saranno riferimenti per le scelte di mercato e le strategie di gioco, ed accettare l'approccio scientifico alla base della filosofia di Scola è condizione non negoziabile nella scelta del nuovo coach. Ma il ruolo di capo allenatore è solo una delle posizioni vacanti - dovrebbero essere 4, ma più probabilmente 5 - per completare lo staff tecnico. Seravalli rientrerà comunque nei ranghi di un parco allenatori allargato - si cercano due assistenti specializzati su aspetti tecnici più un responsabile per la parte statistica avanzata - dove un compito fondamentale lo rivestirà il responsabile del player development. Ossia colui che dovrà occuparsi del lavoro individuale per il miglioramento dei singoli, dagli italiani "azzurrabili" Woldetensae e Caruso ai più giovani Virginio e Librizzi (sempre che resti...). Fino ai prospetti italiani e stranieri, tra reclutamenti in divenire ed atleti già compresi nel giro delle Nazionali giovanili, che faranno parte del nuovo settore giovanile congiunto con la Robur et Fides. Da capire se questa figura potrà ricoprire contemporaneamente il ruolo di responsabile dello sviluppo dei giocatori della Serie A e quello di supervisore tecnico del settore giovanile: nel caso in cui non potesse esserci coincidenza della stessa persona per questi due incarichi, ecco che il computo degli allenatori da inserire salirà a quota 6. MANSIONARIO Anche in questo caso ci si rifà comunque agli staff delle squadre NBA che hanno anche 5 o 6 assistenti (compreso il direttore del player development): la gestione tecnica della nuova OJM avrà un "mansionario" all'insegna della condivisione tra i vari membri del parco allenatori. E vista la filosofia americaneggiante, non ci sarebbe da stupirsi se oltre al capo allenatore fossero stranieri anche gli assistenti e gli altri membri dello staff. A meno che Seravalli non risulti ancora il profilo più gradito, perché più affidabile e già noto, tra quelli impegnati nel casting in evoluzione... Giuseppe Sciascia
  18. La notizia del divorzio tra la Federbasket e Meo Sacchetti ha acceso la fantasia dei tifosi OJM: nelle ultime 48 ore è stato un “ribollire” di messaggi - tra Facebook e Twitter - confidando nell’approdo dell’ex c.t. azzurro sulla panchina di Varese. Non è questione di abboccamenti mancati, come è accaduto due volte - doveva arrivare nel 2010, poi vinse l’A2 con Sassari; era tutto fatto nel 2015 prima del Triplete, poi un dirigente OJM preferì un “dirigente forte” che doveva essere, ma non fu, Nicola Alberani - né di «Grazie, no» come accadde tra Natale e Capodanno 2021 vista la missione dell’ex compagno Max Ferraiuolo nella sua casa di Gavirate. Sacchetti dovrebbe ripartire da Torino, l’altra piazza dove è un’icona: la Varese del “General” imposterà la sua filosofia di mercato e di scelte di gioco con criteri ispirati ad un modello NBA totalmente incompatibili con la figura di coach Meo. ALTRA FILOSOFIA L’approccio scientifico che l’OJM vuole portare avanti è basato sulle statistiche avanzate che Luis Scola ha visto all’opera nella sua avventura NBA agli Houston Rockets, all’epoca guidati dietro la scrivania da quel Daryl Morey che ha portato nel mondo del basket le logiche statistiche e matematiche descritte dal film “Moneyball”. Peraltro appena citato ad esempio da Gerry Cardinale, numero 1 del fondo RedBird che ha appena acquistato il Milan, a conferma della passione crescente degli americani per questo tipo di filosofia. Ci sono analytics individuali, che servono come criterio base di selezione sul mercato, ma anche collettivi, impiegati per scegliere le tattiche di gioco, e le combinazioni di assetti e quintetti. GLI INDICI E LE STRATEGIE L’indice “PPP” (Points Per Possession) del singolo e di ogni situazione di gioco, l’efficienza offensiva e difensiva individuale, i quintetti che funzionano di più e di meno. Sono questi gli indicatori più utilizzati, non solo in sede di mercato per determinare quali giocatori seguire e quali scartare (ovviamente in funzione dell’aspetto economico). Ma anche in fase di costruzione del sistema di gioco: triple, pick&roll e ritmo alto, alla base