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Equazioni, eredità con beneficio d'inventario, spifferi poetici: siamo ai saluti


Nicolò Cavalli
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Dalla agrodolce annata della Openjobmetis, vissuta a lungo sull'emotività della vicinanza al baratro (dove persino le società blasonate possono scivolare, come insegna l'amaro epilogo della Virtus Bologna) e poi della prossimità di obiettivi altisonanti sfuggiti per dettagli, la società di Piazza Montegrappa porta con sé un miscuglio di dubbi e certezze.

Tre mesi senza basket giocato - che diventano cinque, o quasi, se si parla di incontri ufficiali - hanno la sembianza di un'equazione piena di incognite. Se tra Varese-Caserta e Chalon-Varese, zenit e nadir dell'orizzonte astonomico biancorosso, l'impressione è che fosse passato un anno luce, figuratevi cosa può succedere nelle lunghe estati di mercato, di agenti con il telefonino rovente, di sparate via stampa che alzano le quotazioni, di amabili chiacchere da bar (ancor meglio sul forum di varesefansbasket, dove la competenza, l'acume, la passione hanno saputo sgorgare, in questa strana cavalcata, in una meravigliosa cascata).

Il punto centrale della pianificazione 2016-2017 risiede nella capacità di preservare l'eredità tecnico-tattica emersa da marzo in poi, calibrando le scelte giuste nel dogma del congruo rapporto tra costi e benefici. Per dirla in termini successori, ci auguriamo che si tratti di un'eredità accolta con beneficio d'inventario. Che poi il curatore sia Stefano Coppa o altra figura del consorzio importa relativamente, purché l'organigramma sappia fin da subito su quali corde azionare la musica: coach (Moretti non fare scherzi!), budget, prospettive, eventuali impegni nelle competizioni continentali.
 
Domani i Giardini Estensi, nella loro versione primaverile, saranno il locus amoenus deputato a raccogliere, nell'ultimo abbraccio caloroso, tifosi, staff e giocatori. Il saluto in Piazza agli indimenticabili, tre estati fa, rappresentò l'inizio di un concatenarsi di scelte affrettate, equivoci, eredità mal soppesate.
Per una tifoseria avvezza a tormentoni e deja vù appaiono quindi comprensibili certe impressioni che i saluti di domani abbiano il sapore di un addio piuttosto che di un arrivederci.
La permanenza dei tre italiani, legati contrattualmente, non dovrebbe nascondere indigeste sorprese - anche se non sono mancati gli attestati di stima, da lidi più ricchi, verso Campani - mentre la riconferma di Wright, graditissima sotto tutti i piani, passerà lungo i binari della trattiva economica. Pure Kangur – e Kuksiks, in misura più tenue – paiono tasselli complementari ma non imprescindibili, mentre per Wayns e Davies la ridda dei punti interrogativi dovrebbe condurre a valutazioni approfondite.
 
Il sabato del villaggio, capace di unire idealmente la nostra città (una nota scaramantica: basta cartelloni stradali luminosi che incitano la squadra, hanno portato sfiga contro Siena e contro Francoforte) e le sorti di Chalon, con la sua dolce attesa, resta il punto cestistico più alto vissuto dal 2014 ad oggi.
Ora è il momento di non sperperare sogni, versi, rime costruite grazie al sudore lasciato sul parquet. Lo chiedono migliaia di tifosi, lo meritano sponsor e consorziati, lo esige la Storia della Pallacanestro Varese: alziamo gli occhi speranzosi verso la luna a spicchi, scomodando di nuovo Leopardi. Altro dirti non vo', ma la tua festa, ch'anco tardi a venir, non ti sia grave.

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