del gioco di Varese da gennaio in poi, sono indicazioni ricavate dal “PPP” che sconsiglia ad esempio l’uso del gioco spalle a canestro perché meno redditizio in termini offensivi. LE RILEVAZIONI E LA SCELTA Il volume dei dati inseriti nell’algoritmo non coinvolge solo le partite ufficiali di campionato, ma anche i 5 contro 5 degli allenamenti: interpolando un maggior numero di indicatori, si arriva con più facilità alle scelte di gioco. Per questo, oltre allo staff tecnico in fase di rimessa a punto, si investirà con ogni probabilità anche su sistemi di rilevazione statistica automatizzata attraverso i quali stabilire le strategie di utilizzo del parco giocatori a disposizione. CAMBI PROGRAMMATI E QUINTETTI ASSORTITI La logica che sta dietro al “sistema Moneyball” è quella di stabilire, in funzione dei numeri, qual’è il quintetto più redditizio da utilizzare nei momenti chiave del match. E di conseguenza stabilire rotazioni che portino a compimento il piano attraverso un sistema di cambi programmati che porti i 5 meglio assortiti sulle indicazioni delle statistiche ad arrivare pronti, evitando la “spremitura” fisico-atletica attraverso l’utilizzo degli altri giocatori del roster, nella fase conclusiva delle partite. Il tutto, ovviamente, falli permettendo, unica variabile non preventivabile tramite le statistiche. E IL COACH? L’approccio scientifico nella gestione del personale tecnico è stato già utilizzato, almeno in parte, nella fase finale della stagione 2021/22 dopo l’allontanamento di Johan Roijakkers e la promozione a head coach di Alberto Seravalli. Ma il modello che privilegia i numeri e tiene relativamente conto del fattore umano non appartiene (almeno per ora) al basket europeo. Per questo chi guiderà l’Openjobmetis 2022/23 in panchina dovrà accettare - e magari anche aver già messo in pratica - questa filosofia americaneggiante. Per questo il casting in atto coinvolge figure del sottobosco NBA e G-League: sposare ed applicare il sistema-Moneyball è il test di ingresso per qualsiasi candidato alla panchina biancorossa. Giuseppe Sciascia
  19. Un approccio scientifico stile NBA per un castingdel nuovo coach che sposi la filosofia di Luis Scola e Michael Arcieri. Tra le mosse da compiere per costruire l’Openjobmetis del futuro, la prima in ordine cronologico tra quelle dell’area tecnica sarà la scelta del nuovo allenatore. Alberto Seravalli resterà con ogni probabilità nei quadri tecnici, ma il club biancorosso sembra intenzionato a cercare un nuovo tecnico con caratteristiche specifiche. E che prima di tutto possa sposare l’approccio di Scola basato sui numeri. Dalle statistiche avanzate dei singoli e della squadra - i cosiddetti analytics -, basilari per lo screening del mercato e per le tattiche di gioco, alla rilevazione statistica di ogni attività cestistica settimanale, allenamenti compresi, che attraverso gli algoritmi generano informazioni chiave da sottoporre allo staff tecnico nelle scelte di assetti e quintetti. ESTRAZIONE AMERICANA La storia della stagione 2021/22 ha dimostrato chiaramente che la filosofia di Scola funziona quando attorno a sé ha persone che la condividono: ereditato Vertemati che era figlio di un’altra area tecnica, la svolta generata da Roijakkers è arrivata quando il “General” e Arcieri hanno individuato un tecnico adatto al loro modo di concepire il basket. Perciò sembra assai probabile che l’allenatore chiamato da Scola per l’anno I del suo progetto abbia un’estrazione culturale americana, più adatta a tale tipo di mentalità. Potrebbe un allenatore come Meo Sacchetti - il cui contratto con la Fortitudo Bologna scadrà il 30 giugno - adattarsi a una filosofia del genere? Oggettivamente improbabile, così come per il c.t. dell’Italbasket anche per i tanti free agent d’esperienza disponibili sul mercato italiano, da Pino Sacripanti a Luca Dalmonte passando per Max Menetti (che tecnicamente è ancora sotto contratto con Treviso). C’è un italiano che potrebbe far parte dell’eventuale casting? Solo perché lavora negli Stati Uniti: si tratta di Riccardo Fois, membro dell’attuale staff tecnico dell’Italbasket. Il 35enne ex compagno di Gigi Datome nelle giovanili di Olbia sembra però intenzionato a perseguire una carriera a stelle e strisce, e parrebbe improbabile che possa lasciare un promettente percorso (prima a Phoenix e ora da associated coach - qualcosa più che assistente allenatore - ad Arizona) per sposare l’eventuale causa dell’OJM. IL MERCATO DEGLI STRANIERI E allora si guarda al mercato degli stranieri con trascorsi negli Usa: tale era Roijakkers, anche se molto più europeo che americano, pur con le referenze vincenti sull’asse Finch-Rosas delle conoscenze dirette di Scola. Che lo scorso anno, prima di partire per il raduno pre-Olimpiadi di Tokyo, aveva caldeggiato - nel momento del ballottaggio tra Vertemati e Sacchetti - il nome di Tom Bialaszewski, tecnico americano dal 2019 al 2021 assistente di Ettore Messina col quale aveva lavorato nella sua stagione all’Olimpia. Oggi l’ex vice dei Lakers è ancora libero: non è detto che sia il nome giusto, ma la ricerca sarà con ogni probabilità su quel tipo di profilo. Giuseppe Sciascia
  20. Sarà Tomas Woldetensae il sostituto di Alessandro Gentile nelle rotazioni dell’Openjobmetis. Accordo raggiunto tra il club biancorosso e il 23enne tiratore nativo di San Lazzaro di Savena: la società del presidente Vittorelli ha prelevato la guardia-ala del 1998 dalla Lux Chieti, club di serie A2 dove stava viaggiando a 8,5 punti e 3,4 rimbalzi di media. Un investimento per l’oggi su un tiratore che ha chiuso col 38% dall’arco la sua carriera NCAA (primi due anni ad Indian Hills, poi a Virginia University). Ma soprattutto un investimento per il domani, con un contratto triennale (scadenza 30 giugno 2024) dopo averlo prelevato mediante buyout dal club dove aveva iniziato la sua carriera professionistica. Dopo il tentativo senza esito di qualche settimana fa con Riccardo Visconti, l’OJM ha puntato su un giocatore futuribile come la guardia-ala emiliana, che entrerà nelle rotazioni delle ali facendo concorrenza anche a Justin Reyes. Woldetensae, guardia-ala con origini eritree ma nato e cresciuto a Bologna, ha iniziato l’attività nelle giovanili di San Lazzaro di Savena; nel 2017 ha lasciato l’Italia per completare il suo percorso di crescita tecnica nelle università americane. Nel giugno 2021 era stato convocato da Meo Sacchetti, insieme al suo nuovo compagno Guglielmo Caruso, per la fase iniziale del raduno dell’Italbasket dal 5 al 13 giugno a Pinzolo. La guardia-ala di classe 1998 dovrebbe arrivare in città domani, venerdì 11 febbraio, mettendosi a disposizione del coach Johan Roijakkers. Giuseppe Sciascia
  21. Varese e Alessandro Gentile hanno trovato l’accordo per chiudere il rapporto. Soluzione di compromesso tra il club biancorosso e l’esterno casertano: dopo il nulla di fatto nella trattativa con Riccardo Visconti che avrebbe garantito una contropartita tecnica all’OJM per la partenza del suo capocannoniere, le parti hanno trovato una soluzione di mutua soddisfazione per la separazione consensuale. Il giocatore del 1992 potrà dunque firmare per Brindisi, che lo aveva chiesto già tra Natale e Capodanno – quando ancora l’ex capitano dell’Olimpia era considerato incedibile dal club biancorosso – e attendeva gli sviluppi della situazione con Varese sin da quando coach Johan Roijakkers lo aveva allontanato dall’allenamento di lunedì 24 gennaio, mettendolo di fatto fuori squadra. Gentile potrà firmare già oggi, giovedì 27 gennaio, il nuovo contratto con l’Happy Casa, che potrà tesserarlo in tempo per la partita di domenica 30 gennaio contro Sassari (dove sfiderà il fratello maggiore Stefano). L’OJM affronterà la trasferta di Trento in programma domani, venerdì 28 gennaio, col debuttante Justin Reyes al posto di Gentile, ma sta lavorando per chiudere in tempi rapidi almeno un rinforzo – una pista aperta è quella con il lungo Elijah Childs, attualmente in forza a Trapani in A2 – pur con i vincoli inderogabili dei passaporti (uno straniero senza visto e un italiano) per le due pedine che ancora mancano all’appello. Giuseppe Sciascia
  22. Alessandro Gentile a Brindisi, Riccardo Visconti a Varese: è questo lo scenario a cui si sta lavorando dopo la rottura tra l’ala casertana e la Openjobmetis, con conseguente – forte – interessamento da parte della Happy Casa per l’ormai ex numero 5 biancorosso. In Salento la presenza di Gentile – che piace soprattutto al presidente Marino – andrebbe a togliere spazio a uno degli altri italiani allenati dall’ex coach varesino Frank Vitucci e l’esubero potrebbe essere proprio il giovane torinese Visconti (gli altri sono Gaspardo e Udom, entrambi più orientati alla posizione di ala forte). Che può diventare così una contropartita utile a Varese, magari non per produzione (circa 6 punti di media in 15′ di impiego) ma per avere un giocatore italiano in grado di entrare nelle rotazioni di Roijakkers. La guardia-ala di classe 1998 (1,96 di altezza), fratello minore di Alessandra ben conosciuta a Varese per la militanza nella squadra femminile cittadina, è cresciuto nel vivaio della Reyer e si è fatto le ossa in A2 tra Verona e Mantova prima di approdare a Brindisi lo scorso anno. La trattativa per un trasferimento nella Città Giardino è avviata e – addirittura – pare si sia ulteriormente sbloccata in serata: difficile dire quali siano le condizioni ma la Openjobmetis sembrava interessata a un accordo con un orizzonte superiore a quello della stagione in corso, visto che Visconti è reputato giocatore di buon talento anche in prospettiva. Della questione avrebbero parlato direttamente Marino e Scola e non si esclude che nella giornata di mercoledì si possa arrivare a una conclusione positiva. Visconti andrebbe a rimpolpare il reparto esterni, già piuttosto ricco (Keene, De Nicolao, Beane, il giovane Librizzi e volendo anche Reyes) ma, appunto, potrebbe garantire alcuni minuti utili al cambio di ritmo e a fare rifiatare i titolari, sperando che possa crescere individualmente dal punto di vista difensivo. Resta aperta la questione pivot, di primaria importanza ma di più difficile soluzione. Damiano Franzetti
  23. La panchina dell’Openjobmetis si colora di arancione. Sarà l’olandese Johan Roijakkers il sostituto di Adriano Vertemati alla guida tecnica della Pallacanestro Varese. Il 41enne coach di nazionalità “orange”, veterano del campionato tedesco con 9 stagioni in Bundesliga tra Goettingen e Bamberg, dovrebbe firmare nelle prossime ore il contratto che lo legherà al club biancorosso. IL LINK CON SCOLA Dal casting nazionale ed internazionale realizzato dall’a.d. Luis Scola è spuntato il nome di un allenatore straniero senza esperienza italiana ma con trascorsi NBA: il link tra Scola e Roijakkers risale ai tempi di Houston, quando il “General” era la stella dei Rockets, e il coach olandese aveva seguito il suo mentore Chris Finch (attuale capo allenatore NBA a Minnesota) come assistente della squadra satellite dei Rio Grande Valley Vipers (due anni da vice dal 2009 al 2011 in Texas). IL RITORNO IN EUROPA Poi Roijakkers è tornato in Europa e dopo l’esordio in Slovacchia al Previedza si è fatto un nome in Germania, portando in massima serie il Goettingen e conquistando la salvezza per 5 anni di fila. Nel 2020 la chiamata del Bamberg, dove lo scorso anno ha allenato l’azzurro Michele Vitali; nell’annata in corso l’avvio non è stato dei migliori con l’esonero a fine novembre. TRATTATIVA LAMPO Ora la chiamata di Varese, con una trattativa-lampo decollata nella serata di ieri, martedì 11 gennaio: dopo qualche schermaglia sulla durata del contratto (offerta 6 mesi, richiesta un anno e mezzo, punto di caduta con clausole varie) le parti avrebbero trovato l’intesa. A questo punto la firma parrebbe una formalità: sarà Roijakkers, tecnico che ama dare libertà in attacco ma predica una difesa aggressiva ed usa metodi “alla Caja”, a cercare di dare la scossa ad una Openjobmetis sola all’ultimo posto della classifica. Giuseppe Sciascia
  24. Sarà con ogni probabilità Jackie Carmichael il sostituto di John Egbunu nel ruolo di pivot titolare dell’Openjobmetis. SCOLA IN AZIONE Il 31enne centro di 206 centimetri per 108 chili è il profilo spuntato dal casting virtuale delle ultime 48 ore effettuato dall’a.d. biancorosso Luis Scola, che ha agito in prima persona per la scelta del nuovo centro. In attesa di capire chi sarà ad allenarlo, Varese sarebbe molto vicina alla scelta del primo dei due rinforzi necessari in chiave salvezza. Il lungo statunitense di classe 1990 è un veterano di lungo corso delle leghe europee, con un ampio bagaglio di esperienza tra Spagna, Francia, Turchia, Russia e Lega Adriatica nel corso di una carriera da professionista iniziata nel 2013. IL PRIMATO Recordman di stoppate ad Illinois State University, Carmichael ha girato mezza Europa con l’ultima tappa nelle file del Cedevita-Olimpia Lubiana, il club da cui Varese aveva prelevato Marcus Keene a novembre. Il lungo del 1990 è dunque già stato compagno del precedente correttivo operato dall’OJM: in 9 gare dell’ABA Liga disputate con la maglia del club sloveno aveva totalizzato 4,8 punti e 4,6 rimbalzi di media. ACCORDO VICINISSIMO L’accordo sarebbe questione di ore, una volta finalizzato il club biancorosso darà il via alle procedure per il rilascio del visto, spendendo così l’ultimo slot disponibile per il tesseramento di un giocatore extracomunitario. Giuseppe Sciascia
  25. Da tre giorni Siim-Sander Vene è nuovamente, per la terza volta, un giocatore della Pallacanestro Varese. Un ritorno gradito nell’ambiente Openjobmetis, che riabbraccia un giocatore affidabile e intelligente, in un momento delicato della stagione. La squadra biancorossa è in piena fase di ristrutturazione e, dopo le partenze di John Ebgunu, Jalen Jones e Trey Kell, il primo tassello inserito per dare un nuovo volto alla compagine di Adriano Vertemati è stato proprio Siim-Sander, che nelle due precedenti esperienze all’ombra del Sacro Monte ha spesso riscosso buone “recensioni”. A presentare Vene nel corso della conferenza stampa è stato il team manager Max Ferraiuolo, che ha spiegato la decisione societaria di puntare su di lui: «Siim è uno che più negli ultimi anni ha segnato aspetti positivi nella nostra squadra. Non ha bisogno di presentazioni, lo stimiamo per le sue qualità tecniche e umane, un po’ come gli altri estoni nella storia di Varese come Kangur e Talts, garanzie assolute in campo e fuori. Proprio per questo, quando abbiamo capito che Jones voleva uscire dal contratto, ci siamo informati su Siim e senza esitazioni lo abbiamo firmato. È fermo da un mese e mezzo, ha giocato in Francia fino a novembre, ma le sue doti mentali sopperiranno a quelle fisiche. Esordirà domenica a Bologna anche se non potrà allenarsi con la squadra». Le prime parole di Vene strizzano l’occhio alle cose buone fatte in passato: «Sono contento di essere tornato. So che il team è cambiato ma molte cose sono le stesse. La situazione è complicata però anche la prima volta che sono venuto a Varese la squadra era in una posizione simile e ce la siamo cavata bene. Cercheremo di fare come allora: cambiare la rotta. Il periodo di inattività non sarà un problema: sono motivato e sicuro di dare qualcosa alla squadra. Questo è il nostro lavoro e siamo pronto per combattere». Grazie alle sua intelligenza in campo e la capacità di adattarsi sul parquet, è possibile che – in attesa del lungo che sostituirà Egbunu – a Vene venga chiesto di giocare qualche minuto da centro. «Abbiamo parlato del mio ruolo – spiega l’estone – e credo non cambi di molto rispetto al solito: fare da collante tra esterni e pitturato. È una situazione dura, so che Sorokas ha già giocato qualche minuto da centro e anche io posso adattarmi in caso di bisogno. Nel corso di una stagione può succedere e bisogna sapersi mettere a disposizione». Nello spogliatoio Vene ritroverà un amico come Paulius Sorokas, che non permetterà all’estone di vestire la maglia numero 9. «Il numero – spiega Siim-Sander con un sorriso – mi è stata portata via da un buon amico e il numero di maglia non è un grande problema ora (Vene vestirà il numero 11, ndr). Con lui ho parlato della situazione ma sapevo già di dove sarei arrivato. Ho visto anche alcune partite di Varese, anche se sono andate male. Non posso dire altro che: siamo pronti». Francesco Mazzoleni
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